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Super Eroe

Ho fatto un sogno.
Ho sognato Selina più grande, che mi sveglia nella notte, spaventata perché dice che c’è un mostro nell’armadio della sua cameretta.
E io da buon improvvisatore accetto la proposta e dico: si amore, andiamo a sconfiggerlo.
E ci mettiamo gli scolapasta in testa, e con il mattarello in mano ristabiliamo la pace nella stanza.
Lei dorme felice e io resto ancora un po’ il suo super eroe.

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Lettera aperta

Un uomo che non conosco mi ha scritto questa mail.

“Ciao Patrizio, voglio complimentarmi con te per cio che hai pubblicato riguardo ai papà. Io sono un neo papà, ho una figlia di 9 mesi che purtroppo vedo 6 ore alla settimana. La mia ex non mi ha piu voluto vicino a lei, ma questo non è un problema.mi hanno dato molto coraggio le tue parole, anche se non ti nascondo che sono pieno di paure, la più grande è che mia figlia un domani non mi riconosca più come suo papà perché la mamma ha un’altro uomo in casa.ho 37 anni e sto vivendo momento che non auguro a nessuno di vivere.grazie ancora per cio che hai scritto.”
Dopo il primo momento di euforia personale per i complimenti ricevuti, mi sono fermato a pensare.

Ho pensato che Selina ora ha 11 mesi.

Ho pensato che Selina ogni giorno impara una cosa nuova.

E ho pensato che perdermi una cosa nuova al giorno sarebbe come ricevere una pugnalata.

6 ore alla settimana sono 162 ore perse a settimana di una creatura che cresce a vista d’occhio, che scopre il mondo attimo per attimo e che vive attraverso di te.

Non entro nel merito di questa coppia, non la conosco e non so le dinamiche.

Ma i figli non possono diventare merce di scambio o di ricatto, non si può mettere la vita a ore come il parcheggio.

Sarebbe come prendere l’anima di una persona e richiuderla in un angolo, per farla uscire a vedere la luce solo 6 ore a settimana.

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Al parco con #selina

Al parco con Selina.
Incontriamo un altro papà con un’altra bambina.
– che bella. Come ti chiami?
– Selina. E lei?
– Alice.
– Quanto ha?
– 11 mesi. E lei?
– noi quasi un anno.
– ah.
– e dorme?
– ogni tanto. Alcune volte si sveglia un paio di volte e ti spezza il sonno.
– ah no, Alice ha dormito da subito tutta la notte.
– brava. Lei da quando ha iniziato mettere i dentini la notte si agita.
– ah no, Alice ha messo subito tutti i dentini senza un lamento.
– tutti?
– si, si. Tutti.
– ah. Selina ha iniziato da poco a giocare con le costruzioni.
– ah no, Alice ha fatto una app da sola per tradurre i suoi pianti in parole.
– Perché non parla ancora?
– Dice qualche parola.
– ah no. Selina parla già due lingue. Mi scusi ma ora vado perché sono un pó stanco. Per fortuna guida lei.
– perché ha la patente?
– già da un anno e mezzo. Buona giornata.

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GIORNO + 268: I RITUALINI

La vita di un neonato è sostanzialmente monotona.

Si sveglia, colazione, gioca, cacca, pranzo, ninna, gioca, cacca, bagnetto, cena, ninne e si ricomincia  (il numero della cacca può variare, il resto più o meno è così).

Per dargli una routine c’è bisogno però di inserire dei rituali, qualcosa che sia facilmente riconoscibile dal bambino e che gli/le faccia capire a che punto della giornata ci troviamo.

Io ne ho tre che adoro, quello delle ninne, quello della pappa e quello del risveglio.

  • Rituale delle ninne.

Da quando abbiamo introdotto il rituale, Selina è diventata svizzera.

Alla stessa ora (verso le 20.30), inizia a sbadigliare e vuole andare a dormire.

Che da una parte è un bene perchè regolarizza il sonno e i ritmi, dall’altra ovunque stai sai che a quell’ora inizierà a piangere per il sonno.

