Pubblicato in: Consigli, Pensieri

Il cellulare di papà

Ero al parco con #Selina.
Lei sull’altalena.
Io dietro a spingerla.
Una immagine simile a tante altre li intorno a me.
Poi le sento dire: “papà, metti giù telefono”
“Scusa amore?”
“Papà, metti giù telefono”
All’inizio non capisco.
Poi guardo in basso e ho in mano il cellulare.
Cosa stavo facendo?
Non me lo ricordo.
Una mail? Uno status su fb?
Mi guardo intorno e vedo una immagine simile intorno a me.
Tanti figli che giocano, tanti genitori che guardano il cellulare.
Ho avuto un brivido.
Perdiamo un tempo infinito a scorrere le immagini della vita degli altri e ci perdiamo la nostra in un mondo che non esiste.
Dimentico di spingere mia figlia perchè sono intento a farle una foto da postare sul gruppo dei nonni.
E’ veramente più importante sapere cosa ne pensa dei vaccini uno che mi sta anche francamente sulle palle, piuttosto che ascoltare la risata di mia figlia?
Scrivo alla mia signora e ai miei genitori.
Tolgo internet.
Per le emergenze, chiamate.
Ma solo per le emergenze.
Per tutto il resto, ora non ho tempo.
Sono con mia figlia.

Ps: questo post è stato scritto durante il suo pisolino del pomeriggio, quando si sveglierà andremo a fare una passeggiata.

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MA COME LA VESTI?

Ti svegli una mattina e senti che qualcosa non va.
Un brivido ti passa lungo la schiena, anche se non hai ancora aperto gli occhi.
Ti alzi, controlli in giro e tutto ti sembra normale.
Tua figlia dorme nel suo lettino e la tua signora sta…

forse è in bagno.
Bussi.
Niente.
Sicuramente è in cucina.
Niente.
Ti guardi intorno e trovi un bigliettino sul tavolo: sono uscita, vesti la piccola e raggiungetemi.
Vesti la piccola
vesti la picc…
vesti la….
ve….
Un urlo squarcia il silenzio del tuo quartiere e simultaneamente tutti i gli uccelli scappano da quella fonte di pericolo.
Tu, uomo comune che vi vesti lanciandoti nell’armadio e uscendone con degli abbinamenti che non sono legali in molti stati.
Tu che finchè una maglia non è consierata tossica continui ad indossarla perchè un in mezzo alla strada ti ha detto: ah bello.
Tu che continui a mettere i calzini spaiati semplicemente perchè ti stanchi di cercare di accoppiarli.
Proprio tu, hai in mano il destino della moda di tua figlia.
Certo, si tratta solo di vestirla per uscire, ma queste sono le cose che ti segnano per sempre.
Immagino lei dallo psicologo, vestita con la cresta verde e una tuta da astronauta con stampati sopra i teletubbies, dire: “sa, un giorno mio padre mi ha vestita e…”
Ok, niente panico.

Ci sono tre cose che devi ricordare:

1 – Per prima cosa devi controllare il tipo di pigiama che le ha messo la tua signora per la notte.
Tu non fai testo perchè estate e inverno usi la stessa maglia e pantalone che ti ha fatto zia Iole a natale.
Se il pigiama di tua figlia è felpato, metti una felpa, se è cotone, metti cotone.
Dovrebbe essere semplice.
Cerca qualcosa dello stesso tessuto, oppure in alternativa esci col pigiama.

2 – Controlla il vestito che le hai tolto la sera prima.
Non dovrebbe essere cambiato troppo il clima dalla sera prima ad ora, quindi puoi provare a rimetterle il vestito di ieri o qualcosa che le somiglia.
Ti guardi intorno e non riesci a trovarlo.
Guardi nel cestino dei panni sporchi, niente.
Forse ha fatto la lavatrice stamattina.
Prendi il cellulare e cerchi foto di ieri.
Fai foto a tua figlia per ogni cosa: sullo scivolo, mentre mangia un cornetto, mentre corre dentro casa.
Ma ieri no.
Ieri vuoto.
Aspetta.
C’è una foto di te in macchina e lei dietro in un angolo sul seggiolino.
Come CSI cerchi di ingrandire ma esce solo una macchia scura sfocata.
Sei tentato di chiamare il tuo amico haker per farti fare un ingrandimento, ma desisti.

