Pubblicato in: Diario

Il trasloco

Lo abbiamo rimandato fino all’ultimo.

Abbiamo fatto finta di niente, ma quel giorno è arrivato.

Bisogna cambiare casa.

Ormai Selina sta crescendo e stare tutti nella stessa cameretta è diventato impossibile.

Lei ha già molte più scarpe di me, tre volte i miei vestiti e occupa praticamente tutto un letto matrimoniale.

Quindi urge un cambio di vita.

Chiamo una ditta per le cose più grandi e faccio avanti e indietro con le mille scatole che ho preparato.

Credo che la roba si auto riproduca, perché più me tolgo e più ne trovo in giro per casa.

Quando arriviamo a casa nuova, non c’è ancora nulla. Pacchi su pacchi di roba messa a caso. Non trovo un cambio neanche a pagarlo. Ormai da Ikea mi chiamano per nome e mi salutano.

E poi entra lei.

Selina si guarda intorno e dice: eraviglioso (sarebbe meraviglioso, ma la M da ancora difficoltà).

Corre e gira per stanze che non conosce, si butta a terra e esplora ogni angolo.

Poi si ferma e mi guarda.

– Papà.

– Dimmi amore

– Andiamo casa?

– Amore, questa sarà casa per un po’.

– Certo certo. (È il suo modo di dirmi che ha capito).

Si gira e se ne va con il suo peluche sotto braccio. Ma non la vedo soddisfatta.

Dopo poco torna e dice:

– Ora casa?

E qualcosa in me fa crack.

– Amore, quella casa non c’è più. Ora staremo qui.

– Certo certo.

E sgambetta via.

Quando arriva la sera, la mettiamo a letto e poco prima di addormentarsi con la bocca impastata di sonno dice:

– Papà mio. Mamma mia. Casa qui.

E si addormenta.

Ora si che ci siamo veramente trasferiti.

Pubblicato in: Diario

La febbra

Sono uomo.

E in quanto tale, quando supero i 36.8 chiamo in automatico il notaio per il testamento.

Non sopporto il dolore, il raffreddore, il naso che cola, il respirare con la bocca di notte e svegliarsi con la sensazione di aver mangiato sabbia.

Odio quella sensazione di costante tremolio, unita ad un dolore lancinante delle ossa e alla scomodità di qualunque posizione.

E tutto questo solo se resto sotto i 37.

Sopra è ricovero immediato.

Ma preferirei prendere la peste, il vaiolo o qualunque malattia debellata nel secolo scorso, piuttosto che vederti malata.

Quando ti vedo rossa in faccia, con quella tossetta che parte dal basso, con gli occhioni lucidi e il termometro che segna 40.5 (perché i bambini arrivano a temperature impossibili), è in quel momento che il padre che è in me esce fuori e ti sussurra all’orecchio: andrà tutto bene, amore mio. Stai tranquilla, c’è papà.

E ti vedo sorridere.

E a me viene la febbre.

Di te.
Che spero non passi mai.

Pubblicato in: Consigli

Un posto sicuro

Molte volte mi chiedo, come sia riuscito ad arrivare a compiere 33 anni.

Come sia possibile essere 7 miliardi nel mondo.

Visto e considerato che ci sono infiniti pericoli che un bambino deve affrontare e che il posto più pericoloso in assoluto è casa propria!

Angoli, spigoli, oggetti piccoli, prodotti per la casa, coltelli, forbici, fobicine, coltelli da prosciutto…donne è arrivato il pericolo!

Noi intanto abbiamo provveduto a bonificare la casa, facendo quello che si fa di solito:

