Pubblicato in: Diario

Il trasloco

Lo abbiamo rimandato fino all’ultimo.

Abbiamo fatto finta di niente, ma quel giorno è arrivato.

Bisogna cambiare casa.

Ormai Selina sta crescendo e stare tutti nella stessa cameretta è diventato impossibile.

Lei ha già molte più scarpe di me, tre volte i miei vestiti e occupa praticamente tutto un letto matrimoniale.

Quindi urge un cambio di vita.

Chiamo una ditta per le cose più grandi e faccio avanti e indietro con le mille scatole che ho preparato.

Credo che la roba si auto riproduca, perché più me tolgo e più ne trovo in giro per casa.

Quando arriviamo a casa nuova, non c’è ancora nulla. Pacchi su pacchi di roba messa a caso. Non trovo un cambio neanche a pagarlo. Ormai da Ikea mi chiamano per nome e mi salutano.

E poi entra lei.

Selina si guarda intorno e dice: eraviglioso (sarebbe meraviglioso, ma la M da ancora difficoltà).

Corre e gira per stanze che non conosce, si butta a terra e esplora ogni angolo.

Poi si ferma e mi guarda.

– Papà.

– Dimmi amore

– Andiamo casa?

– Amore, questa sarà casa per un po’.

– Certo certo. (È il suo modo di dirmi che ha capito).

Si gira e se ne va con il suo peluche sotto braccio. Ma non la vedo soddisfatta.

Dopo poco torna e dice:

– Ora casa?

E qualcosa in me fa crack.

– Amore, quella casa non c’è più. Ora staremo qui.

– Certo certo.

E sgambetta via.

Quando arriva la sera, la mettiamo a letto e poco prima di addormentarsi con la bocca impastata di sonno dice:

– Papà mio. Mamma mia. Casa qui.

E si addormenta.

Ora si che ci siamo veramente trasferiti.

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GIORNO +30: IT’S A WAR, BABY!

Tralasciate le convenzioni tipo: “un figlio ti cambia la vita” – “ti innamori appena lo vedi” – “e’ una cosa meravigliosa”, c’è un’unica frase che unisce tutti i neopadri: “E’ una guerra”.

Come in tutte le guerre, impari subito a riconoscere gli alleati da quelli che non sono ancora stati toccati dalla battaglia.

Torni a casa e tutto ti sembra diverso.

Non è il mondo come lo conoscevi, non c’è nulla che ti ricorda la tua casa del passato.

Riconosci subito una casa abitata da un neonato perchè ha:

  • ovunque fogli scottex per asciugare, pulire e poggiare gli oggetti
  • un pentolino con dell’acqua sui fornelli per sterilizzare
  • diversi set di biberon su vari mobiletti
  • il tavolo del salone adibito a fasciatoio
  • carrozzina, ovetto, passeggino messi in un angolo

Un neo padre lo riconosci subito.

Ha le occhiaie marcate, non da feste notturne ma dalla poppata delle 3.

Ha l’inconfondibile odore di bambino, un misto tra caccasanta e latte.

E’ vestito uguale all’ultima volta che l’hai incontrato.

Ma soprattutto quando ti vede, ti riconosce e ti fa un impercettibile gesto di intesa, che solo noi neopadri possiamo capire.

E’ una guerra, e siamo tutti dalla stessa parte.

Il vantaggio è che se un neopadre incontra una neomamma, questa sarà la sua consigliera per tutto. Dovevo comprare un ciuccio e non sapevo la dimensione esatta.

Ho chiesto ad una farmacista da poco mamma, per poco non regalava metà dei prodotti del banco ed era disposta a fare da baby sitter a mia figlia.

Un amico (già padre) mi ha detto: “Come va? Di che va male, mi raccomando!”

“Perchè?” – ho risposto io

“Perchè se dici che va bene, ti tiri dietro tutte le sfighe di quelli che hanno i figli che piangono sempre!”

