Al parco con Selina.
Incontriamo un altro papà con un’altra bambina.
– che bella. Come ti chiami?
– Selina. E lei?
– Alice.
– Quanto ha?
– 11 mesi. E lei?
– noi quasi un anno.
– ah.
– e dorme?
– ogni tanto. Alcune volte si sveglia un paio di volte e ti spezza il sonno.
– ah no, Alice ha dormito da subito tutta la notte.
– brava. Lei da quando ha iniziato mettere i dentini la notte si agita.
– ah no, Alice ha messo subito tutti i dentini senza un lamento.
– tutti?
– si, si. Tutti.
– ah. Selina ha iniziato da poco a giocare con le costruzioni.
– ah no, Alice ha fatto una app da sola per tradurre i suoi pianti in parole.
– Perché non parla ancora?
– Dice qualche parola.
– ah no. Selina parla già due lingue. Mi scusi ma ora vado perché sono un pó stanco. Per fortuna guida lei.
– perché ha la patente?
– già da un anno e mezzo. Buona giornata.
Tag: genitori
GIORNO + 268: I RITUALINI
La vita di un neonato è sostanzialmente monotona.
Si sveglia, colazione, gioca, cacca, pranzo, ninna, gioca, cacca, bagnetto, cena, ninne e si ricomincia (il numero della cacca può variare, il resto più o meno è così).
Per dargli una routine c’è bisogno però di inserire dei rituali, qualcosa che sia facilmente riconoscibile dal bambino e che gli/le faccia capire a che punto della giornata ci troviamo.
Io ne ho tre che adoro, quello delle ninne, quello della pappa e quello del risveglio.
- Rituale delle ninne.
Da quando abbiamo introdotto il rituale, Selina è diventata svizzera.
Alla stessa ora (verso le 20.30), inizia a sbadigliare e vuole andare a dormire.
Che da una parte è un bene perchè regolarizza il sonno e i ritmi, dall’altra ovunque stai sai che a quell’ora inizierà a piangere per il sonno.
Allora abbassiamo le luci in soggiorno.
Andiamo in camera.
Mettiamo la musica.
E stiamo tutti e tre sul lettone.
È il nostro momento, quello che aspetti per tutto il giorno, più che un rituale per farla addormentare è un rituale per ritrovarci insieme.
Quando non riusciamo a farlo o io o la mia signora per motivi di lavoro si sente qualcosa che manca, un pezzo della giornata che non è andata come doveva.
Mettiamo l’olio per i bimbi sulle gambe, facciamo un massaggino alla schiena, cambiamo il pannolino e mettiamo il pigiama.
Sembrano cose banali.
Ma sono LE nostre cose banali.
E quando finalmente si addormenta con il ciuccio in bocca, la guardiamo ancora un po’, con quel musetto da mordere e quella pace che solo alla sua età si può avere.
La mettiamo sul lettino ed è come se finisse completamente la giornata.
- Rituale della pappa.
Verso le 12.30 e verso le 18.30 Selina fa la pappa.
Fortunatamente la stiamo abituando a mangiare di tutto.
Mangia cose che io ho scoperto tipo a 30 anni, la farina di tapioca, i biscotti di farro, le lenticchie rosse….
E mangia tutto di gusto.
Capiamo che è ora non tanto dall’orologio quanto dal lamento della piccola.
Svizzera!
Seggiolone, bavaglino, tovagliolo, acqua e pappa.
Il problema è che si annoia facilmente di tutto, anche di mangiare, quindi i primi bocconi vanno alla grande, poi ha bisogno dell’intrattenimento.
Quindi inizia lo show del babbo che prova di tutto: dalla padella in testa, al tenere in equilibrio i giocattoli sul naso, al fare una soap opera con i peluches.
Fino ad ora sono uscite delle storie meravigliose, un giorno le raccoglierò e ne farò una serie tv.
- Rituale del risveglio.
Verso le 6.30 Selina inizia a lamentarsi o come diciamo noi tecnicamente: gnagna.
Fa quel verso di “gna…gna..” tipico del pre pianto.
Generalmente la mia signora è già in piedi, quindi io sono solo nel letto e sgattaiolo nell’ombra andando a prendere il tesoro nascosto.
