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GIORNO + 178: QUELLA MAIALA DI PEPPA

Analisi semiseria di una delle serie tv della “loro” generazione

C’è un cartone animato ultimamente che sta spopolando.

Peppa Pig.

Si tratta di un maialino e della sua famiglia: mamma pig, papà pig, nonno pig….

Le puntate sono molto semplici e catturano l’attenzione dei bambini per i disegni bidimensionali e i colori pastello.

Tutto molto bello ma se guardate bene una puntata, troverete delle cose strane.

Sorvolo sul fatto che tutti dicono a Peppa che sua madre è una maiala e lei ne è felice, non credo che questo sia molto educativo, ma sorvolo :-)

Per prima cosa ci sono tanti animali che parlano, che hanno un lavoro, una casa, dei cuccioli.

E questi stessi animali allevano degli altri animali che invece non possono parlare.

Nonno pig ha delle galline a cui da del cibo.

Un maiale che dà del cibo alle galline.

Peppa pig gioca nello stagno, sale sulla barca guidata dalla signora coniglio e danno le molliche di pane alle anatre.

Un Maiale su una barca guidata da un Coniglio da da mangiare a delle Anatre.

Ora io credo che sia una tenera vendetta degli autori che leggendo all’epoca topolino si chiedevano perchè nonna papera desse da mangiare ai maiali nella stalla.

In più la signora mucca (notoriamente una vacca) fa la veterinaria.

Capito?

Una mucca che parla che cura degli animali che non parlano.

Perchè devono esserci animali di serie A e animali di serie B? Questa è discriminazione.

Razzismo animale allo stato puro.

Ma non è tutto.

Ogni casa sta sul cucuzzolo di una montagna, con un grado di pendenza che ucciderebbe Masner, ma loro vanno avanti e indietro con diversi automezzi.
Il treno del villaggio è guidato dalla signora coniglio.

Il pulmino della scuola è guidato dalla signora coniglio.

L’elicottero di salvataggio è guidato dalla signora coniglio.

Quindi o la signora coniglio ha una patente con tutte le lettere dell’alfabeto o nel villaggio c’è una assoluta necessità di personale qualificato.

In più Peppa Pig ha un fratello che si chiama George.

I genitori erano ovviamente ubriachi dando ad una il nome Peppa (ossia Giuseppina) e all’altro George, oppure era sempre una vendetta degli autori contro il principe di Inghilterra ritenuto un porco.

Non ci è dato sapere l’età del maialino George, ma sappiamo una cosa: adora i dinosauri.

Va in giro con un dinosauro giocattolo tutto il giorno.

Soprattutto sa dire solo una parola: dinosauro.

Dice solo questo.

Non mamma, papà, peppa.

No.

Dinosauro.

Nessun bambino sa dire solo una parola, e per di più così complicata come “dinosauro”, senza essere rinchiuso in un centro specialistico.

Ma nessuno se ne accorge e tutti ridono felici.

Ogni puntata finisce con un attacco epilettico in cui tutti si sdraiano a terra e si muovono in maniera convulsa.

Quindi non solo questo cartone è razzista, non solo dimostra un mondo in cui non c’è disoccupazione e quindi illude i bambini facendogli credere che troveranno lavoro facilmente, ma soprattutto non prende in considerazione malattie importanti che vengono derise e sbeffeggiate.

Quindi genitori, la prossima volta che lasciate soli i vostri figli davanti a Peppa Pig, pensate a tutto questo prima di dire: ma è solo un maialino.