  • Tutti cassetti sono chiusi con delle fettucce fatte apposta, di quelle che non si aprono neanche se lo vuoi tu, di conseguenza quello che c’era dentro è ormai perduto per sempre. Nella confezione ce ne sono 5. Il primo lo butti perchè non capisci il lato giusto e attacchi la colla dalla parte della maniglia, quindi in pratica saldi il mobiletto senza poterlo più riaprire. Il secondo lo attacchi bene, ma è i due pezzi che dovrebbero unirsi sono troppo lontani, quindi lo stacchi e ricominci. Dal terzo in poi credi di averne capito il funzionamento, ma ormai te ne restano solo due e devi ricomprare un’altra scatola.
  • Tutti gli angoli sono coperti da una mano a forma di zampa di topolino (il fumetto non un topo qualunque). Hai casa invasa da impronte di guanto bianco che coprono gli angoli, ma non di certo tutta la superficie del mobile, che diventa un’arma impropria a tutti gli effetti.
  • Non ci sono più oggetti di arredamento a meno di un metro e venti da terra. Tutto è sospeso a mezz’aria, perchè non puoi mettere mensole altrimenti si fa male la piccola con gli angoli, non puoi metterli su un tavolino perchè la piccola sbatte contro le zampe e poi muove il tavolo e cade tutto, non puoi agganciarli dall’alto perchè altrimenti sembrano quarti di bue in una macelleria… quindi o butti tutto o li attacchi uno ad uno con lo scotch direttamente sul muro!
  • Tutti i prodotti per lavare, pulire, disinfettare sono chiusi in un unico armadio OFF LIMITS chiuso a chiave, con una password segreta e lo scan retinico per evitare fughe accidentali. Il problema è che in un metro quadrato c’è un concentrato talmente alto di sostanze tossiche che se fai un colpo di tosse più forte del normale rischi di far saltare casa in aria.

E nonostante tutti questi accorgimenti, dopo aver messo la gommapiuma sugli angoli del muro come nei parcheggi dei supermercati, dopo aver rivestito i mobili con le bolle che servono per imballare gli oggetti durante i traslochi, dopo tutto questo Selina è riuscita a farsi male.

Come?

Dove?

Nell’unico centimetro di casa non coperto.

Come se lo avesse cercato.

Come se il suo intento non fosse stato quello di camminare o di esplorare, ma di cercare disperatamente la falla nel piano di mamma e papà.

E una volta trovato il bug, buttarsi a capofitto fino alla tragedia.

Anche con mille occhi, però, è impossibile riuscire a proteggere completamente un figlio e forse da una parte è anche giusto così.

Deve imparare, crescere e farsi male.

Cadere e rialzarsi.

Sbucciarsi le ginocchia, farsi quel graffietto che diventerà un racconto per quando sarà grande (“lo vedi questo, me lo sono fatto cadendo da…”).

E noi non possiamo farci nulla.

Possiamo cercare di limitare al minimo i danni.

Pubblicato in: Pensieri

Quando il papà fa le commissioni

C’è sempre un momento della giornata in cui bisogna comprare qualcosa.

Fare la spesa.

Prendere da bere.

Comprare i pannolini.

Qualunque cosa.

E quando succede, i papà si alzano in piedi e dicono con orgoglio: “vado io”.

Soprattutto se devono prendere la macchina per spostarsi.

Perchè?

Le donne se lo chiedono costantemente e gli uomini non hanno una risposta univoca da dare.

Ma non vi preoccupate donne, non ci sono amanti nell’aria, non vanno a fare telefonate erotiche nè si immischiamo in qualcosa di illegale.

È tutto molto più semplice.

Da una parte ovviamente c’è la voglia di lasciarvi del tempo libero, di non affaticarvi e di fare il maschio di casa.

Dall’altra c’è (finalmente) la possibilità di prendere la macchina da soli e di fare tutto quello che normalmente non si può fare quando si viaggia tutti insieme.

1 – CONDIZIONATORE

Appena in macchina, il papà accende l’aria condizionata (soprattutto d’estate) e la metteal massimo, solo sopra, indirizzandola direttamente sul suo viso. Cosa che è praticamente impossibile in un viaggio con un bambino piccolo: “oddio si ammala, togli l’aria fredda…” e mentre tu sei dentro una sauna svedese, grondando sudore come un orso bruno, lei ti guarda e dice: “dai, oggi non fa neanche così caldo”.

Per questo un secondo dopo aver chiuso la portiera, l’aria invade l’abitacolo e la differenza di temperatura tra dentro e fuori è pari a la differenza tra un freezer e un geyser attivo.

2 – MUSICA

Dopo aver acceso l’aria, la seconda cosa è mettere la musica ad un volume talmente alto che l’arbre magique si frantuma a terra senza nemmeno sprigionare profumo.

Da fuori si percepiscono alcune parole ovattate, da dentro si sente suonare a tutto volume musica anni ’90 e si vede un uomo ballare da solo come Mauro Repetto degli 883.

Va bene qualunque musica, meglio se qualcosa di movimentato o qualcosa che non ascoltereste mai con le altre persone.