Mi affaccio oltre il lettino e vedo che mi sorride da dietro il ciuccio.
Ormai lo sa cosa sta per succedere.
La prendo e la metto nel lettone con me, e lei si spalma come il Philadelphia sul pane, rotolandosi nel lettone e praticamente buttandomi fuori dal materasso.
Ci riaddormentiamo così per almeno un paio di ore, finchè la fame non ci sveglia e andiamo a fare colazione.
Certo, molti di voi mi potranno dire: ma così prende il vizio. Poi te la ritrovi sempre nel letto con te.
È vero.
C’è questo rischio.
Ed è ne momento in cui penso a questo rischio che mi immagino vecchio nel letto e lei che si butta a 4 di spade accanto a me e ancora vuole giocare con me.
Ci sarà tempo per i vizi, ma questo mi sembra semplicemente un meraviglioso regalo.
Il tempo passa troppo in fretta per perdersi in regole e paure, passerà anche il tempo dei ritualini, ne arriveranno di nuovi, ma per adesso mi godo il respiro di mia figlia buttata sopra di me, mentre mi comprime il fegato.
GIORNO +251: MADONNA CHE SILENZIO STASERA
Sono passati 9 mesi
E per 9 mesi siamo stati insieme, giorno e notte.
Soprattutto notte.
In tre, in 50mq, con dei crackers al posto dei muri.
Dove ogni lamento è amplificato all’ennesima potenza.
Finchè un giorno ci guardiamo in faccia e diciamo: “perchè stanotte la piccola non dorme dai nonni?”
E’ un piccolo passo per l’uomo ma un enorme passo per la coppia.
Finalmente si vede la luce in fondo al tunnel.
Certo, c’è chi lo fa prima, c’è chi lo fa dopo, c’è chi non lo fa mai.
Noi abbiamo aspettato 9 mesi.
Preparo la borsa, metto il pigiama, la merenda, il brodo fatto in casa, un body di ricambio, il suo gioco preferito, la copertina, la tisana per farla dormire, l’olio per il massaggio prima della ninna, 20 euro che non si sa mai, un libro da leggere o da mordere, e una bussola.
Poi mi ricordo che mia madre abita a 200 metri da casa nostra.
Le metto la giacca, la sciarpa e il cappellino.
La prendo in braccio e ci guardo allo specchio.
Sembriamo Totò e Peppino appena scesi a Milano.
Arrivo dai miei, la lascio e sento che piange da dietro la porta.
In realtà ho scoperto che stava urlando dietro alla palla che mia madre le stava lanciando, ma mi piace pensare che stesse piangendo per me.
Torno a casa mi guardo con la mia signora.
Soli.
Ci sediamo sul divano e spegniamo la televisione.
Silenzio.
Guardiamo fisso avanti a noi e ci stringiamo semplicemente la mano.
Sempre in silenzio ci vestiamo e andiamo a cena fuori.
Mangiamo in silenzio.
Sorridiamo.
Poi arriva un messaggio sul cellulare.
Non è il messaggio in se, quanto il fatto che si illumina lo schermo e appare il suo faccione sorridente sullo sfondo del telefonino.
Sorridiamo.
Poi ci assale il magone.
Non credevo potesse mancare così tanto.
Torniamo a casa, ci cambiamo per la notte e ci mettiamo a letto.
“hey”
“hey”
“sei sveglia?”
“si”
“ma non sei stanca?”
“si”
“e perchè non dormi?”
“troppo silenzio”
Ci troviamo a guardare il soffitto, al buio, in attesa di qualcosa che non arriva.
75 centimetri possono veramente spostarti la vita così tanto?
Siamo talmente stanchi che non riusciamo a dormire, finchè il sonno ci crolla addosso, strisciando subdolo tra le pieghe delle lenzuola.
Ma la piccola mi manca talmente tanto che alle 3 di notte sento l’allarme di una macchina suonare in strada e io mi alzo in automatico per preparare il latte caldo nel biberon.
Domani mattina la andrò a prendere presto.
E inizierò ad urlare perchè voglio dormire; ma so che in realtà è solo un gioco che ormai faccio da 9 mesi con lei. ❤
GIORNO +248: NON PERCHE’ E’ MIA FIGLIA
Caro Neo Padre, diciamocelo in confidenza: la storia di innamorarsi al primo sguardo è una bugia colossale.