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GIORNO +170: QUELLO CHE MI HA DATO IL 2015

Il 2015 mi ha dato te.
E io ho paura dei cambiamenti. Ho paura di non averti con il nuovo anno, di cancellare quello che è ed entrare in quel che sarà.
E allora faccio la valigia e mi sposto più veloce del sole.
Da meridiano a meridiano sento dietro di me la scia dei tappi che saltano, dei baci rubati, dei messaggi che non dovevi mandare.
E arrivo in una piccola isola, l’ultimo baluardo tra noi e il futuro.
Ti stringo a me e vedo i secondi che si avvicinano allo zero.
Chiudo gli occhi.
Talmente stretti da farmi male.
Li chiudo per trattenere i ricordi, per imprimere nella mente il suono delle tue risate.
E mentre penso a tutto questo, sento rumori di festa e pacche sulle spalle e non ti sento perché non prende bene ma tanti auguri.
Apro gli occhi piano piano.
E tu sei ancora qui tra le mie braccia.
E capisco che il nuovo non spaventa, ma fa solo crescere.
Allora abbracciami ancora un pó, godiamoci questo oggi e aspettiamo insieme il prossimo anno.
E poi il prossimo.
E quello dopo ancora…

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GIORNO + 158: THE AMAZING SPIDER DAD

Sotto le mentite spoglie di un giovane neo padre si nasconde in realtà un nuovo tipo di super eroe.

Con la nascita della primogenita, tutto sembrava girare per il verso giusto, e il giovane neopadre ancora ignaro dei suoi cambiamenti, si muoveva tranquillo per la città.

Un giorno però venne morso da sua figlia e questo fu l’inizio della trasformazione.

Iniziò a sentire delle mutazioni nel suo corpo: sveglia all’alba, 3-4 ore di sonno, perdita costante della memoria per gli appuntamenti e per gli oggetti personali.

Ma i veri super poteri arrivarono da li a breve.

 

1 – MOLTIPLICAZIONE DELLE MANI

Divenne una sorta di polipo gigante, la versione genitoriale del dottor Octopus. Riusciva contemporaneamente a tenere in braccio la bambina, prendere il latte, chiudere lo sportello del microonde, impedire che il piedino della figlia butti a terra la cucina, cambiarle il pannolino e buttare quello sporco.

Non è fisicamente possibile avere un figlio con solo due mani.

 

2 – SUPER UDITO

Nel mezzo di una qualunque discussione tra amici, il giovane neopadre si ferma, alza la testa come un cane da caccia che punta la preda e dice solo: “Scusate devo andare”.

Riesce a sentire in mezzo ai cori da stadio il flebile pianto della figlia e a correre in suo soccorso.

Incredibilmente distingue senza nessun problema i pianti dei vari neonati, senza sbagliare mai.

Il super udito però è un potere selettivo, funziona solo con la figlia, con la moglie ancora va tarato bene.

 

3 – IL DONO DELLE LINGUE

Eh guuuuu.

Il giovane neopadre impara facilmente la lingua dei figlio e la interpreta anche con gli accenti giusti. Capisce che “Ngueeee” vuol dire pappa e che “Ngueeee” vuol dire cambiami il pannolino.

Quando la piccola fa versi che per il resto del mondo sembrano richiami per delfini, il super neopadre inizia una amabile conversazione toccando anche argomenti di attualità e di politica estera.

Ma soprattutto crea neologismi che utilizza anche nella vita vera.

La bimba gnagna (si lamenta), è grogi (stanca), bumba (acqua)…

 

4 – ANNULLAMENTO SENSORIALE

Se prima il giovane neopadre aveva dei problemi con gli odori forti, con le consistenze particolari, con la saliva e le secrezioni nasali, ora per lui sono normale routine.

Prima del morso usava una salvietta diversa per cosa da pulire.

Ora le mani sono la salvietta migliore e sempre a portata.

Non sente le puzze, non percepisce i sapori.

Ormai è diventato totalmente distaccato dal suo vecchio mondo.

 

5 – SCIOGLIMENTO DEI SOLIDI

Un grande dono che ha il giovane neopadre è quello della trasformazione della materia. Non prendendo materiali in giro e facendoli diventare oro, ma trasformando se stesse da un uomo tutto d’un pezzo ad un ammasso informe di gelatina.

Come?

Semplicemente ascoltando un complimento fatto alla figlia.

“Ma ha degli occhi bellissimi”

Bram! Giù a terra liquefatto.

“Va beh, è troppo bella”

Svish. Il corpo non ha più consistenza.

“Guardala come ride, ha lo sguardo del papà”

Washhhh! Si perde ogni tipo di controllo sul proprio corpo.