Ed è vero.

Quando all’inizio mi dicevano: Eh, non dormi la notte, vero?

Io rispondevo: In realtà si fa anche 4/5 ore di fila

La risposta nei loro visi era un misto di delusione, invidia e odio puro.

Ora dico sempre: “lascia stare, non chiudo occhi da un mese!”

Questo rasserena gli animi e fa vivere in serenità la famiglia.

Ma soprattutto riconosci i neopadri da i nonpadri (o dai padri che hanno figli molto grandi) dalla reazione di quando vedono tua figlia dormire.

I nonpadri allungano le mani, la toccano e cercano di svegliarla per vedere cosa fa.

I neopadri ti stringono la mano, sgozzano un capretto in onore di una divinità pagana e se ne vanno in silenzio senza svegliarla.

Perchè quando un bimbo dorme è tutto merito suo.

Quando si sveglia è solo colpa tua.

Come si dice in tutte le guerre, bisogna solo pensare che stiamo lottando per la pace, per un futuro migliore, in cui lei sarà grande e vorrà dormire e voi la sveglierete di notte solo per il gusto della vendetta…

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Giorno + 11: Pit-Stop (Guida per padri al cambio del pannolino)

Dopo il primo momento di panico, dovuto al ritorno a casa e al nuovo ritmo imposto dalla nascitura, c’è un altro istante in cui tutto sembra perduto e il mondo perde completamente senso.
Quando lei dice:

Amore, io esco un attimo, ci sei tu con la bimba, ok? Tanto ora riposa
Tranquilla, ci penso io.”

Quando lo fa lei, sembra tutto tranquillo, per quale motivo dovrebbe essere difficile senza di lei?


Illuso.

Nell’esatto istante in cui lei esce, la bambina si sveglia e inizia a piangere.
Ma non è il latte che vuole, vuole essere cambiata.
Al mondo può sembrare una bimba innocente, con occhioni grandi e manine piccole.
Si tratta invece di 56 cm che producono un quantitativo di materiale organico inconcepibile per un essere umano normale.
E di tutto questo, ti devi occupare da solo.
Fai un bel respiro, calmati e ascolta questi consigli.

1 – PREPARA LA LOCATION
Sul fasciatoio, metti un asciugamano pulito. Non coprire tutto il fasciatoio con l’asciugamano, per l’ultima parte usa della carta assorbente. Perchè? Fidati. Non vuoi cambiare ogni volta l’asciugamano, vero?

2 – TUTTO A PORTATA DI MANO
Il seguente materiale deve essere alla lunghezza massima del tuo braccio.

  • pannolino
  • fogli di scottex (tanti)
  • salviettine umidificate
  • vestitino
  • busta di plastica per buttare tutto

Se sbagli ora, non avrai occasione per riprenderti.

3 – PRENDILA E DISTRAILA
Il trucco è non farle capire che la stai per cambiare, e soprattutto non farle capire che non sai minimamente come fare.
Se vede la paura nei tuoi occhi, è la fine.
Menti.
Fortissimamente menti.

4 – VELOCE!
Rapidità. Questa è la parola chiave.
Mettiti la tuta rossa e sentiti un uomo del Team Ferrari.
Hai solo pochi decimi di secondo, non puoi sbagliare.
Fai un bel respiro e parti.

5 – LA SEQUENZA PERFETTA

  • sbottona il vestitino
  • apri il pannolino
  • toglilo alzando leggermente le gambine
  • pulisci tuo/a figlio/figlia con la salviettina umidificata
  • cambia il pannolino (sempre alzando le gambine piano)
  • chiudi il vestitino (se non devi cambiarlo)
  • butta tutto nella busta di plastica

Fai attenzione, generalmente si divertono a fare la pipì appena tolto il pannolino, per questo aspetta un secondo prima di toglierlo completamente e usa lo scottex per proteggere tutto quello che hai intorno (anche te stesso).