Allora abbassiamo le luci in soggiorno.

Andiamo in camera.

Mettiamo la musica.

E stiamo tutti e tre sul lettone.

È il nostro momento, quello che aspetti per tutto il giorno, più che un rituale per farla addormentare è un rituale per ritrovarci insieme.

Quando non riusciamo a farlo o io o la mia signora per motivi di lavoro si sente qualcosa che manca, un pezzo della giornata che non è andata come doveva.

Mettiamo l’olio per i bimbi sulle gambe, facciamo un massaggino alla schiena, cambiamo il pannolino e mettiamo il pigiama.

Sembrano cose banali.

Ma sono LE nostre cose banali.

E quando finalmente si addormenta con il ciuccio in bocca, la guardiamo ancora un po’, con quel musetto da mordere e quella pace che solo alla sua età si può avere.

La mettiamo sul lettino ed è come se finisse completamente la giornata.

  • Rituale della pappa.

Verso le 12.30 e verso le 18.30 Selina fa la pappa.

Fortunatamente la stiamo abituando a mangiare di tutto.

Mangia cose che io ho scoperto tipo a 30 anni, la farina di tapioca, i biscotti di farro, le lenticchie rosse….

E mangia tutto di gusto.

Capiamo che è ora non tanto dall’orologio quanto dal lamento della piccola.

Svizzera!

Seggiolone, bavaglino, tovagliolo, acqua e pappa.

Il problema è che si annoia facilmente di tutto, anche di mangiare, quindi i primi bocconi vanno alla grande, poi ha bisogno dell’intrattenimento.

Quindi inizia lo show del babbo che prova di tutto: dalla padella in testa, al tenere in equilibrio i giocattoli sul naso, al fare una soap opera con i peluches.

Fino ad ora sono uscite delle storie meravigliose, un giorno le raccoglierò e ne farò una serie tv.

  • Rituale del risveglio.

Verso le 6.30 Selina inizia a lamentarsi o come diciamo noi tecnicamente: gnagna.

Fa quel verso di “gna…gna..” tipico del pre pianto.

Generalmente la mia signora è già in piedi, quindi io sono solo nel letto e sgattaiolo nell’ombra andando a prendere il tesoro nascosto.

Mi affaccio oltre il lettino e vedo che mi sorride da dietro il ciuccio.

Ormai lo sa cosa sta per succedere.

La prendo e la metto nel lettone con me, e lei si spalma come il Philadelphia sul pane, rotolandosi nel lettone e praticamente buttandomi fuori dal materasso.

Ci riaddormentiamo così per almeno un paio di ore, finchè la fame non ci sveglia e andiamo a fare colazione.

Certo, molti di voi mi potranno dire: ma così prende il vizio. Poi te la ritrovi sempre nel letto con te.

È vero.

C’è questo rischio.

Ed è ne momento in cui penso a questo rischio che mi immagino vecchio nel letto e lei che si butta a 4 di spade accanto a me e ancora vuole giocare con me.

Ci sarà tempo per i vizi, ma questo mi sembra semplicemente un meraviglioso regalo.

Il tempo passa troppo in fretta per perdersi in regole e paure, passerà anche il tempo dei ritualini, ne arriveranno di nuovi, ma per adesso mi godo il respiro di mia figlia buttata sopra di me, mentre mi comprime il fegato.

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GIORNO +248: NON PERCHE’ E’ MIA FIGLIA

Caro Neo Padre, diciamocelo in confidenza: la storia di innamorarsi al primo sguardo è una bugia colossale.

Sicuramente siamo emozionati, la guardiamo con occhi particolari.

Ma da lì ad esserne innamorati è lunga la strada.

Poi vedi la tua signora che la stringe, le dà il latte, si capiscono.

E tu sei li che tenti di muoverti tra un pannolino e un pianto notturno.

Un giorno, però, caro neo padre, ti troverai lontano da casa, magari per lavoro, magari semplicemente in palestra.