 

Le incredibili avventure di Spiderdad non avranno mai fine.

Finchè ci sarà un figlio da sfamare.

Finchè una bimba piangerà.

Ogni semplice genitore si trasformerà in un incredibile

SUPER PAPA’

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GIORNO +158: FAMMI CRESCERE I DENTI DAVANTI

Passeggiata tranquilla, ma vedo mia figlia smaniare.

Si agita sul passeggino e sbava come un pitbull adulto.

La porto a casa e il dramma si consuma: ha la febbre.

O meglio, è calda ma non abbiamo un termometro da bambini in casa e per la mia signora questa è febbre ad altissimi livelli.

Esco e vado a comprare un termometro.

Mi dicono che ci sono quelli laser che dalla distanza con due secondi ti danno la temperatura perfetta.

Bello, mi piace.

Lo compro e torno a casa.

Arrivo e provo subito questa meraviglia della tecnologia moderna.

34.2.

Oddio, ho congelato mia figlia.

Come 34.2? Che temperatura è?

Riprova.

38.8.

Eccola la, lo sapevo! Corri, chiama l’ambulanza, vestiti che dobbiamo portarla al pronto soccorso.

Aspetta, riproviamo.

36.6.

Ok, c’è qualcosa che non va.

Leggo le istruzioni e c’è scritto che la temperatura della stanza potrebbe influire sulla corretta valutazione della febbre. Bisogna quindi tenere il termometro nella stanza dove c’è il bambino per almeno 15 minuti.

Mentre rimpiango il mercurio, aspetto con ansia 15 minuti.

Mia figlia nel frattempo si agita e piagnucola.

Finalmente si assesta la temperatura della stanza e la congiunzione astrale dei pianeti e il termometro per due volte di fila senga 38.2.

Io con 38.2 normalmente vedo i miei antenati avvolti da un fascio di luce che mi chiamano e vogliono avermi con loro.

Mia figlia era mediamente divertita.

Nel frattempo la cambio e la trovo totalmente rossa.

Eccola la.

È la fine.

Perchè sta così? Che abbiamo fatto di sbagliato? Siamo dei genitori degeneri.

Mentre piango in un angolo con le gambe strette al petto, passa una nostra amica che ha una figlia di un anno e dice: “Febbre e sedere rosso? Hai sentito se è uscito un dentino?”

Ma dai, figurati se ha un dente a 5 mesi, impossibile, e poi me ne sarei accorto.

Lavati la mano e mettile un dito in bocca.

Ahahah… sei la solit… aaaaaaaahhhhhh si sente!!!! Venite, venite, si sente il dentino!

E da quel momento, come alla fiera annuale dei cavalli, tutti hanno iniziato a turno a mettere un dito sulle gengive di mia figlia per sentire questa cresta spuntare piano piano e spingere fuori.

Ho comprato una pomata lenitiva e la situazione è migliorata quasi subito.

E mentre il terrore di qualche malattia debellata il secolo scorso si fa via via più lontano, mi giro e vedo una piccola lucina che lampeggia in un angolo della stanza.

La raccolgo mentre gli altri sono impegnati a fare una ortopanoramica a mia figlia e la guardo attentamente.

Apro di soppiatto la finestra e scaglio il termometro laser il più lontano possibile.

Vado in farmacia e compro quello elettronico da mettere sotto l’ascella.

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GIORNO +148: PER UN PUGNO DI NINNE

Capisci di essere diventato grande quando ti addormenti sul divano e ti svegli sul divano” (web)

Questa frase racchiude tutto il mondo genitoriale in un unico grande evento che è quello delle ninne.

Per far addormentare mia figlia ho sperimentato diversi metodi:passeggiare per casa, metterla in macchina e fare il giro del palazzo, sul divano con il phone acceso, darle da mangiare da sdraiata, con il ciuccio….

Ma fin ora nessuno di questi ha dato continuità.

O meglio, hanno funzionato tutti.

Un paio di volte.

Poi basta.

Quindi ogni volta bisogna inventarsi qualcosa di nuovo.

Quando finalmente si è addormentata, ci sono quei primi minuti in cui il sonno è ancora troppo leggero e ogni minimo rumore può far ripartire la giostra.