Una volta eseguiti i cinque punti de “la sequenza perfetta”, potete riportarla nel suo lettino/carrozzina e guardarla mentre chiude gli occhi tutta contenta, aspettando trionfanti la vostra signora.

Un ultima cosa: appena vi girerete, la vostra bambina avrà gli occhi aperti a mezz’asta e un sorriso malvagio che prevede un nuovo cambio, ora però, siete degli esperti!

Pubblicato in: Consigli, Diario, E' Nata, In pratica

Giorno + 1: Tornando a casa

E’ il giorno dell’uscita dall’ospedale.

Finalmente la dimettono e possiamo tornare a casa.
Arrivi lì, mentre lei si sta preparando e vedi altri quasipadri come eri tu e ti senti forte e saggio, di quella saggezza dettata dall’esperienza.
Li guardi e con lo sguardo dici: coraggio, ci siamo passati tutti.
E loro ti guardano come a rispondere: ma chi è questo?
Ripensi a quando a essere in quella situazione eri tu, con la tua signora e il suo pancione, mano nella mano, in attesa della vostra stanza.
Il tutto: solo 72 ore prima.
Incredibilmente ti ritrovi, dopo soli tre giorni, a conoscere tutti i padri che hanno iniziato questo percorso come te, anche se per così poco tempo, accomunati da quel senso cameratesco tipico maschile.
Vi salutate, come vecchi compagni di avventure, sicuri di rincontrarvi sulla via della crescita.
Prendi tua figlia e la tua signora e t’incammini verso la macchina.

Ecco alcune cose pratiche da fare e da ricordare:

1 – Porta la carrozzina e la culletta, poi una volta in macchina trasferisci la bimba sull’ovetto opportunamente pre-installato.
“Perchè non portarla direttamente nell’ovetto, dirai tu quasipadre?
Questa è una domanda molto intelligente, per uno che non ha in mano una bambina appena nata che piange, una donna incinta che non ha, in sostanza, dormito per tre giorni di fila, con il senso già distrutto dal dolore, la macchina parcheggiata in verticale perché non c’era altro posto e gli altri automobilisti che suonano come se foste tutti nel mezzo del capodanno cinese.

2 – Prima di uscire devi registrare tua figlia.

Come? Ti daranno un foglio appena nata, dove l’ostetrica avrà registrato l’orario in cui è nata con i dati della madre (se noti, i dati del padre si riducono a nome e cognome. Stop.).
Alcune strutture ospedaliere, il Fatebenefratelli di Roma, dove sono andato io, è una di queste, hanno al loro interno un servizio per registrare i neonati, altrimenti puoi andare direttamente all’anagrafe con il foglio entro dieci giorni dal parto.

3 – Dopo il parto guidare con la tua signora non sarà più semplice.

Come ho scritto sopra, devi calcolare che non ha dormito per tre giorni e che sogna soltanto un letto morbido e una doccia rinfrescante. Devi comunque fare piano, molto piano, perchè ogni buca è una sofferenza e se il bambino dovesse mai svegliarsi…

4 – Prepara a casa tutto. Non avrai tempo una volta arrivato.

Sterilizza il biberon e mettilo in bella vista, compra il latte anche se lei allatterà tutto il tempo al seno, magari per far dormire tua figlia puoi darle una aggiunta di latte, lei non se ne accorgerà. Prepara anche dei panini o della pasta fredda (questi per te e per la tua signora, non per la piccola, che comunque potrebbe gradire) da poter mangiare appena arrivati; avrete una fame incredibile e non ci sarà tutto questo tempo per cucinare.

L’imprevisto è dietro l’angolo, anche preparandoti tutto non puoi calcolare cosa avrà riservato per te il fato.
Quando meno te lo aspetti, qualcosa potrebbe andare storto, tua figlia se ne accorgerebbe e inizierebbe a piangere… Togli potrebbe.