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GIORNO +260: COME QUANDO INIZIA A INTERAGIRE

Per i primi mesi tutto è nuovo, tutto è diverso, tutto è ciclico.

Poi un giorno, vedi che lei ti guarda in modo strano.

E vuole giocare.

All’inizio sei incredulo.

Non sei sicuro se stia facendo quella cosa a caso o se voglia veramente giocare con te.

Poi invece capisci che è proprio con te che ce l’ha.

La mia prima volta è stato verso i 4 mesi, quando le facevo il solletico sulla pancia; mi sono fermato, lei mi ha guardato e mi ha fatto la pernacchia.

Forse ha avuto un riflesso incondizionato.

Le faccio ancora il solletico, mi fermo e lei mi rifà la pernacchia.

Faccio la prova del nove la terza volta e per la terza volta lei ride e mi richiama al gioco.

E niente, da lì in poi il mio cervello se ne è andato.

Ora si incanta sui giochi e continua fino allo strenuo delle forze.

Si diverte da morire con “bu bu settete” e adesso lo fa da sola: si mette dietro il divano e appare ridendo, per poi sparire di nuovo e riapparire.

Il problema è che va avanti così per un’oretta buona.

E se non ridi anche tu, lei piange.

Lasciandola con la nonna, ogni tanto le vedo fare delle cose nuove.

Un giorno batte le mani.

Un giorno manda baci.

Lo dico a mia madre e lei dice: “ah si, ci abbiamo giocato tutto il giorno”.

Il problema è quando sei con gli altri, perchè il rischio più grande è quello di farla diventare una star del circo: guarda come manda il bacio… dai amore, manda bacio….fai ciao con la manina… dai, ciaooooo…. eppure oggi lo faceva…. di papà… mamma…. dai…

Solo che è più forte di noi, non riusciamo a stare fermi, a non chiedere ad una bambina piccola di fare delle cose che gli abbiamo appena insegnato a fare.

Anche se lei non ne capisce il significato e ripete a pappagallo, per noi diventa la bambina più intelligente della storia, e ci immaginiamo nobel per la fisica solo perchè ha fatto “batti batti le manine” da sola!

Però ogni tanto ti fermi e pensi: pensi a quanto sia importante il tuo ruolo e a quanto lei stia prendendo da te. I tuoi gesti, i tuoi atteggiamenti, lei li prende come una spugna.

E ti senti responsabile della sua crescita, in questo momento sai che ogni cosa che fai sarà ripetuta e assimilata da un cervello in continua evoluzione.

Quindi ti fermi, ci pensi bene e invece di litigare al telefono per lavoro, discutere con la televisione per un servizio che non ti piace o alzare i toni durante una conversazione, magari è meglio contare fino a 20, 30, 50… così lei capirà che nella vita non serve per forza piangere e urlare se non ci guardano fare bubu settete, ma si può anche respirare e contare e sorridere al mondo.