In quei minuti io e la mia signora come moderni ninja ci aggiriamo per casa senza neanche toccare il pavimento.

Calati dall’alto con le corde tipo Mission Impossible, ci lanciamo i piatti per apparecchiare senza farli tintinnare tra loro.

Stappiamo il vino bucando direttamente la bottiglia, altrimenti il tappo fa rumore.

Le sedie hanno i feltrini sotto le zampe, anche i bicchieri e le posate ce li hanno.

Poi accade l’imprevisto.

Generalmente è il campanello suonato da un venditore di qualcosa.

Oppure il cifotono con il postino (che per sua natura suona sempre due volte).

E lei si muove.

Un attimo di panico e immobilità generale.

Tutto si ferma.

Il cuore.

Il giornalista alla tv.

L’acqua che scende dal rubinetto.

Lei si gira su se stessa.

Apre gli occhi ma non guarda.

Il sangue si gela nelle vene.

Poi li richiude.

E tutto torna alla normalità.

E così va avanti per tutti i giorni, una lotta per fare qualcosa che invece noi genitori vorremmo disperatamente riuscire a fare.

Non dormo ininterrottamente per più di 6 ore da 5 mesi!

Eppure quando si addormenta, dopo una serie infinita di parolacce, la guardi sorridere nel sonno e capisci che se ti addormenti ti perdi questo spettacolo e allora resti li incantato, a guardarla, con quel respiro calmo, quella bocca semi aperta.

E pensi che stai facendo tutto bene, che lei cresce bene, che è felice, e che anche tu lo sei.

Magari con poco sonno.

Ma sei felice.

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GIORNO + 79: IO E TE DA SOLI

E’ successo.

Era il momento che aspettavo con gioia e preoccupazione.

La mamma è andata via per lavoro e oggi siamo soli con il papà.

Io e lei.

Da soli.

Panico.

Ok, calmo, tranquillo, sai tutto, sai gestire tutto.

La pappa la dai sempre tu di notte, quindisai come si fa; il pannolino lo cambi sempre quindi non c’è problema; sulla cacca abbiamo ancora delle difficoltà, ma possiamo lavorarci.

Già mi immagino una giornata di sole, io e lei con il passeggino a girare per la città.

O meglio ancora, con il marsupio davanti a girare per le strade.

Con tutti che ci guardano e dicono: ma che bella bambina, ma che bravo papà.

E io a gongolare perchè tutti ti guardano e ti dicono che sei bella.

E io prima ancora di sentirti piangere, mi fermo, prendo il latte e ti do da mangiare su una panchina in mezzo al verde, e tutti ci guardano e dicono: ma che bella bambina, ma che bravo papà.

E faremo la spesa, e guarderemo film in tv e giocheremo sul tappeto, rideremo e farai tante ninne.

….

Il rumore della porta che si chiude alle spalle di mia moglie e il pianto sincronizzato di mia figlia mi riportano alla realtà.

Lei piange, io le do il latte, lei piange ancora, allora le cambio il pannolino ed è piena di pupù e preparo l’acqua calda ma non troppo e la lavo ma ho dimenticato l’asciugamano e lei starnutisce perchè ha freddo e il fasciatoio è chiuso e con una mano è difficile da aprire ma non sai dove poggiarla, la cambi ma ha i pantaloni sporchi quindi devi prendere un altro completino ma non sai dove sta e non vuoi chiamare aiuti esterni quindi prendi il primo che trovi e la rivesti, ma continua a piangere e finalmente con il latte si calma.

E non sono passati neanche 10 minuti.

Decido che forse una passeggiata può distendere un attimo il clima di tensione che si respira dentro casa.

Prendo il marsupio e inizio a guardare le 615 pagine di istruzioni.

Ok, forse è meglio la fascia.

Invece delle istruzioni, la fascia ha addirittura un dvd per capire come si mette.

Bene, direi che la metto direttamente nel passeggino.

Appena messa sul passeggino, inizia a lamentarsi, si muove, si agita e non capisco cosa può volere.

