Ho fatto un sogno.
Ho sognato Selina più grande, che mi sveglia nella notte, spaventata perché dice che c’è un mostro nell’armadio della sua cameretta.
E io da buon improvvisatore accetto la proposta e dico: si amore, andiamo a sconfiggerlo.
E ci mettiamo gli scolapasta in testa, e con il mattarello in mano ristabiliamo la pace nella stanza.
Lei dorme felice e io resto ancora un po’ il suo super eroe.
Tag: figlio
Tesori nascosti
Spariscono le cose dentro casa.
Un giorno scoprirò dove Selina le seppellisce.
Un giorno troverò un tesoro fatto di tappi, ciucci e giocattoli.
Un giorno.
Ma non oggi.
Il mio pianto utile
Squilla il telefono.
– pronto?
– salve sono del centro assistenza della lavatrice. Lei ha richiesto un intervento?
– si non funziona più.
– il problema è che i nostri tecnici sono tutti fuori e c’è una lista di attesa
Stappo il ciuccio da Selina.
Lei piange.
– scusi non ho capito, mi deve scusare ma la piccola di 10 mesi sta piangendo. Diceva?
– domani mattina le va bene l’appuntamento?
– grazie mille, a domani.
Brava amore, ora puoi ninnare.
I regali (che fai, la vizi?)
Selina ha visto una bambola in mano ad una bambina.
Ha sorriso e si è allungata per prenderla.
E niente.
Sono andato di corsa al negozio e gliene ha comprate 7.
Che faccio? La vizio?
Ma come si può resistere a quel sorriso?
Ed ha solo 11 mesi….
Al parco con #selina
Al parco con Selina.
Incontriamo un altro papà con un’altra bambina.
– che bella. Come ti chiami?
– Selina. E lei?
– Alice.
– Quanto ha?
– 11 mesi. E lei?
– noi quasi un anno.
– ah.
– e dorme?
– ogni tanto. Alcune volte si sveglia un paio di volte e ti spezza il sonno.
– ah no, Alice ha dormito da subito tutta la notte.
– brava. Lei da quando ha iniziato mettere i dentini la notte si agita.
– ah no, Alice ha messo subito tutti i dentini senza un lamento.
– tutti?
– si, si. Tutti.
– ah. Selina ha iniziato da poco a giocare con le costruzioni.
– ah no, Alice ha fatto una app da sola per tradurre i suoi pianti in parole.
– Perché non parla ancora?
– Dice qualche parola.
– ah no. Selina parla già due lingue. Mi scusi ma ora vado perché sono un pó stanco. Per fortuna guida lei.
– perché ha la patente?
– già da un anno e mezzo. Buona giornata.
GIORNO +260: COME QUANDO INIZIA A INTERAGIRE
Per i primi mesi tutto è nuovo, tutto è diverso, tutto è ciclico.
Poi un giorno, vedi che lei ti guarda in modo strano.
E vuole giocare.
All’inizio sei incredulo.
Non sei sicuro se stia facendo quella cosa a caso o se voglia veramente giocare con te.
Poi invece capisci che è proprio con te che ce l’ha.
La mia prima volta è stato verso i 4 mesi, quando le facevo il solletico sulla pancia; mi sono fermato, lei mi ha guardato e mi ha fatto la pernacchia.
Forse ha avuto un riflesso incondizionato.
Le faccio ancora il solletico, mi fermo e lei mi rifà la pernacchia.
Faccio la prova del nove la terza volta e per la terza volta lei ride e mi richiama al gioco.
E niente, da lì in poi il mio cervello se ne è andato.
Ora si incanta sui giochi e continua fino allo strenuo delle forze.
Si diverte da morire con “bu bu settete” e adesso lo fa da sola: si mette dietro il divano e appare ridendo, per poi sparire di nuovo e riapparire.
Il problema è che va avanti così per un’oretta buona.
E se non ridi anche tu, lei piange.
Lasciandola con la nonna, ogni tanto le vedo fare delle cose nuove.
Un giorno batte le mani.
Un giorno manda baci.
Lo dico a mia madre e lei dice: “ah si, ci abbiamo giocato tutto il giorno”.