Sicuramente siamo emozionati, la guardiamo con occhi particolari.
Ma da lì ad esserne innamorati è lunga la strada.
Poi vedi la tua signora che la stringe, le dà il latte, si capiscono.
E tu sei li che tenti di muoverti tra un pannolino e un pianto notturno.
Un giorno, però, caro neo padre, ti troverai lontano da casa, magari per lavoro, magari semplicemente in palestra.
Aprirai il cellulare per fare una chiamata.
E vedrai sullo sfondo una foto di tua/o figlia/o (perchè fidati, quando ne avrai una bella la metterai subito come sfondo del cellulare).
La guarderai, sorriderai in mezzo a tutti, ed in quel momento, capirai di essere fregato.
Per sempre.
Passerà qualcuno vicino a te, mentre guardi sognante lo schermo del cellulare e ti dirà:
“Posso vederla? Oddio ma è bellissimo/a.”
E niente.
Sei perso.
Per sempre.
E se proprio vuoi la prova del nove dell’essere fregato, di essere diventato a tutti gli effetti un padre innamorato, aspetta di dire queste frasi:
1 – “Non perchè è mia figlia”
E’ come se ci scusassimo in anticipo perchè stiamo per fare un complimento a nostro figlio/a.
E quasi sempre veniamo smentiti nell’attimo stesso in cui la diciamo.
“Non perchè è mia figlia, ma è buonissima e dorme sempre”
Quando un neonato sente questa frase, fa scattare la classica psicologia contraria dei bambini; la
percepisce esattamente all’opposto e si comporta di conseguenza.
Urla, si contorce e non dorme.
Questa frase può essere applicata tranquillamente a tutti i parenti nell’arco delle ultime tre
generazioni: non perchè è mia nipote/cugina/parente
2 – “Non capisco, di solito è…”
Ed è la naturale conseguenza della prima, quando appunto il bambino non fa quel che il genitore racconta.
I bambini hanno una particolare predisposizione nel fare con gli altri esattamente il contrario di quel che fanno normalmente a casa. E se ci fate caso capita sempre con quelle due, tre persone che non sapranno mai com’è realmente il pargolo ma ne parleranno sempre male.
“Ma ch,i quella? Dicono che è buona. Ma io l’ho sempre vista piangere, poverini.”
3 – “Ma vedrai quando…”
Questa frase la dicono tutti i padri più anziani agli altri padri.
Ogni fase della crescita fa scattare dei gradi di anzianità ai padri che possono finalmente dire: ma vedrai quando farà….
Se è appena nata, vedrai quando quando starà più sveglia.
Se ha qualche mese, vedrai quando gattona.
Se gattona, vedrai quando cammina…
Il mio problema è che sono l’ultimo tra gli amici ad avere una figlia, gli altri o sono più anziani o non hanno figli, quindi non so a chi posso dire questa frase, me la tengo stretta e al primo che trovo la farò detonare come una bomba.
4 – “Come quando Peppa pig…”
Lo hai detto?
Hai veramente detto questa frase?
Sì.
E il problema è che credi in quello che stai per dire, contornando il concetto con dei test scientifici o delle analisi approfondite.
Solo per non ammettere che in realtà tua figlia gioca a mettersi in bocca tutta casa, mentre tu ti diverti a guardare Masha e Orso.
E allora, quando ti diranno: “ma è tua figlia? E com’è? E’ buona?”
Se veramente sei un padre innamorato, di semplicemente la verità: “è una bimba di 9 mesi, piange e ride come ogni bambino di 9 mesi, ed è stupenda.”
GIORNO +220: ALLA RICERCA DEL TEMPO (LIBERO) PERDUTO
Ci sono giorni particolari nella vita di un neo papà.
Quando Giove, Urano e Plutone si allineano una volta ogni 10.000 anni.
Quando la tua squadra del cuore vince il campionato facendo la partita della storia.
O quando tua moglie esce con tua figlia e dice: “la porto da mia madre, ti lascio solo a casa.”
Solo a casa.
Solo.
A.
Casa.