3 – Ricorda quello che hai sentito in anni di programmi di moda che vede la tua signora. Mentre tu lavori, cerca di ricordare quello che sentivi dire in televisione da gente vestita come un salame alla festa del raccolto.
Blu e marrone perfetto cafone. Ora lo so che la rima è su marrone/cafone quindi ogni colore va bene, ma non l’ho creato io questo detto.
Righe e pallini no. Altrimenti rischi di fare l’effetto televisore anni ’80 che non prende.
Calzini di spugna con i sandali no, ma questo lo sapevi anche tu senza dover sentire i geni della moda
L’ultimo bottone del gilet non si abbottona. Ok, questo non serve per la bimba ma è sempre utile saperlo.

Perfetto, i tuoi rudimenti sulla moda sono praticamente inutili.
Anche perchè qualunque sarà la tua scelta, la tua signora, trasformandosi in enzo miccio, dirà: ma come l’hai vestita? Adesso devo cambiarla.

Lei si sveglia, ormai ci sei, non hai più molto tempo.
Allunghi il tempo delle coccole, giochi con lei come non facevi da tempo.
Ma i vestiti sono li.
E ti guardano.
Prendi un bel respiro e fai di testa tua.
Le metti una tuta, che fa sempre comodo, tu ci vivi in tuta.
Una maglia con la scritta Rock, che hai comprato tempo fa ma che non le hai mai messo.
Un maglioncino rosa, perchè fa freddo e perchè è una femminuccia quindi il rosa ci sta.
La guardi e nell’insieme sembra un misto tra Jennifer Beals di Flashdance e zia Iole, quella che ti regala i pigiami.
Ma è troppo tardi per cambiare, devi uscire.
La guardi.
Amore scusami, le dici.
Non andare dallo psicologo per questo.
Io ti amo, vestita in qualunque modo.
Lei tu guarda.
E ti fa quel sorriso che ti scioglie.
Come a dire: papà di moda non capisci una sega, ma ti amo anche per questo.
Uscite mano nella mano e tutti vi guardano.
Lo sapevi di aver sbagliato qualcosa.
Ma tutti guardano te, non lei.
Anche perchè nella fretta tu sei vestito con le prime cose che hai trovato.
E le prime cose sono quelle della tua signora.

Pubblicato in: Diario

La febbra

Sono uomo.

E in quanto tale, quando supero i 36.8 chiamo in automatico il notaio per il testamento.

Non sopporto il dolore, il raffreddore, il naso che cola, il respirare con la bocca di notte e svegliarsi con la sensazione di aver mangiato sabbia.

Odio quella sensazione di costante tremolio, unita ad un dolore lancinante delle ossa e alla scomodità di qualunque posizione.

E tutto questo solo se resto sotto i 37.

Sopra è ricovero immediato.

Ma preferirei prendere la peste, il vaiolo o qualunque malattia debellata nel secolo scorso, piuttosto che vederti malata.

Quando ti vedo rossa in faccia, con quella tossetta che parte dal basso, con gli occhioni lucidi e il termometro che segna 40.5 (perché i bambini arrivano a temperature impossibili), è in quel momento che il padre che è in me esce fuori e ti sussurra all’orecchio: andrà tutto bene, amore mio. Stai tranquilla, c’è papà.

E ti vedo sorridere.

E a me viene la febbre.

Di te.
Che spero non passi mai.

Pubblicato in: Consigli

Un posto sicuro

Molte volte mi chiedo, come sia riuscito ad arrivare a compiere 33 anni.

Come sia possibile essere 7 miliardi nel mondo.

Visto e considerato che ci sono infiniti pericoli che un bambino deve affrontare e che il posto più pericoloso in assoluto è casa propria!

Angoli, spigoli, oggetti piccoli, prodotti per la casa, coltelli, forbici, fobicine, coltelli da prosciutto…donne è arrivato il pericolo!