La porto in strada e il sole ci accoglie con i suoi raggi.

Forse anche troppi raggi.

Ho appena scoperto che mia figlia in realtà è l’ultima reincarnazione di Dracula, visto che odia perdutamente il sole.

Abbasso completamente il tettuccio del passeggino e provo a camminare un po’. Lei sembra tranquilla, ma così blindata nel passeggino tutto chiuso sembra di portare a spasso uno scaldabagno.

Provo ad alzare un po’ il tettuccio e un urlo da dentro mi fa capire che forse è meglio stare fermo.

Entro per fare la spesa ma non mi accorgo che il tempo di preparare la borsa, metterla sul passeggino e scendere con lei è stato troppo lungo, quindi ora lei ha fame.

Cerca di corsa una panchina, o anche un muretto, mi accontento di un angolo pulito, una sedia di un bar, vi prego qualcosa….

Ti siedi su una sedia di fortuna, la prendi in braccio, prendi il latte ma dimentichi il freno del passeggino che come nella Corazzata Potemkin sta per investire una serie di passanti.

Fortunatamente il tuo piede è più reattivo della tua testa e riesce a frenare la ruota mentre continui a dar da mangiare a tua figlia.

Mentre le dai da mangiare, evidentemente passano davanti a te tutte puericultrici che hanno l’esigenza di doverti spiegare come tenere tua figlia, come darle il biberon, l’angolazione giusta… ma soprattutto vedendo un padre da solo ti trattano come l’ultimo dodo ancora in vita e ti guardano come a dire: povera bambina…

Decidi di tornare su anche perchè ha il pannolino bagnato, ha rimesso sulla tua camicia e ha evidentemente sonno ma non riesce a dormire.

Entri nell’ascensore ed è esattamente della grandezza del passeggino, ma senza le ruote.

Quindi devi smontarle, entrare e rimontarle fuori.

Il tutto con lei dentro.

Entri in casa, la metti sul letto e squilla il telefono.

Tua moglie ti chiede come va.

Tu guardi l’orologio e vedi che sono passate appena 3 ore.

Da uomo fai finta di niente e dici: tutto a posto, fai pure con comodo.

In realtà vorresti solo piangere chiedendole di tornare.

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GIORNO +91: ALL NIGHT LONG

ALL NIGHT LONG

(Morire, dormire, sognare forse… – W. Shakespeare)

La poppata delle 3.00 è un problema.

Perchè arriva nell’esatto momento in cui tu sei in piena fase rem e tutto vorresti meno che alzarti, contare quanti cucchiaini di latte in polvere usare, scaldare l’acqua metterla nel biberon, agitare il tutto e darle da mangiare.

In più quello che sistematicamente accade è che lei si addormenta dopo il pasto, tu resti sveglio perchè ormai il cervello si è attivato.

E quando finalmente Morfeo richiama il tuo corpo a se, sono già passate tre ore e devi di nuovo ricominciare da capo con il latte.

Ma c’è una notte, una in particolare, in cui tutto cambia.

Ed è la notte in cui salta la poppata delle 3.00.

Il bioritmo di un uomo si tara facilmente su degli orari prestabiliti, quindi alle 3.00 ero già in allerta nel sentire i classici rumori del risveglio.

Niente.

3.30.

Niente.

Mi alzo per andare a controllare.

Il primo pensiero, quello più ovvio, è che si sia soffocata con qualcosa.

Invece la vedo beata che dorme, russa anche un pochino.

Ah, si è mossa. Ecco, lo sapevo, vado a preparare il latte.

Esco, torno in camera convinto di trovarmi due occhi sbarrati e le lacrime pronte a scendere.

Niente.

4.05.

Sveglio la mia signora, e insieme ci ritroviamo davanti al lettino, con in mano il latte ormai freddo e lei che dorme beata con le braccia alzate.

5.01.

Niente.

“Chiama il pediatra, ha fatto il giuramento di Ippocrate, deve rispondere a qualunque orario.”

“Ma perchè? Dorme.”

