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GIORNO +60: AUGURI PICCOLA MIA

Chissà cosa stai guardando ora.

Il tuo riflesso nello specchio

di chissà quale casa

con i tuoi capelli

di un colore che andrà di moda

qual’è il colore dei tuoi occhi?

Il riflesso della luce li fa cambiare

come succede con i miei?

O sarai unica come sempre?

Quali odori ci saranno a casa?

Che colori?

Hai qualcuno vicino?

Ci sono io?

So che sarai bellissima,

curiosa, simpatica

innamorata della vita

e appassionata di tutto

ti guarderai e mi vedrai

nel riflesso della tua giovinezza

riscoprendo la mia

come a clonarmi l’anima

Il tempo sta cambiando

lo fa spesso in questo periodo

cosa senti?

Chi c’è?

Ci sono io?

Una voce ti chiamerà dall’altra stanza

dicendo che manchi solo tu

che è tutto pronto

e non puoi ritardare

auguri piccola mia, per tutti i tuoi compleanni futuri.

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GIORNO +20: TANTO PE MAGNA’

L’allattamento al seno è una immagine idilliaca di vita e di gioia.

Con il latte artificiale anche noi uomini possiamo dar da mangiare ai nostri figli e diventare parte integrante della loro crescita.

La prima volta che dai il biberon a tua figlia è un momento magico, la guardi e pensi: che meraviglia.

La prima volta.

Già dalla seconda la magia inizia a scemare.

Calcolando che un neonato mangia in media 8 volte al giorno (ossia circa una volta ogni tre ore), la magia si perde completamente già dopo la prima settimana.

Ad un certo punto diventa un vero e proprio lavoro, con ritmi precisi e prassi da seguire.

Mia figlia credo sia nata a Greenwich perchè ci si può regolare l’orologio sulle sue poppate.

Apre gli occhi e piange come se non mangiasse da sei mesi, anche se ne ha soltanto due.

Un pianto disperato, che sembra implacabile.
Ma che immediatamente smette con l’arrivo del latte, come se fosse la bambina più buona della storia delle bambine.

La prima volta non sai come tenerla, sei attento alla posizione, usi un cuscino per spostarla, inclini il biberon in modo che non si formi aria nella tettarella.

Dopo una settimana sei una macchina da guerra, allatti con una mano e con l’altra stai scrivendo al cellulare mentre guardi la tv. Tua figlia si trova in posizioni talmente innaturale che ogni tanto ti stupisci di come un corpo possa essere così flessibile.

E anche se la tieni nel modo corretto, arriverà sempre qualcuno a dirti che stai sbagliando.

Tua madre, tua moglie, tua suocera, il vicino di casa: la testa è troppo alta, troppo bassa, attento al biberon, ma come la tieni?….

Un uomo che allatta è una scena che sicuramente risulta dolce vista da fuori.

Non alle tre di notte.

Alle tre di notte non c’è niente di dolce.

La poppata delle tre è devastante. Tua figlia riesce a prendere il momento esatto in cui la fase REM è al suo apice e nel tuo sogno stai per salvare la principessa.

Ti alzi impaurito pensando che ti stiano bombardando e che la civiltà ormai non abbia più scampo, mentre invece è solo lei che ha fame.

Metti l’acqua nel biberon.

E lei piange.

Metti il latte in polvere.

E lei piange.

Ti ricordi di non aver scaldato l’acqua, quindi butti tutto.

E lei piange.

Metti l’acqua riscaldata nel biberon.

E lei piange.

Metti il latte in polvere.

E lei piange.

Agiti.

E lei piange.

La prendi in braccio, le dai il biberon.

E lei sorride al mondo.

Finita la poppata, scatta il momento ruttino.

Ognuno ha la sua tecnica, io la metto sulla spalla e cammino per la stanza.

CONSIGLIO PER I PADRI: Qualunque sia la vostra tecnica, non vi annoiate troppo in fretta. Se non fa uno o meglio ancora due ruttini, nel momento in cui la mettete giù, avrà un rigurgito stile film dell’orrore e non solo dovrete lavarla e cambiarla, ma dovrete di nuovo darle da mangiare.