Aprirai il cellulare per fare una chiamata.

E vedrai sullo sfondo una foto di tua/o figlia/o (perchè fidati, quando ne avrai una bella la metterai subito come sfondo del cellulare).

La guarderai, sorriderai in mezzo a tutti, ed in quel momento, capirai di essere fregato.

Per sempre.

Passerà qualcuno vicino a te, mentre guardi sognante lo schermo del cellulare e ti dirà:

“Posso vederla? Oddio ma è bellissimo/a.”

E niente.

Sei perso.

Per sempre.

E se proprio vuoi la prova del nove dell’essere fregato, di essere diventato a tutti gli effetti un padre innamorato, aspetta di dire queste frasi:

1 – “Non perchè è mia figlia”

E’ come se ci scusassimo in anticipo perchè stiamo per fare un complimento a nostro figlio/a.

E quasi sempre veniamo smentiti nell’attimo stesso in cui la diciamo.

Non perchè è mia figlia, ma è buonissima e dorme sempre

Quando un neonato sente questa frase, fa scattare la classica psicologia contraria dei bambini; la

percepisce esattamente all’opposto e si comporta di conseguenza.

Urla, si contorce e non dorme.

Questa frase può essere applicata tranquillamente a tutti i parenti nell’arco delle ultime tre

generazioni: non perchè è mia nipote/cugina/parente

2 –  “Non capisco, di solito è…”

Ed è la naturale conseguenza della prima, quando appunto il bambino non fa quel che il genitore racconta.

I bambini hanno una particolare predisposizione nel fare con gli altri esattamente il contrario di quel che fanno normalmente a casa. E se ci fate caso capita sempre con quelle due, tre persone che non sapranno mai com’è realmente il pargolo ma ne parleranno sempre male.

“Ma ch,i quella? Dicono che è buona. Ma io l’ho sempre vista piangere, poverini.”

3 – “Ma vedrai quando…”

Questa frase la dicono tutti i padri più anziani agli altri padri.

Ogni fase della crescita fa scattare dei gradi di anzianità ai padri che possono finalmente dire: ma vedrai quando farà….

Se è appena nata, vedrai quando quando starà più sveglia.

Se ha qualche mese, vedrai quando gattona.

Se gattona, vedrai quando cammina…

Il mio problema è che sono l’ultimo tra gli amici ad avere una figlia, gli altri o sono più anziani o non hanno figli, quindi non so a chi posso dire questa frase, me la tengo stretta e al primo che trovo la farò detonare come una bomba.

4 – “Come quando Peppa pig…”

Lo hai detto?

Hai veramente detto questa frase?

Sì.

E il problema è che credi in quello che stai per dire, contornando il concetto con dei test scientifici o delle analisi approfondite.

Solo per non ammettere che in realtà tua figlia gioca a mettersi in bocca tutta casa, mentre tu ti diverti a guardare Masha e Orso.

E allora, quando ti diranno: “ma è tua figlia? E com’è? E’ buona?”

Se veramente sei un padre innamorato, di semplicemente la verità: “è una bimba di 9 mesi, piange e ride come ogni bambino di 9 mesi, ed è stupenda.”

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GIORNO +191: VIVA LA PAPPA

Una tappa importante nella crescita di un neonato é sicuramente il passaggio dal latte alla pappa.

Ma non tanto per la l’evoluzione del bimbo, quanto per il genitore che si trova ad affrontare Conan il barbaro che bandisce un cucchiaio di plastica, mentrenoi abbiamo solo un misero pezzetto di bavaglino come copertura.

Nel favoloso mondo dello svezzamento, ognuno dice la sua, sostenendo le proprie tesi quasi come una setta religiosa.

La pappa sì ma con le farine di riso

Il latte non toglierlo prima dell’anno

Non dargli il pomodoro, dagli la carne, solo alcuni tipi di pesce, fallo in casa, compra l’omogenizzatore….

Il primo pensiero è stato di dare 20 euro a mia figlia e farle mangiare quel che voleva.

