Pubblicato in: Diario, ricordo

GIORNO +148: PER UN PUGNO DI NINNE

Capisci di essere diventato grande quando ti addormenti sul divano e ti svegli sul divano” (web)

Questa frase racchiude tutto il mondo genitoriale in un unico grande evento che è quello delle ninne.

Per far addormentare mia figlia ho sperimentato diversi metodi:passeggiare per casa, metterla in macchina e fare il giro del palazzo, sul divano con il phone acceso, darle da mangiare da sdraiata, con il ciuccio….

Ma fin ora nessuno di questi ha dato continuità.

O meglio, hanno funzionato tutti.

Un paio di volte.

Poi basta.

Quindi ogni volta bisogna inventarsi qualcosa di nuovo.

Quando finalmente si è addormentata, ci sono quei primi minuti in cui il sonno è ancora troppo leggero e ogni minimo rumore può far ripartire la giostra.

In quei minuti io e la mia signora come moderni ninja ci aggiriamo per casa senza neanche toccare il pavimento.

Calati dall’alto con le corde tipo Mission Impossible, ci lanciamo i piatti per apparecchiare senza farli tintinnare tra loro.

Stappiamo il vino bucando direttamente la bottiglia, altrimenti il tappo fa rumore.

Le sedie hanno i feltrini sotto le zampe, anche i bicchieri e le posate ce li hanno.

Poi accade l’imprevisto.

Generalmente è il campanello suonato da un venditore di qualcosa.

Oppure il cifotono con il postino (che per sua natura suona sempre due volte).

E lei si muove.

Un attimo di panico e immobilità generale.

Tutto si ferma.

Il cuore.

Il giornalista alla tv.

L’acqua che scende dal rubinetto.

Lei si gira su se stessa.

Apre gli occhi ma non guarda.

Il sangue si gela nelle vene.

Poi li richiude.

E tutto torna alla normalità.

E così va avanti per tutti i giorni, una lotta per fare qualcosa che invece noi genitori vorremmo disperatamente riuscire a fare.

Non dormo ininterrottamente per più di 6 ore da 5 mesi!

Eppure quando si addormenta, dopo una serie infinita di parolacce, la guardi sorridere nel sonno e capisci che se ti addormenti ti perdi questo spettacolo e allora resti li incantato, a guardarla, con quel respiro calmo, quella bocca semi aperta.

E pensi che stai facendo tutto bene, che lei cresce bene, che è felice, e che anche tu lo sei.

Magari con poco sonno.

Ma sei felice.

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GIORNO +91: ALL NIGHT LONG

ALL NIGHT LONG

(Morire, dormire, sognare forse… – W. Shakespeare)

La poppata delle 3.00 è un problema.

Perchè arriva nell’esatto momento in cui tu sei in piena fase rem e tutto vorresti meno che alzarti, contare quanti cucchiaini di latte in polvere usare, scaldare l’acqua metterla nel biberon, agitare il tutto e darle da mangiare.

In più quello che sistematicamente accade è che lei si addormenta dopo il pasto, tu resti sveglio perchè ormai il cervello si è attivato.

E quando finalmente Morfeo richiama il tuo corpo a se, sono già passate tre ore e devi di nuovo ricominciare da capo con il latte.

Ma c’è una notte, una in particolare, in cui tutto cambia.

Ed è la notte in cui salta la poppata delle 3.00.

Il bioritmo di un uomo si tara facilmente su degli orari prestabiliti, quindi alle 3.00 ero già in allerta nel sentire i classici rumori del risveglio.

Niente.

3.30.

Niente.

Mi alzo per andare a controllare.

Il primo pensiero, quello più ovvio, è che si sia soffocata con qualcosa.

Invece la vedo beata che dorme, russa anche un pochino.

Ah, si è mossa. Ecco, lo sapevo, vado a preparare il latte.

Esco, torno in camera convinto di trovarmi due occhi sbarrati e le lacrime pronte a scendere.

Niente.

4.05.

Sveglio la mia signora, e insieme ci ritroviamo davanti al lettino, con in mano il latte ormai freddo e lei che dorme beata con le braccia alzate.