Quando lei dorme, beata e angelica, voi ormai avete irrimediabilmente perso il sonno.

C’è chi guarda la tv, chi legge, chi passeggia.

E chi scrive un blog.

Ore 3.53, provo a dormire, va.

Buonanotte.

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GIORNO +40: I MIEI PRIMI 40 GIORNI

Finalmente sono passati.

Dicono che siano i più duri.

La chiamano la quarantena.

Dicono che i successivi siano peggio.

Gli amici ti dicono: eh, questa è la fase migliore, poi sarà peggio…

Il problema è che lo dicono per tutte le fasi!

Se non cammina, quando gattona sarà un dramma.

Quando gattona, appena cammina bene sarà un dramma.

Quando cammina, aspetta che inizi a chiederti i perchè…

E’ una vera e propria quarantena, in cui sei bombardato da mille informazioni diverse.

Intanto i tuoi ritmi sono completamente cambiati, in 40 giorni non sono riuscito a bere un caffè caldo appena fatto: ogni volta che lo verso mia figlia reclama attenzioni.

40 giorni ti servono per capire se sei pronto alla fuga o al fatto di avere per tutta la vita con te un essere che cresce e che per buona parte del tempo dipenderà da te.

Ma ti serve anche per guardarti allo specchio e capire che sei cresciuto tutto insieme, che ora hai una responsabilità in più e che non c’è solo la parte bella dei regali, del far vedere la piccola agli amici, dei giochi…. ma ci sono anche le poppate notturne, i pianti, le coliche, i pannolini….

I bambini sono meravigliosi quando sei lo zio.

Se sei il padre è un po’ più tosta.

Vedi i capelli bianchi (per chi li ha ancora) e vedi quella ruga che prima non c’era.

Ma se guardi bene, quella ruga è di espressione, di un sorriso che ti spunta quando la vedi e quando ti guarda.

Dopo 40 giorni inizia a seguirti con gli occhi, sorride senza denti e stringe con quelle ditine che sembrano sempre sul punto di spezzarsi.

In 40 giorni cresce in una maniera spaventosa, i vestiti che prima non le entravano ora le stanno piccoli. Capisci adesso perchè ti hanno regalato un quantitativo di vestitini con ancora l’etichetta. Tu farai lo stesso per il prossimo bimbo che nasce.

In 40 giorni impari a:

  • cambiare un pannolino in meno di 1’30”
  • preparare la pappa anche con gli occhi chiusi
  • ottimizzare i tempi di sonno, ossia addormentarsi subito in ogni angolo e in qualsiasi situazione
  • tagliare le unghie di un neonato mentre è distratto dal biberon
  • riconoscere quando un pianto è fame, uno è sonno, uno è caccapipìcolichette

Credo che nessuno stage ti dia tanto in così poco tempo.

Ma allo scadere dei 40 giorni, tutto prende finalmente un ritmo.

Anche la tua signora cambia, i livelli di ormoni nel corpo si regolarizzano e lei torna finalmente ad essere una donna normale e non una figura mitologica metà donna e metà incazzatura.

Se superi i primi 40 giorni, puoi finalmente dire: questa è la fase migliore.

Ora arriva il peggio…

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GIORNO +30: IT’S A WAR, BABY!

Tralasciate le convenzioni tipo: “un figlio ti cambia la vita” – “ti innamori appena lo vedi” – “e’ una cosa meravigliosa”, c’è un’unica frase che unisce tutti i neopadri: “E’ una guerra”.

Come in tutte le guerre, impari subito a riconoscere gli alleati da quelli che non sono ancora stati toccati dalla battaglia.

Torni a casa e tutto ti sembra diverso.

Non è il mondo come lo conoscevi, non c’è nulla che ti ricorda la tua casa del passato.

Riconosci subito una casa abitata da un neonato perchè ha:

  • ovunque fogli scottex per asciugare, pulire e poggiare gli oggetti
  • un pentolino con dell’acqua sui fornelli per sterilizzare
  • diversi set di biberon su vari mobiletti
  • il tavolo del salone adibito a fasciatoio
  • carrozzina, ovetto, passeggino messi in un angolo

Un neo padre lo riconosci subito.