Noi intanto abbiamo provveduto a bonificare la casa, facendo quello che si fa di solito:

  • Tutti cassetti sono chiusi con delle fettucce fatte apposta, di quelle che non si aprono neanche se lo vuoi tu, di conseguenza quello che c’era dentro è ormai perduto per sempre. Nella confezione ce ne sono 5. Il primo lo butti perchè non capisci il lato giusto e attacchi la colla dalla parte della maniglia, quindi in pratica saldi il mobiletto senza poterlo più riaprire. Il secondo lo attacchi bene, ma è i due pezzi che dovrebbero unirsi sono troppo lontani, quindi lo stacchi e ricominci. Dal terzo in poi credi di averne capito il funzionamento, ma ormai te ne restano solo due e devi ricomprare un’altra scatola.
  • Tutti gli angoli sono coperti da una mano a forma di zampa di topolino (il fumetto non un topo qualunque). Hai casa invasa da impronte di guanto bianco che coprono gli angoli, ma non di certo tutta la superficie del mobile, che diventa un’arma impropria a tutti gli effetti.
  • Non ci sono più oggetti di arredamento a meno di un metro e venti da terra. Tutto è sospeso a mezz’aria, perchè non puoi mettere mensole altrimenti si fa male la piccola con gli angoli, non puoi metterli su un tavolino perchè la piccola sbatte contro le zampe e poi muove il tavolo e cade tutto, non puoi agganciarli dall’alto perchè altrimenti sembrano quarti di bue in una macelleria… quindi o butti tutto o li attacchi uno ad uno con lo scotch direttamente sul muro!
  • Tutti i prodotti per lavare, pulire, disinfettare sono chiusi in un unico armadio OFF LIMITS chiuso a chiave, con una password segreta e lo scan retinico per evitare fughe accidentali. Il problema è che in un metro quadrato c’è un concentrato talmente alto di sostanze tossiche che se fai un colpo di tosse più forte del normale rischi di far saltare casa in aria.

E nonostante tutti questi accorgimenti, dopo aver messo la gommapiuma sugli angoli del muro come nei parcheggi dei supermercati, dopo aver rivestito i mobili con le bolle che servono per imballare gli oggetti durante i traslochi, dopo tutto questo Selina è riuscita a farsi male.

Come?

Dove?

Nell’unico centimetro di casa non coperto.

Come se lo avesse cercato.

Come se il suo intento non fosse stato quello di camminare o di esplorare, ma di cercare disperatamente la falla nel piano di mamma e papà.

E una volta trovato il bug, buttarsi a capofitto fino alla tragedia.

Anche con mille occhi, però, è impossibile riuscire a proteggere completamente un figlio e forse da una parte è anche giusto così.

Deve imparare, crescere e farsi male.

Cadere e rialzarsi.

Sbucciarsi le ginocchia, farsi quel graffietto che diventerà un racconto per quando sarà grande (“lo vedi questo, me lo sono fatto cadendo da…”).

E noi non possiamo farci nulla.

Possiamo cercare di limitare al minimo i danni.

Pubblicato in: secondo anno

Nonni santi subito

Risorsa incredibile, per chi può usufruirne, sono i nonni!

Che grande invenzione.

Selina ha la fortuna di averne 4, tutti giovani e virgulti, e soprattutto che vogliono spupazzarsela senza sosta.

Il problema è quando esagerano.

Ho scoperto che praticamente tutto il quartiere dove abitano i miei genitoriconosce mia figlia, persone che per me sono sconosciute mi salutano chiedendo di Selina, dicendo “ma che bella” – “brava, ha iniziato a camminare” – “quanti dentini che ha…”.

Io li guardo in un misto tra il preoccupato e il terrorizzato e un attimo prima di chiamare i carabinieri, telefono a mia madre:

“Mamma, chi è questa signora che parla di Selina?”

“Dai, è XXX quella che abita davanti alla pasticceria, ti ha anche fatto un regalo, non te l’ho portato perchè mi sono dimenticata, ma tu le hai fatto la bomboniera per il battesimo”

“Abbiamo fatto una bomboniera per il battesimo?”

“Ma si, giusto un paio per gli amici stretti”

“Ma da quando?”

“Ora non fare il polemico. Saluta e ringrazia”

E attacca.

Tutti hanno visto le foto e i video di mia figlia, quando ride, quando piange, quando dorme.

Mia madre la porta in giro come la processione del venerdì.

E Selina che fa il miracolo del latte che da solido diventa liquido.

E stringe mani.

E manda baci.

E tocca le persone.

Ecco, forse adesso sono io che sto esagerando.

Però sicuramente i nonni fanno sui nipoti quello che non hanno potuto fare sui figli.

Vedo Selina rotolarsi su mio padre, stare perennemente in braccio a mia madre, dormire nel lettone con loro, comandarli a bacchetta anche se non sa ancora parlare.

Roba che se dicevo una cosa io da piccolo partiva una ciabatta che mi riconcorreva pure dietro gli angoli di casa.