5.01.

Niente.

“Chiama il pediatra, ha fatto il giuramento di Ippocrate, deve rispondere a qualunque orario.”

“Ma perchè? Dorme.”

“Eh, ma non ha fatto la poppata delle 3.00”

“Va bene, ma sta dormendo, non mi sembra denutrita”

“Svegliamola”

E mentre mia moglie tenta di bloccarmi perchè voglio destare mia figlia, ecco che lei apre gli occhi dolcemente, ci guarda e ci sorride beata.

Ore 6.25.

Il sorriso dura circa mezzo secondo. Poi il pianto da fame cancella una notte insonne.

Questa volta però non è colpa sua, siamo noi che non ci abituiamo ai cambiamenti, anche se sono cambiamenti positivi.

Ah, per la cronaca, il giorno dopo ha rifatto la poppata delle 3.00.

Pubblicato in: Alimentazione, Consigli, Diario, Primo Trimestre

GIORNO +30: IT’S A WAR, BABY!

Tralasciate le convenzioni tipo: “un figlio ti cambia la vita” – “ti innamori appena lo vedi” – “e’ una cosa meravigliosa”, c’è un’unica frase che unisce tutti i neopadri: “E’ una guerra”.

Come in tutte le guerre, impari subito a riconoscere gli alleati da quelli che non sono ancora stati toccati dalla battaglia.

Torni a casa e tutto ti sembra diverso.

Non è il mondo come lo conoscevi, non c’è nulla che ti ricorda la tua casa del passato.

Riconosci subito una casa abitata da un neonato perchè ha:

  • ovunque fogli scottex per asciugare, pulire e poggiare gli oggetti
  • un pentolino con dell’acqua sui fornelli per sterilizzare
  • diversi set di biberon su vari mobiletti
  • il tavolo del salone adibito a fasciatoio
  • carrozzina, ovetto, passeggino messi in un angolo

Un neo padre lo riconosci subito.

Ha le occhiaie marcate, non da feste notturne ma dalla poppata delle 3.

Ha l’inconfondibile odore di bambino, un misto tra caccasanta e latte.

E’ vestito uguale all’ultima volta che l’hai incontrato.

Ma soprattutto quando ti vede, ti riconosce e ti fa un impercettibile gesto di intesa, che solo noi neopadri possiamo capire.

E’ una guerra, e siamo tutti dalla stessa parte.

Il vantaggio è che se un neopadre incontra una neomamma, questa sarà la sua consigliera per tutto. Dovevo comprare un ciuccio e non sapevo la dimensione esatta.

Ho chiesto ad una farmacista da poco mamma, per poco non regalava metà dei prodotti del banco ed era disposta a fare da baby sitter a mia figlia.

Un amico (già padre) mi ha detto: “Come va? Di che va male, mi raccomando!”

“Perchè?” – ho risposto io

“Perchè se dici che va bene, ti tiri dietro tutte le sfighe di quelli che hanno i figli che piangono sempre!”

Ed è vero.

Quando all’inizio mi dicevano: Eh, non dormi la notte, vero?

Io rispondevo: In realtà si fa anche 4/5 ore di fila

La risposta nei loro visi era un misto di delusione, invidia e odio puro.

Ora dico sempre: “lascia stare, non chiudo occhi da un mese!”

Questo rasserena gli animi e fa vivere in serenità la famiglia.

Ma soprattutto riconosci i neopadri da i nonpadri (o dai padri che hanno figli molto grandi) dalla reazione di quando vedono tua figlia dormire.

I nonpadri allungano le mani, la toccano e cercano di svegliarla per vedere cosa fa.

I neopadri ti stringono la mano, sgozzano un capretto in onore di una divinità pagana e se ne vanno in silenzio senza svegliarla.

Perchè quando un bimbo dorme è tutto merito suo.

Quando si sveglia è solo colpa tua.

Come si dice in tutte le guerre, bisogna solo pensare che stiamo lottando per la pace, per un futuro migliore, in cui lei sarà grande e vorrà dormire e voi la sveglierete di notte solo per il gusto della vendetta…