Ok hai almeno 3 ore buone per poter fare tutto quello che non sei riuscito a fare in questi nove mesi.
È la prima volta che non hai una urgenza lavorativa, non hai nessuno in casa e puoigoderti tutto il tempo del mondo.
Oddio, troppe cose da fare.
Ragiona.
3 ore non sono poche, anche se mentre chiacchieri e pensi mezz’ora è già passata.
Finalmente il libro che avevi lasciato li da mesi, puoi aprirlo e scoprire come va a finire. Anche se i nomi dei personaggi non te li ricordi, ma non fa niente, finalmente puoi leggere.
Ti metti sulla tua poltrona preferita e ti godo il relax.
Un bel caffè, ecco quello che ci vuole.
Oddio un caffè senza pianti, cambi di pannolini e corse varie.
Si, un bel caffè.
Ti alzi, vai verso la macchinetta e vedi a terra la mensola che ancora non hai montato comprata da ikea 7 mesi fa.
Tua figlia inizia a gattonare, si alza in piedi e prende tutto quello che trova, quindi la mensola va montata e poi chi la sente la tua signora che ancora ti chiede: quando la monti?
Ma si, hai un po’ di tempo, perchè non farlo ora.
Esci e prendi il trapano nel mobile degli attrezzi, gli stop, le viti e tutto quello che potrebbe servirti.
Prendi la prolunga, metti la spina e pensi: certo che sto lavorando anche quando potrei riposare un po’.
Un bel sonno senza risvegli bruschi.
Da quanto tempo ci pensi?
Magari puoi dividere il tempo, una mezz’oretta sul divano e poi fare tutto il resto.
Ti sdrai sul divano e vedi il pc.
L’ultima puntata della tua serie preferita.
Quella che hai lasciato da parte prima di diventare neo padre.
Ma si, sdraiato sul divano con il portatile sulle gambe, una puntata dura 25 minuti e poi ti metti a fare tutto il resto.
E mentre carica, magari puoi andare in bagno.
Ma te lo ricordi l’ultima volta che sei andato in bagno tranquillo senza fretta? Senza dover lasciare la postazione di corsa per una urgenza paterna?
Non ci puoi credere.
Il bagno tutto per te.
Prendi il libro di prima.
Prendi il cellulare.
Lasci la porta aperta!
Appena ti siedi, squilla il telefono.
La tua signora.
“Sei andato a prendere Selina?”
“Come prendere? Perchè?”
“Sono già le tre, devi andare”
Ti sei perso una giornata pensando a cosa avresti potuto fare, senza aver fatto nulla.
E una lacrima scende.
GIORNO +170: QUELLO CHE MI HA DATO IL 2015
Il 2015 mi ha dato te.
E io ho paura dei cambiamenti. Ho paura di non averti con il nuovo anno, di cancellare quello che è ed entrare in quel che sarà.
E allora faccio la valigia e mi sposto più veloce del sole.
Da meridiano a meridiano sento dietro di me la scia dei tappi che saltano, dei baci rubati, dei messaggi che non dovevi mandare.
E arrivo in una piccola isola, l’ultimo baluardo tra noi e il futuro.
Ti stringo a me e vedo i secondi che si avvicinano allo zero.
Chiudo gli occhi.
Talmente stretti da farmi male.
Li chiudo per trattenere i ricordi, per imprimere nella mente il suono delle tue risate.
E mentre penso a tutto questo, sento rumori di festa e pacche sulle spalle e non ti sento perché non prende bene ma tanti auguri.
Apro gli occhi piano piano.
E tu sei ancora qui tra le mie braccia.
E capisco che il nuovo non spaventa, ma fa solo crescere.
Allora abbracciami ancora un pó, godiamoci questo oggi e aspettiamo insieme il prossimo anno.
E poi il prossimo.
E quello dopo ancora…
GIORNO + 79: IO E TE DA SOLI
E’ successo.
Era il momento che aspettavo con gioia e preoccupazione.
La mamma è andata via per lavoro e oggi siamo soli con il papà.
Io e lei.
Da soli.
Panico.
Ok, calmo, tranquillo, sai tutto, sai gestire tutto.