Ma i nonni devono essere santificati per la loro pazienza e per il fatto di poter lasciare per qualche Selina in mani sicure, per poter prendere un po’ di respiro.

Poi arriva la telefonata:

“Ciao, noi andiamo un paio di settimane fuori al paese…”

Gelo.

Panico.

Dolore e sofferenza.

La piccola chiama “nonno… nonna…” e si guarda intorno.

Ok, calma.

Respiriamo.

Decidiamo di andare fuori al paese da loro.

Armi e bagagli e via che si parte.

Appena arrivati, vedo gente che ci saluta, che ci viene incontro.

Molti non li conosco.

Non torno qui in paese da tanti anni.

Eppure è tutto uno sbracciarsi, un avvicinarsi alla macchina, un sorriso costante e continuo.

“Vedi? Si ricordano ancora di me” Dico ingenuamente alla mia signora.

E invece una volta scesi dalla macchina, tutti a buttarsi sulla piccola.

“Questa è la nipote di Anna (mia madre ndr).”

E’ come nelle foto

“Madonna quanto è bella”

“Ma questo barbone chi è?

Mi presento come se fossi l’accompagnatore di mia figlia, e tale sono visto che nessuno mi conosce ma lei è una star.

E riparte anche qui il gioco della processione, del giro del santo per i vicoli e dei baci volanti.

Ma, mentre sono circondato da mani che vogliono toccare Selina e io tento di divincolarmi tipo invasione zombie, sento la sua voce dire: “Nonna”.

Tutti si fermano e mia madre appare per salvare la nipote.

E la gente si disperde.

E la folla torna a casa.

E io e la mia signora possiamo tornare a respirare.

Mentre la piccola si gode i nonni.

E noi il nostro momento di tranquillità.

Pubblicato in: Diario

I vicini di casa

Da un mese a questa parte, hanno affittato la casa davanti alla nostra. Abbiamo visto dalla finestra i lavori di ristrutturazione, la pulizia, il trasloco, la nuova pulizia e finalmente i nuovi inquilini.
Ogni tanto dalla finestra li vediamo passare e pensiamo alle loro vite, casa faranno, che lavoro, saranno simpatici?
L’altro giorno mentre stavo passeggiando, li vedo uscire dal portone.
Loro mi guardano, io accenno un sorriso e loro a testa bassa si allontanano di corsa.
Non capisco il comportamento ma penso sia stata solo una mia impressione.
Un paio di giorni dopo succede una scena simile ma dal fornaio.
Ci penso ma non mi do una spiegazione, finché la sera siamo la pappa a Selina.
Lei è sul seggiolone, giorgia le dà da mangiare e io come al solito faccio i numeri per distrarla.
Ho in testa un secchiello, in mano una padella e sto facendo rimbalzare una palla mentre faccio le boccacce.
Ad un certo punto mi fermo, mi giro e vedo i miei vicini di casa guardarmi con gli occhi sgranati e spaventati attraverso la finestra.
Rivedo quindi tutte le scene di me davanti la finestra che ballo come un matto o con un peluches addosso cercando di far ridere Selina, solo che dalla finestra non si vede la piccola, ma solo un pazzo totale.

Ho capito una cosa.
Bisogna guardare tutta la scena prima di dare un giudizio e non fermarsi al pezzetto di quel che si vede.
Ma soprattutto ora monteró una tenda.

Pubblicato in: Pensieri

Super Eroe

Ho fatto un sogno.
Ho sognato Selina più grande, che mi sveglia nella notte, spaventata perché dice che c’è un mostro nell’armadio della sua cameretta.
E io da buon improvvisatore accetto la proposta e dico: si amore, andiamo a sconfiggerlo.
E ci mettiamo gli scolapasta in testa, e con il mattarello in mano ristabiliamo la pace nella stanza.
Lei dorme felice e io resto ancora un po’ il suo super eroe.

Pubblicato in: Diario, Pensieri

Il mio pianto utile

Squilla il telefono.
– pronto?
– salve sono del centro assistenza della lavatrice. Lei ha richiesto un intervento?
– si non funziona più.
– il problema è che i nostri tecnici sono tutti fuori e c’è una lista di attesa

Stappo il ciuccio da Selina.
Lei piange.

– scusi non ho capito, mi deve scusare ma la piccola di 10 mesi sta piangendo. Diceva?
– domani mattina le va bene l’appuntamento?
– grazie mille, a domani.

Brava amore, ora puoi ninnare.