Ha le occhiaie marcate, non da feste notturne ma dalla poppata delle 3.

Ha l’inconfondibile odore di bambino, un misto tra caccasanta e latte.

E’ vestito uguale all’ultima volta che l’hai incontrato.

Ma soprattutto quando ti vede, ti riconosce e ti fa un impercettibile gesto di intesa, che solo noi neopadri possiamo capire.

E’ una guerra, e siamo tutti dalla stessa parte.

Il vantaggio è che se un neopadre incontra una neomamma, questa sarà la sua consigliera per tutto. Dovevo comprare un ciuccio e non sapevo la dimensione esatta.

Ho chiesto ad una farmacista da poco mamma, per poco non regalava metà dei prodotti del banco ed era disposta a fare da baby sitter a mia figlia.

Un amico (già padre) mi ha detto: “Come va? Di che va male, mi raccomando!”

“Perchè?” – ho risposto io

“Perchè se dici che va bene, ti tiri dietro tutte le sfighe di quelli che hanno i figli che piangono sempre!”

Ed è vero.

Quando all’inizio mi dicevano: Eh, non dormi la notte, vero?

Io rispondevo: In realtà si fa anche 4/5 ore di fila

La risposta nei loro visi era un misto di delusione, invidia e odio puro.

Ora dico sempre: “lascia stare, non chiudo occhi da un mese!”

Questo rasserena gli animi e fa vivere in serenità la famiglia.

Ma soprattutto riconosci i neopadri da i nonpadri (o dai padri che hanno figli molto grandi) dalla reazione di quando vedono tua figlia dormire.

I nonpadri allungano le mani, la toccano e cercano di svegliarla per vedere cosa fa.

I neopadri ti stringono la mano, sgozzano un capretto in onore di una divinità pagana e se ne vanno in silenzio senza svegliarla.

Perchè quando un bimbo dorme è tutto merito suo.

Quando si sveglia è solo colpa tua.

Come si dice in tutte le guerre, bisogna solo pensare che stiamo lottando per la pace, per un futuro migliore, in cui lei sarà grande e vorrà dormire e voi la sveglierete di notte solo per il gusto della vendetta…

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Giorno + 11: Pit-Stop (Guida per padri al cambio del pannolino)

Dopo il primo momento di panico, dovuto al ritorno a casa e al nuovo ritmo imposto dalla nascitura, c’è un altro istante in cui tutto sembra perduto e il mondo perde completamente senso.
Quando lei dice:

Amore, io esco un attimo, ci sei tu con la bimba, ok? Tanto ora riposa
Tranquilla, ci penso io.”

Quando lo fa lei, sembra tutto tranquillo, per quale motivo dovrebbe essere difficile senza di lei?


Illuso.

Nell’esatto istante in cui lei esce, la bambina si sveglia e inizia a piangere.
Ma non è il latte che vuole, vuole essere cambiata.
Al mondo può sembrare una bimba innocente, con occhioni grandi e manine piccole.
Si tratta invece di 56 cm che producono un quantitativo di materiale organico inconcepibile per un essere umano normale.
E di tutto questo, ti devi occupare da solo.
Fai un bel respiro, calmati e ascolta questi consigli.

1 – PREPARA LA LOCATION
Sul fasciatoio, metti un asciugamano pulito. Non coprire tutto il fasciatoio con l’asciugamano, per l’ultima parte usa della carta assorbente. Perchè? Fidati. Non vuoi cambiare ogni volta l’asciugamano, vero?

2 – TUTTO A PORTATA DI MANO
Il seguente materiale deve essere alla lunghezza massima del tuo braccio.

  • pannolino
  • fogli di scottex (tanti)
  • salviettine umidificate
  • vestitino
  • busta di plastica per buttare tutto

Se sbagli ora, non avrai occasione per riprenderti.

3 – PRENDILA E DISTRAILA
Il trucco è non farle capire che la stai per cambiare, e soprattutto non farle capire che non sai minimamente come fare.
Se vede la paura nei tuoi occhi, è la fine.
Menti.
Fortissimamente menti.