Il secondo è andato al nonno della mia signora che le dava le olive e il barbera.

Alla fine ho deciso di seguire il pediatra e di vedere passo passo le reazioni della piccola.

La mia signora prepara la pappa per Selina:

  • due cucchiai di farina bio Senatore Cappelli
  • un cucchiaio di olio extravergine della sabina
  • parmigiano stagionato 36 mesi
  • carne di pollo di natura biologica
  • verdure per il brodo fatto in casa prese dal l’orto di mio zio.

Io invece mangio un panino con il pane secco di tre giorni fa e due fette di prosciutto che erano in frigo da prima della costruzione di casa.

Il primo cucchiaio è importante.

Tutti con il fiato sospeso.

Il cucchiaino parte con il suo carico di pappa buona e arriva davanti la boccuccia di Selina che apre titubante le labbra e mangia!

La reazione è quella di un condannato a morte a cui viene dato del cianuro per giustuziarlo.

L’espressione è quella di chi ti chiede: ma che ti ho fatto di così brutto da darmi questo schifo?

Non ero la tua bambina adorata? Cosa é successo?

E tu in quel momento ti senti sprofondare nell’abisso più profondo.

Oh tu padre snaturato che non riesci a sfamare tua figlia.

Non mangerà mai più perchè hai sbagliato qualcosa nello svezzamento.

Aveva ragione quel tuo amico che non ha figli ma ne capisce di cibo…

E mentre pensi a tutto questo, vedi tua figlia con la bocca spalancata che aspetta la nuova razione e batte il pugno sul tavolo al grido di “meno pippe mentali, più pappa reale”.

E tu continui e ad ogni boccone riprendi colore, anche se solo 1 su 4 riesce a fare centro mentre il resto finisce ovunque tranne che in bocca.

Allora cerchi un modo per farle guardare il cucchiaino: la tua signora la imbocca e tu fai di tutto dietro di lei.

Parti con lo schioccare le dita.

Continui canticchiando e battendo le mani.

Usi giocattoli, peluches, marionette.

Ma tutto dura troppo poco. Si distrae costantemente e non mangia.

Alla fine ti ritrovi con le bolas infuocate, su una scala, tenendo in equilibrio sul naso un coltello per il pane.

Finita la pappa ammiri il campo di battaglia.

12 ciotole per la preparazione che neanche la mise en plase del ristorante da Cracco.

Il bavaglino intonso, mentre il resto é una poltiglia melmosa che gronda dal vestitino della piccola.

Il viso di lei che è completamente pasticciato e le sue manine che si stropicciano gli occhi con la conseguenza di aumentare l’effetto espressionista sul suo viso.

E lei che ha mangiato la prima pappa e ora vuole solo riposare, vi guarda e vi sorride soddisfatta.

Bravi.

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GIORNO + 178: QUELLA MAIALA DI PEPPA

Analisi semiseria di una delle serie tv della “loro” generazione

C’è un cartone animato ultimamente che sta spopolando.

Peppa Pig.

Si tratta di un maialino e della sua famiglia: mamma pig, papà pig, nonno pig….

Le puntate sono molto semplici e catturano l’attenzione dei bambini per i disegni bidimensionali e i colori pastello.

Tutto molto bello ma se guardate bene una puntata, troverete delle cose strane.

Sorvolo sul fatto che tutti dicono a Peppa che sua madre è una maiala e lei ne è felice, non credo che questo sia molto educativo, ma sorvolo :-)

Per prima cosa ci sono tanti animali che parlano, che hanno un lavoro, una casa, dei cuccioli.

E questi stessi animali allevano degli altri animali che invece non possono parlare.

Nonno pig ha delle galline a cui da del cibo.

Un maiale che dà del cibo alle galline.

Peppa pig gioca nello stagno, sale sulla barca guidata dalla signora coniglio e danno le molliche di pane alle anatre.

Un Maiale su una barca guidata da un Coniglio da da mangiare a delle Anatre.