3 – CAVALLI

E finalmente il papà dà un senso al 1600 cv che ha comprato per far entrare passeggino, pannolini, seggiolone e valigie ma che non ha mai portato oltre i 50 km/h.

E sgasando parte lasciando a terra una scia di fumo e pneumatici che fa tremare il palazzo accanto.

Fa le curve scalando di marcia, accelera come se dovesse fare la doppietta con la frizione e ad ogni semaforo fa sentire il motore a quelli davanti.

Ma il tempo di andare e tornare è breve e non resta che salire le scale con le commissioni fatte e nelle orecchie ancora l’eco di “sei un mito”.

Mentre la testa ancora dondola a ritmo da una parte e l’escursione termica ha fatto uscire macchie di sudore su tutto il corpo, il papà entra a casa felice per il sorriso del suo piccolo/a.

E la mamma dice: “ma hai dimenticato di prendere il latte biologico”.

E il sorriso fa strada agli angoli della bocca mentre sussurra: “Accidenti, hai ragione. Vado io.

Pubblicato in: Diario, Pensieri

Il mio pianto utile

Squilla il telefono.
– pronto?
– salve sono del centro assistenza della lavatrice. Lei ha richiesto un intervento?
– si non funziona più.
– il problema è che i nostri tecnici sono tutti fuori e c’è una lista di attesa

Stappo il ciuccio da Selina.
Lei piange.

– scusi non ho capito, mi deve scusare ma la piccola di 10 mesi sta piangendo. Diceva?
– domani mattina le va bene l’appuntamento?
– grazie mille, a domani.

Brava amore, ora puoi ninnare.

Pubblicato in: Diario

Al parco con #selina

Al parco con Selina.
Incontriamo un altro papà con un’altra bambina.
– che bella. Come ti chiami?
– Selina. E lei?
– Alice.
– Quanto ha?
– 11 mesi. E lei?
– noi quasi un anno.
– ah.
– e dorme?
– ogni tanto. Alcune volte si sveglia un paio di volte e ti spezza il sonno.
– ah no, Alice ha dormito da subito tutta la notte.
– brava. Lei da quando ha iniziato mettere i dentini la notte si agita.
– ah no, Alice ha messo subito tutti i dentini senza un lamento.
– tutti?
– si, si. Tutti.
– ah. Selina ha iniziato da poco a giocare con le costruzioni.
– ah no, Alice ha fatto una app da sola per tradurre i suoi pianti in parole.
– Perché non parla ancora?
– Dice qualche parola.
– ah no. Selina parla già due lingue. Mi scusi ma ora vado perché sono un pó stanco. Per fortuna guida lei.
– perché ha la patente?
– già da un anno e mezzo. Buona giornata.

Pubblicato in: Diario

GIORNO +260: COME QUANDO INIZIA A INTERAGIRE

Per i primi mesi tutto è nuovo, tutto è diverso, tutto è ciclico.

Poi un giorno, vedi che lei ti guarda in modo strano.

E vuole giocare.

All’inizio sei incredulo.

Non sei sicuro se stia facendo quella cosa a caso o se voglia veramente giocare con te.

Poi invece capisci che è proprio con te che ce l’ha.

La mia prima volta è stato verso i 4 mesi, quando le facevo il solletico sulla pancia; mi sono fermato, lei mi ha guardato e mi ha fatto la pernacchia.

Forse ha avuto un riflesso incondizionato.

Le faccio ancora il solletico, mi fermo e lei mi rifà la pernacchia.

Faccio la prova del nove la terza volta e per la terza volta lei ride e mi richiama al gioco.

E niente, da lì in poi il mio cervello se ne è andato.

Ora si incanta sui giochi e continua fino allo strenuo delle forze.

Si diverte da morire con “bu bu settete” e adesso lo fa da sola: si mette dietro il divano e appare ridendo, per poi sparire di nuovo e riapparire.

Il problema è che va avanti così per un’oretta buona.

E se non ridi anche tu, lei piange.

Lasciandola con la nonna, ogni tanto le vedo fare delle cose nuove.

Un giorno batte le mani.

Un giorno manda baci.

Lo dico a mia madre e lei dice: “ah si, ci abbiamo giocato tutto il giorno”.

