ALL NIGHT LONG
(Morire, dormire, sognare forse… – W. Shakespeare)
La poppata delle 3.00 è un problema.
Perchè arriva nell’esatto momento in cui tu sei in piena fase rem e tutto vorresti meno che alzarti, contare quanti cucchiaini di latte in polvere usare, scaldare l’acqua metterla nel biberon, agitare il tutto e darle da mangiare.
In più quello che sistematicamente accade è che lei si addormenta dopo il pasto, tu resti sveglio perchè ormai il cervello si è attivato.
E quando finalmente Morfeo richiama il tuo corpo a se, sono già passate tre ore e devi di nuovo ricominciare da capo con il latte.
Ma c’è una notte, una in particolare, in cui tutto cambia.
Ed è la notte in cui salta la poppata delle 3.00.
Il bioritmo di un uomo si tara facilmente su degli orari prestabiliti, quindi alle 3.00 ero già in allerta nel sentire i classici rumori del risveglio.
Niente.
3.30.
Niente.
Mi alzo per andare a controllare.
Il primo pensiero, quello più ovvio, è che si sia soffocata con qualcosa.
Invece la vedo beata che dorme, russa anche un pochino.
Ah, si è mossa. Ecco, lo sapevo, vado a preparare il latte.
Esco, torno in camera convinto di trovarmi due occhi sbarrati e le lacrime pronte a scendere.
Niente.
4.05.
Sveglio la mia signora, e insieme ci ritroviamo davanti al lettino, con in mano il latte ormai freddo e lei che dorme beata con le braccia alzate.
5.01.
Niente.
“Chiama il pediatra, ha fatto il giuramento di Ippocrate, deve rispondere a qualunque orario.”
“Ma perchè? Dorme.”
“Eh, ma non ha fatto la poppata delle 3.00”
“Va bene, ma sta dormendo, non mi sembra denutrita”
“Svegliamola”
E mentre mia moglie tenta di bloccarmi perchè voglio destare mia figlia, ecco che lei apre gli occhi dolcemente, ci guarda e ci sorride beata.
Ore 6.25.
Il sorriso dura circa mezzo secondo. Poi il pianto da fame cancella una notte insonne.
Questa volta però non è colpa sua, siamo noi che non ci abituiamo ai cambiamenti, anche se sono cambiamenti positivi.
Ah, per la cronaca, il giorno dopo ha rifatto la poppata delle 3.00.