Ora io credo che sia una tenera vendetta degli autori che leggendo all’epoca topolino si chiedevano perchè nonna papera desse da mangiare ai maiali nella stalla.

In più la signora mucca (notoriamente una vacca) fa la veterinaria.

Capito?

Una mucca che parla che cura degli animali che non parlano.

Perchè devono esserci animali di serie A e animali di serie B? Questa è discriminazione.

Razzismo animale allo stato puro.

Ma non è tutto.

Ogni casa sta sul cucuzzolo di una montagna, con un grado di pendenza che ucciderebbe Masner, ma loro vanno avanti e indietro con diversi automezzi.
Il treno del villaggio è guidato dalla signora coniglio.

Il pulmino della scuola è guidato dalla signora coniglio.

L’elicottero di salvataggio è guidato dalla signora coniglio.

Quindi o la signora coniglio ha una patente con tutte le lettere dell’alfabeto o nel villaggio c’è una assoluta necessità di personale qualificato.

In più Peppa Pig ha un fratello che si chiama George.

I genitori erano ovviamente ubriachi dando ad una il nome Peppa (ossia Giuseppina) e all’altro George, oppure era sempre una vendetta degli autori contro il principe di Inghilterra ritenuto un porco.

Non ci è dato sapere l’età del maialino George, ma sappiamo una cosa: adora i dinosauri.

Va in giro con un dinosauro giocattolo tutto il giorno.

Soprattutto sa dire solo una parola: dinosauro.

Dice solo questo.

Non mamma, papà, peppa.

No.

Dinosauro.

Nessun bambino sa dire solo una parola, e per di più così complicata come “dinosauro”, senza essere rinchiuso in un centro specialistico.

Ma nessuno se ne accorge e tutti ridono felici.

Ogni puntata finisce con un attacco epilettico in cui tutti si sdraiano a terra e si muovono in maniera convulsa.

Quindi non solo questo cartone è razzista, non solo dimostra un mondo in cui non c’è disoccupazione e quindi illude i bambini facendogli credere che troveranno lavoro facilmente, ma soprattutto non prende in considerazione malattie importanti che vengono derise e sbeffeggiate.

Quindi genitori, la prossima volta che lasciate soli i vostri figli davanti a Peppa Pig, pensate a tutto questo prima di dire: ma è solo un maialino.

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GIORNO +170: QUELLO CHE MI HA DATO IL 2015

Il 2015 mi ha dato te.
E io ho paura dei cambiamenti. Ho paura di non averti con il nuovo anno, di cancellare quello che è ed entrare in quel che sarà.
E allora faccio la valigia e mi sposto più veloce del sole.
Da meridiano a meridiano sento dietro di me la scia dei tappi che saltano, dei baci rubati, dei messaggi che non dovevi mandare.
E arrivo in una piccola isola, l’ultimo baluardo tra noi e il futuro.
Ti stringo a me e vedo i secondi che si avvicinano allo zero.
Chiudo gli occhi.
Talmente stretti da farmi male.
Li chiudo per trattenere i ricordi, per imprimere nella mente il suono delle tue risate.
E mentre penso a tutto questo, sento rumori di festa e pacche sulle spalle e non ti sento perché non prende bene ma tanti auguri.
Apro gli occhi piano piano.
E tu sei ancora qui tra le mie braccia.
E capisco che il nuovo non spaventa, ma fa solo crescere.
Allora abbracciami ancora un pó, godiamoci questo oggi e aspettiamo insieme il prossimo anno.
E poi il prossimo.
E quello dopo ancora…

Pubblicato in: Diario, Pensieri

GIORNO + 158: THE AMAZING SPIDER DAD

Sotto le mentite spoglie di un giovane neo padre si nasconde in realtà un nuovo tipo di super eroe.

Con la nascita della primogenita, tutto sembrava girare per il verso giusto, e il giovane neopadre ancora ignaro dei suoi cambiamenti, si muoveva tranquillo per la città.