Il problema è quando sei con gli altri, perchè il rischio più grande è quello di farla diventare una star del circo: guarda come manda il bacio… dai amore, manda bacio….fai ciao con la manina… dai, ciaooooo…. eppure oggi lo faceva…. di papà… mamma…. dai…

Solo che è più forte di noi, non riusciamo a stare fermi, a non chiedere ad una bambina piccola di fare delle cose che gli abbiamo appena insegnato a fare.

Anche se lei non ne capisce il significato e ripete a pappagallo, per noi diventa la bambina più intelligente della storia, e ci immaginiamo nobel per la fisica solo perchè ha fatto “batti batti le manine” da sola!

Però ogni tanto ti fermi e pensi: pensi a quanto sia importante il tuo ruolo e a quanto lei stia prendendo da te. I tuoi gesti, i tuoi atteggiamenti, lei li prende come una spugna.

E ti senti responsabile della sua crescita, in questo momento sai che ogni cosa che fai sarà ripetuta e assimilata da un cervello in continua evoluzione.

Quindi ti fermi, ci pensi bene e invece di litigare al telefono per lavoro, discutere con la televisione per un servizio che non ti piace o alzare i toni durante una conversazione, magari è meglio contare fino a 20, 30, 50… così lei capirà che nella vita non serve per forza piangere e urlare se non ci guardano fare bubu settete, ma si può anche respirare e contare e sorridere al mondo.

Pubblicato in: Consigli, Diario

GIORNO +220: ALLA RICERCA DEL TEMPO (LIBERO) PERDUTO

Ci sono giorni particolari nella vita di un neo papà.

Quando Giove, Urano e Plutone si allineano una volta ogni 10.000 anni.

Quando la tua squadra del cuore vince il campionato facendo la partita della storia.

O quando tua moglie esce con tua figlia e dice: “la porto da mia madre, ti lascio solo a casa.

Solo a casa.

Solo.

A.

Casa.

Ok hai almeno 3 ore buone per poter fare tutto quello che non sei riuscito a fare in questi nove mesi.

È la prima volta che non hai una urgenza lavorativa, non hai nessuno in casa e puoigoderti tutto il tempo del mondo.

Oddio, troppe cose da fare.

Ragiona.

3 ore non sono poche, anche se mentre chiacchieri e pensi mezz’ora è già passata.

Finalmente il libro che avevi lasciato li da mesi, puoi aprirlo e scoprire come va a finire. Anche se i nomi dei personaggi non te li ricordi, ma non fa niente, finalmente puoi leggere.

Ti metti sulla tua poltrona preferita e ti godo il relax.

Un bel caffè, ecco quello che ci vuole.

Oddio un caffè senza pianti, cambi di pannolini e corse varie.

Si, un bel caffè.

Ti alzi, vai verso la macchinetta e vedi a terra la mensola che ancora non hai montato comprata da ikea 7 mesi fa.

Tua figlia inizia a gattonare, si alza in piedi e prende tutto quello che trova, quindi la mensola va montata e poi chi la sente la tua signora che ancora ti chiede: quando la monti?

Ma si, hai un po’ di tempo, perchè non farlo ora.

Esci e prendi il trapano nel mobile degli attrezzi, gli stop, le viti e tutto quello che potrebbe servirti.

Prendi la prolunga, metti la spina e pensi: certo che sto lavorando anche quando potrei riposare un po’.

Un bel sonno senza risvegli bruschi.

Da quanto tempo ci pensi?

Magari puoi dividere il tempo, una mezz’oretta sul divano e poi fare tutto il resto.

Ti sdrai sul divano e vedi il pc.

L’ultima puntata della tua serie preferita.

Quella che hai lasciato da parte prima di diventare neo padre.

Ma si, sdraiato sul divano con il portatile sulle gambe, una puntata dura 25 minuti e poi ti metti a fare tutto il resto.

E mentre carica, magari puoi andare in bagno.

Ma te lo ricordi l’ultima volta che sei andato in bagno tranquillo senza fretta? Senza dover lasciare la postazione di corsa per una urgenza paterna?

Non ci puoi credere.

Il bagno tutto per te.

Prendi il libro di prima.

Prendi il cellulare.

Lasci la porta aperta!

Appena ti siedi, squilla il telefono.

La tua signora.

Sei andato a prendere Selina?

Come prendere? Perchè?

Sono già le tre, devi andare

Ti sei perso una giornata pensando a cosa avresti potuto fare, senza aver fatto nulla.

E una lacrima scende.