Il problema è quando sei con gli altri, perchè il rischio più grande è quello di farla diventare una star del circo: guarda come manda il bacio… dai amore, manda bacio….fai ciao con la manina… dai, ciaooooo…. eppure oggi lo faceva…. di papà… mamma…. dai…
Solo che è più forte di noi, non riusciamo a stare fermi, a non chiedere ad una bambina piccola di fare delle cose che gli abbiamo appena insegnato a fare.
Anche se lei non ne capisce il significato e ripete a pappagallo, per noi diventa la bambina più intelligente della storia, e ci immaginiamo nobel per la fisica solo perchè ha fatto “batti batti le manine” da sola!
Però ogni tanto ti fermi e pensi: pensi a quanto sia importante il tuo ruolo e a quanto lei stia prendendo da te. I tuoi gesti, i tuoi atteggiamenti, lei li prende come una spugna.
E ti senti responsabile della sua crescita, in questo momento sai che ogni cosa che fai sarà ripetuta e assimilata da un cervello in continua evoluzione.
Quindi ti fermi, ci pensi bene e invece di litigare al telefono per lavoro, discutere con la televisione per un servizio che non ti piace o alzare i toni durante una conversazione, magari è meglio contare fino a 20, 30, 50… così lei capirà che nella vita non serve per forza piangere e urlare se non ci guardano fare bubu settete, ma si può anche respirare e contare e sorridere al mondo.
GIORNO + 178: QUELLA MAIALA DI PEPPA
Analisi semiseria di una delle serie tv della “loro” generazione
C’è un cartone animato ultimamente che sta spopolando.
Peppa Pig.
Si tratta di un maialino e della sua famiglia: mamma pig, papà pig, nonno pig….
Le puntate sono molto semplici e catturano l’attenzione dei bambini per i disegni bidimensionali e i colori pastello.
Tutto molto bello ma se guardate bene una puntata, troverete delle cose strane.
Sorvolo sul fatto che tutti dicono a Peppa che sua madre è una maiala e lei ne è felice, non credo che questo sia molto educativo, ma sorvolo ![]()
Per prima cosa ci sono tanti animali che parlano, che hanno un lavoro, una casa, dei cuccioli.
E questi stessi animali allevano degli altri animali che invece non possono parlare.
Nonno pig ha delle galline a cui da del cibo.
Un maiale che dà del cibo alle galline.
Peppa pig gioca nello stagno, sale sulla barca guidata dalla signora coniglio e danno le molliche di pane alle anatre.
Un Maiale su una barca guidata da un Coniglio da da mangiare a delle Anatre.
Ora io credo che sia una tenera vendetta degli autori che leggendo all’epoca topolino si chiedevano perchè nonna papera desse da mangiare ai maiali nella stalla.
In più la signora mucca (notoriamente una vacca) fa la veterinaria.
Capito?
Una mucca che parla che cura degli animali che non parlano.
Perchè devono esserci animali di serie A e animali di serie B? Questa è discriminazione.
Razzismo animale allo stato puro.
Ma non è tutto.
Ogni casa sta sul cucuzzolo di una montagna, con un grado di pendenza che ucciderebbe Masner, ma loro vanno avanti e indietro con diversi automezzi.
Il treno del villaggio è guidato dalla signora coniglio.
Il pulmino della scuola è guidato dalla signora coniglio.
L’elicottero di salvataggio è guidato dalla signora coniglio.
Quindi o la signora coniglio ha una patente con tutte le lettere dell’alfabeto o nel villaggio c’è una assoluta necessità di personale qualificato.
In più Peppa Pig ha un fratello che si chiama George.
I genitori erano ovviamente ubriachi dando ad una il nome Peppa (ossia Giuseppina) e all’altro George, oppure era sempre una vendetta degli autori contro il principe di Inghilterra ritenuto un porco.
Non ci è dato sapere l’età del maialino George, ma sappiamo una cosa: adora i dinosauri.
Va in giro con un dinosauro giocattolo tutto il giorno.
Soprattutto sa dire solo una parola: dinosauro.
Dice solo questo.
Non mamma, papà, peppa.
No.
Dinosauro.
Nessun bambino sa dire solo una parola, e per di più così complicata come “dinosauro”, senza essere rinchiuso in un centro specialistico.
Ma nessuno se ne accorge e tutti ridono felici.
Ogni puntata finisce con un attacco epilettico in cui tutti si sdraiano a terra e si muovono in maniera convulsa.