“Eh, ma non ha fatto la poppata delle 3.00”

“Va bene, ma sta dormendo, non mi sembra denutrita”

“Svegliamola”

E mentre mia moglie tenta di bloccarmi perchè voglio destare mia figlia, ecco che lei apre gli occhi dolcemente, ci guarda e ci sorride beata.

Ore 6.25.

Il sorriso dura circa mezzo secondo. Poi il pianto da fame cancella una notte insonne.

Questa volta però non è colpa sua, siamo noi che non ci abituiamo ai cambiamenti, anche se sono cambiamenti positivi.

Ah, per la cronaca, il giorno dopo ha rifatto la poppata delle 3.00.

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GIORNO +71: CHE LE FACCIAMO ALLA PUPA?

A Roma si dice che quando si va a casa della gente si deve bussare con i piedi.

Tipica metafora per dire che bisogna avere le mani impegnate in presenti da dare al padrone di casa.

Quando nasce un bimbo, amici e parenti vengono in processione a vedere la creatura e a portare un regalino per il pargolo.

Ci sono due tipi di persone che ti portano i regali: “quelli con figli” e “quelli senza figli”.

A quelli senza figli va fatta una sotto divisione tra “quelli che hanno avuto figli da poco” e “quelli che hanno avuto figli tanti anni fa”.

Il problema è che chi ha avuto figli (o li ha avuti tanti anni fa) non si ricorda più la crescita esponenziale che hanno in bambini, soprattutto in questa prima fase della vita.

Nel giro di una settimana aumentando a vista d’occhio, come se fossero liofilizzati e rimessi nell’acqua.

Quando la mia signora era incinta non riuscivo a capire perchè “amici con figli da poco” mi avessero regalato vestitini con ancora la targhetta addosso.

Ora l’ho capito.

Non si fa in tempo a metterli i vestiti, si passa da “è troppo grande” a “non ci entra più” nell’arco di qualche ora.

Quindi in realtà esiste una rete sotterranea di vestiti smerciati che continuano a girare all’infinito, da neogenitori a neogenitori, con ancora addosso la targhetta, ma che nessun bambino riuscirà a mettere mai.

A nostra volta li abbiamo regalati ad una amica che è incinta e che ci ha detto: ma dai, ha ancora l’etichetta, come mai?

Comunque, per la mia esperienza personale, vi dico le 5 cose più utili che, se non avete già, dovete farvi regalare.

1 – Copertine

Di tutti i tipi, dal leggero al pesante. Sembra una cosa inutile, ma le userete costantemente e si sporcheranno con la stessa velocità con cui potete dire “li vuoi quei kiwi?”

2 – Dosatore per latte/termos

La svolta per quando dovete uscire. Ne esistono di tutti i tipi ed è la prima cosa che deve entrare in una casa (dopo la bambina, ovvio). Sono piccole vaschette che contengono la dose di latte in polvere che vi serve per un biberon, in più il termos vi tiene calda l’acqua finchè non dovrete preparare il pasto.

3 – Le api

Mia figlia letteralmente impazzisce per le apine che girano sul suo lettino. Non so esattamente cosa le dica, ma le parla costantemente. Credo le voglia dire “fuggite voi che potete”, ma anche solo “gugugu” va bene. Dimenticate l’idea che le api la facciano dormire, assolutamente no!

4 – Il tappeto gioco

E’ un semplice tappeto con ai lati due pupazzetti, ma è leggero e si lava facilmente e quando non sai dove metterla ti basta stenderlo al volo e metterla li, con tutta la comodità del mondo. Quando non serve, si piega come una coperta e via.

5 – Il fasciatoio portatile

Ok, su questo mi prendo un secondo in più. È un fasciatoio portatile, si piega e si mette in borsa. Ma fidati o neopadre, ogni volta che esci tua figlia deciderà che quello è il momento migliore per fare cacca/pipì e tu non saprai dove metterla.

“Ma ormai tutti hanno il fasciatoio nei locali”

Giusto, ma vuoi poggiare veramente tua figlia in un bagno dove chiunque è entrato? Pensaci bene e poi rileggi il punto 5.

I vestitini sono quindi molto belli, ma rischiano di avere un periodo veramente breve di vita.