4 – VELOCE!
Rapidità. Questa è la parola chiave.
Mettiti la tuta rossa e sentiti un uomo del Team Ferrari.
Hai solo pochi decimi di secondo, non puoi sbagliare.
Fai un bel respiro e parti.

5 – LA SEQUENZA PERFETTA

  • sbottona il vestitino
  • apri il pannolino
  • toglilo alzando leggermente le gambine
  • pulisci tuo/a figlio/figlia con la salviettina umidificata
  • cambia il pannolino (sempre alzando le gambine piano)
  • chiudi il vestitino (se non devi cambiarlo)
  • butta tutto nella busta di plastica

Fai attenzione, generalmente si divertono a fare la pipì appena tolto il pannolino, per questo aspetta un secondo prima di toglierlo completamente e usa lo scottex per proteggere tutto quello che hai intorno (anche te stesso).

Una volta eseguiti i cinque punti de “la sequenza perfetta”, potete riportarla nel suo lettino/carrozzina e guardarla mentre chiude gli occhi tutta contenta, aspettando trionfanti la vostra signora.

Un ultima cosa: appena vi girerete, la vostra bambina avrà gli occhi aperti a mezz’asta e un sorriso malvagio che prevede un nuovo cambio, ora però, siete degli esperti!

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Giorno + 1: Tornando a casa

E’ il giorno dell’uscita dall’ospedale.

Finalmente la dimettono e possiamo tornare a casa.
Arrivi lì, mentre lei si sta preparando e vedi altri quasipadri come eri tu e ti senti forte e saggio, di quella saggezza dettata dall’esperienza.
Li guardi e con lo sguardo dici: coraggio, ci siamo passati tutti.
E loro ti guardano come a rispondere: ma chi è questo?
Ripensi a quando a essere in quella situazione eri tu, con la tua signora e il suo pancione, mano nella mano, in attesa della vostra stanza.
Il tutto: solo 72 ore prima.
Incredibilmente ti ritrovi, dopo soli tre giorni, a conoscere tutti i padri che hanno iniziato questo percorso come te, anche se per così poco tempo, accomunati da quel senso cameratesco tipico maschile.
Vi salutate, come vecchi compagni di avventure, sicuri di rincontrarvi sulla via della crescita.
Prendi tua figlia e la tua signora e t’incammini verso la macchina.

Ecco alcune cose pratiche da fare e da ricordare:

1 – Porta la carrozzina e la culletta, poi una volta in macchina trasferisci la bimba sull’ovetto opportunamente pre-installato.
“Perchè non portarla direttamente nell’ovetto, dirai tu quasipadre?
Questa è una domanda molto intelligente, per uno che non ha in mano una bambina appena nata che piange, una donna incinta che non ha, in sostanza, dormito per tre giorni di fila, con il senso già distrutto dal dolore, la macchina parcheggiata in verticale perché non c’era altro posto e gli altri automobilisti che suonano come se foste tutti nel mezzo del capodanno cinese.

2 – Prima di uscire devi registrare tua figlia.

Come? Ti daranno un foglio appena nata, dove l’ostetrica avrà registrato l’orario in cui è nata con i dati della madre (se noti, i dati del padre si riducono a nome e cognome. Stop.).
Alcune strutture ospedaliere, il Fatebenefratelli di Roma, dove sono andato io, è una di queste, hanno al loro interno un servizio per registrare i neonati, altrimenti puoi andare direttamente all’anagrafe con il foglio entro dieci giorni dal parto.

3 – Dopo il parto guidare con la tua signora non sarà più semplice.

Come ho scritto sopra, devi calcolare che non ha dormito per tre giorni e che sogna soltanto un letto morbido e una doccia rinfrescante. Devi comunque fare piano, molto piano, perchè ogni buca è una sofferenza e se il bambino dovesse mai svegliarsi…

4 – Prepara a casa tutto. Non avrai tempo una volta arrivato.

Sterilizza il biberon e mettilo in bella vista, compra il latte anche se lei allatterà tutto il tempo al seno, magari per far dormire tua figlia puoi darle una aggiunta di latte, lei non se ne accorgerà. Prepara anche dei panini o della pasta fredda (questi per te e per la tua signora, non per la piccola, che comunque potrebbe gradire) da poter mangiare appena arrivati; avrete una fame incredibile e non ci sarà tutto questo tempo per cucinare.