Quindi non solo questo cartone è razzista, non solo dimostra un mondo in cui non c’è disoccupazione e quindi illude i bambini facendogli credere che troveranno lavoro facilmente, ma soprattutto non prende in considerazione malattie importanti che vengono derise e sbeffeggiate.
Quindi genitori, la prossima volta che lasciate soli i vostri figli davanti a Peppa Pig, pensate a tutto questo prima di dire: ma è solo un maialino.
GIORNO +170: QUELLO CHE MI HA DATO IL 2015
Il 2015 mi ha dato te.
E io ho paura dei cambiamenti. Ho paura di non averti con il nuovo anno, di cancellare quello che è ed entrare in quel che sarà.
E allora faccio la valigia e mi sposto più veloce del sole.
Da meridiano a meridiano sento dietro di me la scia dei tappi che saltano, dei baci rubati, dei messaggi che non dovevi mandare.
E arrivo in una piccola isola, l’ultimo baluardo tra noi e il futuro.
Ti stringo a me e vedo i secondi che si avvicinano allo zero.
Chiudo gli occhi.
Talmente stretti da farmi male.
Li chiudo per trattenere i ricordi, per imprimere nella mente il suono delle tue risate.
E mentre penso a tutto questo, sento rumori di festa e pacche sulle spalle e non ti sento perché non prende bene ma tanti auguri.
Apro gli occhi piano piano.
E tu sei ancora qui tra le mie braccia.
E capisco che il nuovo non spaventa, ma fa solo crescere.
Allora abbracciami ancora un pó, godiamoci questo oggi e aspettiamo insieme il prossimo anno.
E poi il prossimo.
E quello dopo ancora…
GIORNO +57: LA PRIMA VACANZA (IN TRE) – Prima parte
Agosto.
Non un agosto qualunque.
L’agosto più caldo degli ultimi 200 anni.
Non so come combattevano il caldo 200 anni fa, so che io, la mia signora e la piccolina ci siamo murati in casa sotto l’unica fonte di refrigerio che è il condizionatore.
N.B.: ricordarsi di santificare chi ha creato il condizionatore.
Non potendo però vivere di sola aria (seppur condizionata), ogni tanto dovevamo uscire per la spesa e il posto perfetto era il centro commerciale.
Ogni volta che entro in un centro commerciale, mia figlia crolla dal sonno.
Ma non potevamo continuare a fare su e giù per un grande magazzino, quindi ci armiamo di pazienza e coraggio e cerchiamo una settimana da qualche parte.
Certo, cercarla ad agosto è come cercare una zona d’ombra nel deserto a mezzogiorno, ma la speranza è l’ultima a morire.
Mare non piace a me.
Montagna non piace a lei.
Collina è noiosa.
Pianura fa caldo.
Lago… lago!
Abbiamo trovato lago nel pagliaio. (scusate.)
Un buon compromesso tra mare e montagna, tra caldo e fresco; si scegliamo il lago di Garda, dove siamo stati anche l’anno precedente (ma in due).
CONSIGLIO PER I PADRI: Quando si deve partire, si deve calcolare un periodo di ritardo standard da collegare alla propria signora. Una volta capito il tempo di attesa, lo si deve moltiplicare per 3 per capire quanto ci metterete ad uscire una volta che avrete un figlio/a.
La regola del 3 può sembrare esagerata, ma per qualunque cosa vogliate fare, sappiate che il tempo che ci mettete sarà triplicato, è matematico.
Partiamo all’alba, prima poppata delle 6.
Io do il latte, la signora finisce le valigie.
Io finisco il latte, la signora non finisce le valigie.
Le do una mano, perchè in più c’è da fare anche la valigia della bambina.
VALIGIA MIA:
- n° mutande a seconda del numero dei giorni
- stesso per i calzini
- 1 pantalone lungo (con l’altro ci parto)
- 1 pantaloni corti (ma tanto farà freddo)
- 4 magliette corte
- 2 magliette lughe
- un maglioncino
- sacchetto con spazzolino, deodorante, sapone…
- un libro + caricabatterie cellulare.