Un giorno però venne morso da sua figlia e questo fu l’inizio della trasformazione.

Iniziò a sentire delle mutazioni nel suo corpo: sveglia all’alba, 3-4 ore di sonno, perdita costante della memoria per gli appuntamenti e per gli oggetti personali.

Ma i veri super poteri arrivarono da li a breve.

 

1 – MOLTIPLICAZIONE DELLE MANI

Divenne una sorta di polipo gigante, la versione genitoriale del dottor Octopus. Riusciva contemporaneamente a tenere in braccio la bambina, prendere il latte, chiudere lo sportello del microonde, impedire che il piedino della figlia butti a terra la cucina, cambiarle il pannolino e buttare quello sporco.

Non è fisicamente possibile avere un figlio con solo due mani.

 

2 – SUPER UDITO

Nel mezzo di una qualunque discussione tra amici, il giovane neopadre si ferma, alza la testa come un cane da caccia che punta la preda e dice solo: “Scusate devo andare”.

Riesce a sentire in mezzo ai cori da stadio il flebile pianto della figlia e a correre in suo soccorso.

Incredibilmente distingue senza nessun problema i pianti dei vari neonati, senza sbagliare mai.

Il super udito però è un potere selettivo, funziona solo con la figlia, con la moglie ancora va tarato bene.

 

3 – IL DONO DELLE LINGUE

Eh guuuuu.

Il giovane neopadre impara facilmente la lingua dei figlio e la interpreta anche con gli accenti giusti. Capisce che “Ngueeee” vuol dire pappa e che “Ngueeee” vuol dire cambiami il pannolino.

Quando la piccola fa versi che per il resto del mondo sembrano richiami per delfini, il super neopadre inizia una amabile conversazione toccando anche argomenti di attualità e di politica estera.

Ma soprattutto crea neologismi che utilizza anche nella vita vera.

La bimba gnagna (si lamenta), è grogi (stanca), bumba (acqua)…

 

4 – ANNULLAMENTO SENSORIALE

Se prima il giovane neopadre aveva dei problemi con gli odori forti, con le consistenze particolari, con la saliva e le secrezioni nasali, ora per lui sono normale routine.

Prima del morso usava una salvietta diversa per cosa da pulire.

Ora le mani sono la salvietta migliore e sempre a portata.

Non sente le puzze, non percepisce i sapori.

Ormai è diventato totalmente distaccato dal suo vecchio mondo.

 

5 – SCIOGLIMENTO DEI SOLIDI

Un grande dono che ha il giovane neopadre è quello della trasformazione della materia. Non prendendo materiali in giro e facendoli diventare oro, ma trasformando se stesse da un uomo tutto d’un pezzo ad un ammasso informe di gelatina.

Come?

Semplicemente ascoltando un complimento fatto alla figlia.

“Ma ha degli occhi bellissimi”

Bram! Giù a terra liquefatto.

“Va beh, è troppo bella”

Svish. Il corpo non ha più consistenza.

“Guardala come ride, ha lo sguardo del papà”

Washhhh! Si perde ogni tipo di controllo sul proprio corpo.

 

Le incredibili avventure di Spiderdad non avranno mai fine.

Finchè ci sarà un figlio da sfamare.

Finchè una bimba piangerà.

Ogni semplice genitore si trasformerà in un incredibile

SUPER PAPA’

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GIORNO + 79: IO E TE DA SOLI

E’ successo.

Era il momento che aspettavo con gioia e preoccupazione.

La mamma è andata via per lavoro e oggi siamo soli con il papà.

Io e lei.

Da soli.

Panico.

Ok, calmo, tranquillo, sai tutto, sai gestire tutto.

La pappa la dai sempre tu di notte, quindisai come si fa; il pannolino lo cambi sempre quindi non c’è problema; sulla cacca abbiamo ancora delle difficoltà, ma possiamo lavorarci.

Già mi immagino una giornata di sole, io e lei con il passeggino a girare per la città.