L’imprevisto è dietro l’angolo, anche preparandoti tutto non puoi calcolare cosa avrà riservato per te il fato.
Quando meno te lo aspetti, qualcosa potrebbe andare storto, tua figlia se ne accorgerebbe e inizierebbe a piangere… Togli potrebbe.

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Giorno 270: Last, but not least 

L’ultima notte.

Domani, a quest’ora, avrò dentro le orecchie il suono di mia figlia che urla perché ha fame/sonno/pannolinodacambiare.
E io imparerò a riconoscerla tra mille urla di altri figli che hanno fame/sonno/pannolinodacambiare.
Rpienso a quando nove mesi fa tutto è iniziato, e non ci sembrava vero.
A quando quella barretta è apparsa e abbiamo fatto finta di niente, perché non ci credevamo davvero.
A dirla tutta non ci credo davvero nemmeno adesso, e, forse, non ci crederò finché non la vedrò, o forse finché non avrà 18 anni o un figlio tutto suo.
Mi volto indietro e provo a ripercorrere questi nove mesi, che sembrano una infinità mentre invece sono arrivati in un lampo.
Rivedo la mia signora che dorme sul divano per i primi tre mesi, che non riesce a mangiare niente perché le viene la nausea; l’accenno di pancia, che piano piano fa capolino e che alla fine non riesci più a nascondere.
Gli abbracci degli amici che lo scoprono solo ora.
La schiena che fa male, la macchina che fa male, le scale che fanno male, i pesi che fanno male…
Le risate, i sogni, i pensieri, le paure e le prospettive.
Speriamo sia bella come te ma abbia il mio carattere, perché al contrario sarebbe un mostro!

Soprattutto, ripenso alle 5 cose che mi hanno salvato la vita durante l’incintitudine:

1 – IL CUSCINO A FAGIOLO

La prima cosa da comprare, assolutamente. Il costo è irrisorio ma la resa è fantastica.
E’ un cuscino a forma di fagiolo (ne esiste anche una versione più lunga che arriva fin dietro la testa); si infila tra le gambe e sotto la pancia, per sostenerla. Diventerà l’amante ufficiale della vostra compagna.
Ora, non siate gelosi, non strappate la federa, è solo un cuscino.

2 – INTERNET

Per un ansioso come me, avere a portata di mano tutto lo scibile umano sulla puericultura ha in parte sedato la scimmia urlatrice che c’è nel mio cervello e che urla: SCAPPAAAA!
Il problema è che sappiamo la conformazione chimica di plutone, ma non abbiamo un’idea precisa di come crescere un figlio.
Ogni parere è diametralmente opposto all’altro, senza possibili incontri al centro.
Chi da loro l’acqua, chi assolutamente no.
Chi “deve dormire da solo”, chi assolutamente no.
Chi “deve piangere”, chi…
In questo marasma, più leggo, più sento in lontananza un urlo di scimmia che si avvicina…

3 – AMAZON.IT

Ho scoperto un mondo inesplorato, in cui tutto è possibile.
Comprare online prodotti per i bambini fa risparmiare tempo, soldi e fatica e regala la sicurezza di ottenere ogni acquisto dentro casa “entro 3-5 giorni”.
Ho comprato il trittico passeggino e culla, i vari tipi di biberon, volevo comprare anche i vestiti, poi ho riflettuto bene.
Per molte cose c’è Amazon, per tutto il resto ci sono…

4 – I PARENTI

Il 90% di noi ha amici o parenti che hanno partorito da poco e che non vedono l’ora di regalarti tutto il guardaroba e l’attrezzistica comprata inutilmente quando aspettavano il loro primo figlio.
Anche se i vestiti sono da uomo e tua figlia è una femminuccia, tenteranno di metterti giù la cosa come una comoda alternativa alla schiavitù della moda moderna.
Unico rischio: ritrovarsi con 3 culle, 20 completi di tulle rosa uguali e nessun ciuccio.