VALIGIA DI LEI:
- 2 gonne
- 3 pantaloni lunghi
- 2 short
- 3 paia di scarpe
- 5 camicie
- 4 maglie
- un costume da bagno
- un maglione di lana
- una coperta di cotone
- mutandine e calze in numero superiore ad infinito
- reggiseni q.b.
- Un prosciutto (per il viaggio)
- Sciarpa e giacca a vento
- Un libro
- Un’altra borsa per trucchi e struccanti
LA BORSA DELLA BAMBINA:
- Termos con l’acqua calda
- Dosi del latte in polvere.
- Pannolini.
- Fasciatoio portatile.
- Pezzetta per eventuale ruttino
- 2 biberon (meglio 3)
- Tisana in polvere
- Altra busta di latte in polvere
- Vestitini corti
- Vestitini lunghi
- Acqua per lei
- Ciucci
- Pulisci ciuccio
- Copertina leggera e pesante
- Cambio delle lenzuola della culletta
IMPORTANTE: RICORDARSI DI PORTARE IL CUCCHIAIO DOSATORE PER IL LATTE IN POLVERE
Ok, abbiamo preso tutto.
La domanda spontanea è: ma non potevamo farle ieri le valigie? Non trovo risposta nella mia signora.
“Devo però almeno pulire la cucina, altrimenti quando torniamo è sporca”
Intanto il tempo scorre.
“Ok, ci sono. Partiamo?”
E la piccola piange.
“Oddio, perchè piange?”
“Perchè sono già passate tre ore. Ha fame.”
E così l’idea di partire all’alba sfuma inesorabilmente.
CONTINUA….
GIORNO +63: RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI ( Ovvero consigli per chi si fosse messo in contatto solo ora)
Dall’alto dei miei due mesi e mezzo di paternità ho capito alcune cose che prima ovviamente non sapevo.
Ho sempre odiato le frasi tipo: “non sei genitore, non puoi capire”.
Ora che lo sono capisco.
Ma non per questo infierisco su chi non ne ha.
Prima della nascita di mia figlia ho studiato praticamente di tutto.
Avrei potuto prendere una laurea in puericultura o perlomeno organizzare un corso per la regione su come si cresce un figlio.
Poi lei è nata veramente.
E ho buttato tutti i libri e il sapere che avevo.
Ecco di seguito le 10 cose che ho capito fino ad ora (e che sicuramente saranno sbagliate tra qualche mese)
1 – Non sottovalutare i giorni del parto.
Nel giorno più bello della vostra vita, la tua signora sarà in ospedale a fare il lavoro più duro, mentre noi saremo senza far niente in attesa.
Sbagliato! GODITI QUESTI GIORNI. Passeranno molti anni prima di riavere casa completamente per te senza nessuno. Dormi, mangia, ubriacati, (ri)guarda tutta la saga di Guerre Stellari. Fai qualunque cosa, ma falla. Fidati.
2 – Non siamo così inutili.
Appena nata, tutti corrono in ospedale a complimentarsi.
Tutti baciano la tua signora.
E tutti ti dicono: va beh, ma tu non hai fatto niente, il grosso lo ha fatto lei.
E tu sei relegato al ruolo di parente lontano, che viene a trovare la nascitura.
Addirittura alcuni ospedali non ti fanno neanche rimanere dentro in quanto padre, ma hai gli stessi orari di Zia Elide che viene dall’umbria.
Ma non disperare.
Il ruolo del padre è quello del filtro. Siamo muri contro il mondo che vuole allungare le dita e dar fastidio al sonno di tua figlia, siamo il supporto per i primi giorni della nostra signora che è ancora bombardata dagli ormoni, siamo i risponditori di telefono mentre lei allatta…
3 – Un figlio non avvicina.
Lo so che questo che sto per dirti distrugge ogni tua idea di romanticismo e sicuramente mi creerà mille commenti feroci di tante mamme, ma in realtà un figlio non avvicina la coppia, ma la allontana.
Un figlio trasforma l’equilibrio che avete creato mentre eravate in due, lo distrugge e ne crea uno nuovo. Ma per crearlo, bisogna essere realmente forti e sapere che questo tempo passerà.
Se riuscite a superare questa prima fase, poi non ce ne sarà per nessuno.
Un figlio non avvicina, ma cementifica la coppia se è forte di partenza.
4 – Non serve dormire prima.
La frase classica mentre si è in attesa di un figlio è: Hai dormito tanto? Tra poco non lo farai più.