La pappa la dai sempre tu di notte, quindisai come si fa; il pannolino lo cambi sempre quindi non c’è problema; sulla cacca abbiamo ancora delle difficoltà, ma possiamo lavorarci.
Già mi immagino una giornata di sole, io e lei con il passeggino a girare per la città.
O meglio ancora, con il marsupio davanti a girare per le strade.
Con tutti che ci guardano e dicono: ma che bella bambina, ma che bravo papà.
E io a gongolare perchè tutti ti guardano e ti dicono che sei bella.
E io prima ancora di sentirti piangere, mi fermo, prendo il latte e ti do da mangiare su una panchina in mezzo al verde, e tutti ci guardano e dicono: ma che bella bambina, ma che bravo papà.
E faremo la spesa, e guarderemo film in tv e giocheremo sul tappeto, rideremo e farai tante ninne.
….
Il rumore della porta che si chiude alle spalle di mia moglie e il pianto sincronizzato di mia figlia mi riportano alla realtà.
Lei piange, io le do il latte, lei piange ancora, allora le cambio il pannolino ed è piena di pupù e preparo l’acqua calda ma non troppo e la lavo ma ho dimenticato l’asciugamano e lei starnutisce perchè ha freddo e il fasciatoio è chiuso e con una mano è difficile da aprire ma non sai dove poggiarla, la cambi ma ha i pantaloni sporchi quindi devi prendere un altro completino ma non sai dove sta e non vuoi chiamare aiuti esterni quindi prendi il primo che trovi e la rivesti, ma continua a piangere e finalmente con il latte si calma.
E non sono passati neanche 10 minuti.
Decido che forse una passeggiata può distendere un attimo il clima di tensione che si respira dentro casa.
Prendo il marsupio e inizio a guardare le 615 pagine di istruzioni.
Ok, forse è meglio la fascia.
Invece delle istruzioni, la fascia ha addirittura un dvd per capire come si mette.
Bene, direi che la metto direttamente nel passeggino.
Appena messa sul passeggino, inizia a lamentarsi, si muove, si agita e non capisco cosa può volere.
La porto in strada e il sole ci accoglie con i suoi raggi.
Forse anche troppi raggi.
Ho appena scoperto che mia figlia in realtà è l’ultima reincarnazione di Dracula, visto che odia perdutamente il sole.
Abbasso completamente il tettuccio del passeggino e provo a camminare un po’. Lei sembra tranquilla, ma così blindata nel passeggino tutto chiuso sembra di portare a spasso uno scaldabagno.
Provo ad alzare un po’ il tettuccio e un urlo da dentro mi fa capire che forse è meglio stare fermo.
Entro per fare la spesa ma non mi accorgo che il tempo di preparare la borsa, metterla sul passeggino e scendere con lei è stato troppo lungo, quindi ora lei ha fame.
Cerca di corsa una panchina, o anche un muretto, mi accontento di un angolo pulito, una sedia di un bar, vi prego qualcosa….
Ti siedi su una sedia di fortuna, la prendi in braccio, prendi il latte ma dimentichi il freno del passeggino che come nella Corazzata Potemkin sta per investire una serie di passanti.
Fortunatamente il tuo piede è più reattivo della tua testa e riesce a frenare la ruota mentre continui a dar da mangiare a tua figlia.
Mentre le dai da mangiare, evidentemente passano davanti a te tutte puericultrici che hanno l’esigenza di doverti spiegare come tenere tua figlia, come darle il biberon, l’angolazione giusta… ma soprattutto vedendo un padre da solo ti trattano come l’ultimo dodo ancora in vita e ti guardano come a dire: povera bambina…
Decidi di tornare su anche perchè ha il pannolino bagnato, ha rimesso sulla tua camicia e ha evidentemente sonno ma non riesce a dormire.
Entri nell’ascensore ed è esattamente della grandezza del passeggino, ma senza le ruote.
Quindi devi smontarle, entrare e rimontarle fuori.
Il tutto con lei dentro.
Entri in casa, la metti sul letto e squilla il telefono.
Tua moglie ti chiede come va.
Tu guardi l’orologio e vedi che sono passate appena 3 ore.
Da uomo fai finta di niente e dici: tutto a posto, fai pure con comodo.
In realtà vorresti solo piangere chiedendole di tornare.