5 – GLI AMICI

Sono quelli che ti salvano dal crollo psicologico, dandoti tutti i consigli del mondo, senza ovviamente avere neanche l’ombra di un figlio.
Sanno tutte le leggende metropolitane sui figli, ogni storia o fatto è narrato come verità imprescindibile.
Il tutto, però, accompagnato da una bella birra, che aiuta a raccontare le storie.

Ora, non ci resta altro che aspettare, e capire cosa succederà dopo.

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Giorno 270 – Lettera a mia figlia

Ogni tanto mi fermo e penso a come crescerai.
Non sono spaventato, sono curioso, incredibilmente curioso.
Curioso di sapere che faccia avrai, che capelli, che occhi ma, soprattutto, curioso di sapere cosa penserai, quale sarà il tuo colore preferito?
Il tuo piatto preferito?
Cosa preferirai, il mare o la montagna? (spero la montagna, io odio il mare).
Sono curioso di vederti prendere il latte, di cambiarti il pannolino mentre tu ridi perchè non lo so fare.
E poi di vederti gattonare per casa, tirando giù gli oggetti che trovi sul tuo cammino.
Quando dirai la prima parola, cosa dirai? Papà, mamma?
Io vorrei che tu dicessi una parola strana, quindi starò tutto il giorno a sussurrarti all’orecchio: “saggina…”, per poter dire agli amici: “Sai che la prima parola di mia figlia è stata saggina?
Fino a che un giorno, tutta da sola, prenderai la forza e ti alzerai, guardando il mondo da un altro punto di vista, e farai quel primo passo.
E poi un passo e poi un altro, fino a che non girerai da sola.
Poi ci saranno i perchè.
La mia fortuna è che tu sei nata nell’epoca di internet, quindi, quando chiederai, saprò risponderti, connessione permettendo. Anche se alla fine scoprirai che puoi risponderti da sola, che non hai bisogno di un papà, che il tuo uomo è un altro, che ti riempirà il cuore fino a spezzartelo.
E io sarò lì, con la scopa e la colla, per rimettere insieme i pezzi di una vita che ormai sta andando sempre più lontano.
Passo dopo passo.
Fino a vederti un puntino lontano, con un altro uomo che, incredibilmente, assomiglia a me, ma con molti meno anni (e decisamente molto meno bello!), mano nella mano, con un pancione grosso come quello di mamma adesso.
E amerai un figlio, come noi abbiamo amato te, e lì capirai cosa è stato averti e farti percorrere la tua strada.
Così, ti girerai e ci guarderai, specchiandoti in noi, mentre tuo figlio fa il primo passo…
Buona vita, per tutta la vita.
Papà

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Giorno 268 – Guida in stato di Gravidanza

Io sono di Roma.

Non so esattamente come funzioni nelle altre città ma, a Roma, guidare non è semplicissimo.
Per prendere la patente a Roma devi fare degli esami diversi perchè guidare per le strade di Roma ti rende un uomo diverso.
Ho visto monaci tibetani trasformarsi in orribili orchi mentre cercavano parcheggio nelle vie della capitale.
Se si va a meno di una certa velocità si rischia il pubblico linciaggio.
Se si supera a destra, si viene ricoperti di insulti.
Per non parlare di sanpietrini, buche e dossi che si trovano ogni dieci metri.
Poi ovviamente ci sono le doppie e terze file, ognuna con il suo parcheggiatore che smista la folla.

Non tutti, per esempio, hanno in dotazione le frecce, questo crea un po’ di disordine nel capire dove quello davanti a te stia andando.

Ma soprattutto, a Roma, l’originalità delle risposte è il punto forte:

  • “Mo che hai sonato, canta.” (Ora che hai premuto sul clacson, prova a cantare sulla stessa tonalità).
  • .”..e de tu nonno!” (Tipica risposta ad una imprecazione romana che prevede il richiamo degli avi del guidatore di fronte)
  • “Nun t’accollà, tanto nun te la do!” (Non avvicinarti così tanto al retro della mia autovettura, potremmo farci del male.)