Il problema è che non siamo un accumulatore di sonno, non abbiamo (purtroppo) una batteria di riserva che intanto possiamo mettere a caricare mentre facciamo altro.
Quando nascerà, ti terrà sveglio la notte.
Ma se siete in due potete organizzarvi con i turni (se non allatta al seno), puoi dare una mano a fare tutto il resto mentre lei allatta, potete dividervi il peso e dormire mentre l’altro cura la bambina.
E’ un gioco di squadra, solo che adesso la squadra è a 3.
5 – Lui/Lei lo sa quando mangi.
L’orologio biologico di un figlio non è tarato su un suo bisogno fisiologico.
Questo è quello che vogliono farvi credere.
In realtà lui/lei sa quando mangi.
Ed è esattamente in quel momento che avrà fame!
Vedo mia figlia dormire serenamente.
Allora cucino, preparo qualcosa, compro roba già pronta…
Appena porto la forchetta alla bocca sento: “waaaaa”
E’ così per tutti.
Non prendo un caffè caldo da oltre due mesi.
6 – Aspetta prima di toglierlo (il pannolino)
C’è un simpatico gioco che fanno praticamente tutti i bambini: appena li cambi, nel passaggio dal vecchio al nuovo pannolino, decidono che quello è il segnale per fare pipi.
E’ matematico, non si sbaglia.
E allora ricorda: una volta aperto il pannolino, prima di mettere il nuovo, aspetta.
Aprilo, ma lascialo li.
Ah, lo avessero detto a me….
7 – White noises
E infine arrivò la prima colica.
Un pianto disperato, senza sosta.
Non c’era niente al mondo che potesse calmarla o lenire questo dolore devastante.
Poi la mia signora decide di accendere il phon, perchè lei si calma così quando le fa male qualcosa.
E magicamente il pianto sparisce.
Si chiamano White noises e sono tecnicamente dei rumori continui tipo l’aspirapolvere, il ventilatore, il phon… e servono ad annullare gli altri suoni intorno e a tranquillizzare il bambino.
Esistono anche delle applicazioni sul cellulare, dove si possono mettere questi suoni vicino la culletta.
Con la mia funzionano.
8 – La cacca NON è santa
Non so chi abbia messo in giro questa voce, ma sicuramente era uno senza figli.
I bambini fanno la cacca non ancora con regolarità e molte volte hanno dei fastidi e problemi.
Il punto è che quando la fanno, l’ONU viene a bussare per chiedere se abbiamo armi di distruzione di massa.
A volte non credo sia concepibile che un essere così piccolo possa produrre qualcosa di così grande. Ma soprattutto lei aspetta me, quando siamo soli e quando sa che sono più vulnerabile.
Allora colpisce.
E di santo c’è veramente ben poco…
9 – Se piangi, se ridi…
Fortunatamente mia figlia ha iniziato a ridere da subito.
Forse perchè ancora non sa cosa le riserverà il futuro.
O forse perchè mi sta prendendo in giro su come mi comporto con lei.
Sta di fatto che quando piange ha dei codici ben precisi e ogni pianto ha un significato diverso.
Mano in bocca = Pappa
Mano sull’orecchi = Ninna
Gambe in alto = Puzzetta
E così via fino a creare un vocabolario Italiano-Selina, Selina-Italiano
Fondamentale: Tutti i bambini hanno il singhiozzo e il rigurgito.
La prima volta è devastante. Ti senti impotente e pensi che non ci sia più niente da fare. Dopo la quarta volta hai già capito che si tratta solo di doverla cambiare di nuovo.
Non ti agitare, è normale.
Il singhiozzo passa da solo, oppure basta un goccio di latte/tisana da farle bere per riassestare il diaframma.
10 – Stai qui, ora.
Non andare troppo a pensare a cosa farà all’università.
Non pensare a come potrebbe essere quando sarai tu vecchio e lei ti accudirà.
O anche solo a quando camminerà e sarà autonoma.
Pensa ad ora.
Al primo sorriso.
A quando ti guarda e ti riconosce.
Al suono dei suoi versetti.
Stai qui e goditi tutto, ogni giorno c’è qualcosa di nuovo.
E ogni giorno scopri qualcosa di te che non sapevi.
Goditela.