O meglio ancora, con il marsupio davanti a girare per le strade.

Con tutti che ci guardano e dicono: ma che bella bambina, ma che bravo papà.

E io a gongolare perchè tutti ti guardano e ti dicono che sei bella.

E io prima ancora di sentirti piangere, mi fermo, prendo il latte e ti do da mangiare su una panchina in mezzo al verde, e tutti ci guardano e dicono: ma che bella bambina, ma che bravo papà.

E faremo la spesa, e guarderemo film in tv e giocheremo sul tappeto, rideremo e farai tante ninne.

….

Il rumore della porta che si chiude alle spalle di mia moglie e il pianto sincronizzato di mia figlia mi riportano alla realtà.

Lei piange, io le do il latte, lei piange ancora, allora le cambio il pannolino ed è piena di pupù e preparo l’acqua calda ma non troppo e la lavo ma ho dimenticato l’asciugamano e lei starnutisce perchè ha freddo e il fasciatoio è chiuso e con una mano è difficile da aprire ma non sai dove poggiarla, la cambi ma ha i pantaloni sporchi quindi devi prendere un altro completino ma non sai dove sta e non vuoi chiamare aiuti esterni quindi prendi il primo che trovi e la rivesti, ma continua a piangere e finalmente con il latte si calma.

E non sono passati neanche 10 minuti.

Decido che forse una passeggiata può distendere un attimo il clima di tensione che si respira dentro casa.

Prendo il marsupio e inizio a guardare le 615 pagine di istruzioni.

Ok, forse è meglio la fascia.

Invece delle istruzioni, la fascia ha addirittura un dvd per capire come si mette.

Bene, direi che la metto direttamente nel passeggino.

Appena messa sul passeggino, inizia a lamentarsi, si muove, si agita e non capisco cosa può volere.

La porto in strada e il sole ci accoglie con i suoi raggi.

Forse anche troppi raggi.

Ho appena scoperto che mia figlia in realtà è l’ultima reincarnazione di Dracula, visto che odia perdutamente il sole.

Abbasso completamente il tettuccio del passeggino e provo a camminare un po’. Lei sembra tranquilla, ma così blindata nel passeggino tutto chiuso sembra di portare a spasso uno scaldabagno.

Provo ad alzare un po’ il tettuccio e un urlo da dentro mi fa capire che forse è meglio stare fermo.

Entro per fare la spesa ma non mi accorgo che il tempo di preparare la borsa, metterla sul passeggino e scendere con lei è stato troppo lungo, quindi ora lei ha fame.

Cerca di corsa una panchina, o anche un muretto, mi accontento di un angolo pulito, una sedia di un bar, vi prego qualcosa….

Ti siedi su una sedia di fortuna, la prendi in braccio, prendi il latte ma dimentichi il freno del passeggino che come nella Corazzata Potemkin sta per investire una serie di passanti.

Fortunatamente il tuo piede è più reattivo della tua testa e riesce a frenare la ruota mentre continui a dar da mangiare a tua figlia.

Mentre le dai da mangiare, evidentemente passano davanti a te tutte puericultrici che hanno l’esigenza di doverti spiegare come tenere tua figlia, come darle il biberon, l’angolazione giusta… ma soprattutto vedendo un padre da solo ti trattano come l’ultimo dodo ancora in vita e ti guardano come a dire: povera bambina…

Decidi di tornare su anche perchè ha il pannolino bagnato, ha rimesso sulla tua camicia e ha evidentemente sonno ma non riesce a dormire.

Entri nell’ascensore ed è esattamente della grandezza del passeggino, ma senza le ruote.

Quindi devi smontarle, entrare e rimontarle fuori.

Il tutto con lei dentro.

Entri in casa, la metti sul letto e squilla il telefono.

Tua moglie ti chiede come va.

Tu guardi l’orologio e vedi che sono passate appena 3 ore.

Da uomo fai finta di niente e dici: tutto a posto, fai pure con comodo.

In realtà vorresti solo piangere chiedendole di tornare.