Ora, con queste premesse, pensatemi su una punto blu con accanto una donna incintissima che soffre ad ogni minimo sobbalzo.
Ho ricevuto più minacce di morte negli ultimi mesi che in trentun anni di vita.
E siamo sotto doppio attacco!
Dietro c’è chi vorrebbe lapidarti se non acceleri, accanto, hai una donna incinta che minaccia di staccare parti del tuo corpo se non vai piano.

Così, con le quattro frecce e una media di 10 km/h mi incammino verso casa, pieno di calma, pazienza, e tanta speranza.

Un signore con il bastone mi supera in velocità e mi saluta sorridendo.

L’unica, magra, consolazione sta negli occhi di quei padri che ti superano, che alzano il braccio per indicarti la via per quel paese ma poi vedono lei, con il suo pancione e ti guardano, con quel misto di comprensione e compassione, come a dire: vai fratello, sei tutti noi.

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Giorno 264: I consigli degli amici

Ad una settimana dal grande evento, parte il conto alla rovescia e si ingigantiscono anche paure e ansie.
Sei li che mangi un panino, quando arriva tua madre e ti dice:
“Beh, ci pensi che questo è l’ultimo Week End in due? Poi sarete in tre.


Panico

Ok, respira. Respira.

Non avevi calcolato la cosa da questo punto di vista.

Ringrazi tua madre cercando di ricordare che i suoi avi sono anche i tuoi, quindi non puoi prendertela con loro, e ricominci a prendere colore.
E questa settimana sarà l’ultima di tante cose.

L’ultimo lunedì, l’ultimo pranzo del martedì, l’ultimo cinema del mercoledì.. in due.
Pensi che possa esser una buona idea incontrare qualche amico raccontargli i tuoi pensieri.

Ecco le 5 tipologie di amico che ti danno consigli sui figli

Il catastrofico

E’ quel tuo amico, sui quaranta, non vuole ancora sentir parlare di famiglia, affetti, storia, relazione… Parole come “convivenza”, “fidanzata”, “amore” sono tabù per lui.
Quelle che ti dirà, saranno solo parole di puro terrore:
Ma che sei pazzo? Perchè lo hai fatto? Ti hanno minacciato? Dimmelo che ti salvo io!”.
Non è possibile intavolare un discorso costruttivo con lui ma il lato positivo è che è sempre disponibile per una birra e due chiacchiere (che non prevedano la parola figli).

L’esaltato

E’ quel tuo amico che non vede l’ora di diventare padre e tutto per lui potrebbe essere meraviglioso, se solo avesse una piccola creatura da amare.
Il mondo è il posto giusto dove far crescere un figlio, un piccolo batuffolo profumato che vuole solo amore.
Ogni tuo dubbio verrà immediatamente sedato dai suoi discorsi e, se non bastasse, ti mostrerà le foto di bambini sorridenti (presi da internet, perchè lui non è ancora padre)

L’ansiogeno

E’ quello che ti crea solo ed esclusivamente ansia, dandoti consigli generici tipo il TG4 d’estate.
Dormi ora che puoi.” – “Piangerà tutto il tempo, come farai con i vicini?” – “Oddio, hai comprato tutto quello che c’era da comprare?
Per lui non sarai MAI pronto alla paternità, sarai sempre venti passi indietro e ti mancherà quella cosa essenziale per la buona crescita di un figlio.

Il poeta

E’ quello che vede il rosa in tutto. Diventare padre è come far sbocciare una rosa in un campo in cui tu sei il giardiniere e per farla crescere devi curarla e innaffiarla ogni singolo istante, con sole e amore.
Non aiuta molto a districare i tuoi dubbi ma sicuramente scatta l’applauso ogni volta che finisce una frase.

Il saggio

E’ l’unico che ha figli e che può dirti realmente quello che c’è da fare.
Si esprime, però, in maniera criptica, come se non volesse fare spoiler di ciò che succederà nella prossima puntata.
Finisce le sue frasi con: “Beh, questo poi lo vedrai… Capirai più avanti quelli che ti sto dicendo… Non ti rovino la sorpresa…

Forse è la rivincita che hanno tutti i neo-padri rispetto ai consigli che gli hanno dato prima.
Vedremo se tra qualche tempo, toccherà a me.