Tutti gli altri regali sono perfetti, ma bisogna capire se sono utili o solo scenografici.

Tra quelli ricevuti, però, il regalo più bello che ci hanno fatto fino ad ora è stato uno scatolone enorme (e quando dico enorme, dico ENORME) di prodotti per i bambini: salviette, creme, saponi….

Chi ha avuto figli da poco sa cosa vuol dire dover prendere tutto questo e con quanta velocità possano finire.

Quindi se vuoi fare un regalo utile,regala uno stock di pannolini o una scorta di latte in polvere.

Magari non sarà chic, ma i neogenitori ti ringrazieranno.

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GIORNO + 63: LA BIMBA DELLE STELLE

Mia figlia ha tre mesi e inizia ad emettere piccoli suoni gutturali e a fare dei versi strani.

Ha degli occhi incredibilmente espressivi e sono quasi convinto che voglia dirmi qualcosa con quello sguardo e con quelle semi parole.

Ma non so cosa.

O forse si.

DIARIO DEL CAPITANO, GIORNO I

La missione per salvare il pianeta terra è cominciata.

Io, capitano Selina C. sono stata mandata indietro nel tempo per avvisare il genere umano che l’estinzione è vicina e che se non costruiremo un laser adatto, un asteroide colpirà la terra e la mia missione sarà fallita per sempre.

Sono tornata nel 2015, ma qualcosa è andato storto.

Sono stata impiantata nel corpo sbagliato, ho tre mesi e questi umani ancora non capiscono il mio linguaggio.

“gu..gu…gu…guuu”

“Amore, guarda, nostra figlia sta tentando di parlare. Ora le faccio anche io il verso: gu..gu..gu..”

“Idiota di un umano, non sto giocando. Il mondo sta per esplodere e io sono l’unica salvezza”

“Gugu… si, ancora… gugugu…”

“Ma perchè non mi capisci? Ascolta”

“Forse vuole il latte”

“Ma quale latte, voglio salv….”

“Ecco, così, bevi!”

Finito il pasto, la stanchezza del viaggio mi ha sopraffatta e mi sono addormentata. Ci proverò di nuovo domani.

DIARIO DEL CAPITANO, GIORNO VI

Ancora non riesco a farmi comprendere da questi umani.

Ho provato in tutti i modi, anche quelli più basilari, ma continuano a scambiare i miei versi per una sorta di gioco.

Ho deciso di provare con il linguaggio basilare per eccellenza, il codice morse.

“Punto, punto, punto, linea, linea, linea, punto, punto, punto”

Anche un cretino capirebbe.

“Amore, credo che nostra figlia abbia il singhiozzo!”

“Aaaaahhhhhh….. fuggite, sciocchi!”

“Povera, lo vedi come si agita? Questo singhiozzo deve essere fastidioso. Prepara la tisana”

“Non voglio quella maledetta tisana, è una sciacquatura di piatti. Voglio avvisare il mondo che il tempo a disposizione sta per fin…”

“Ecco, bevi, brava… lo vedi che è passato?”

Credo ci sia stato del sonnifero in quella che loro chiamano tisana, anche perchè alla fine sono nuovamente precipitata in uno stato catatonico che non mi ha permesso di portare a termine la missione.

DIARIO DEL CAPITANO, GIORNO XXI

Ormai sono allo stremo delle forze.

Ogni mio tentativo di farmi capire è servito solo a rimpinzarmi di latte e a farmi dormire.

Quelle che erano erano urla disperate sono state scambiate per coliche.

Ho cercato di imitare il suono dell’impatto di un asteroide ma mi hanno solo detto: “Brava, hai fatto il ruttino”

La missione è ufficialmente fallita.

La terra è destinata ad esplodere, per colpa mia e di questi due dementi che continuano a farmi gugugu.

Fortunatamente ero preparata a tutto questo e con onore ho escogitato un piano di fuga prima di farmi mandare indietro nel tempo.

Ho impiantato una capsula di cianuro nei denti, basterà aprirla e la farò finita con dignità.

Ora devo solo… o no… non ho ancora i denti… nooooooooooo

“Amore, la bambina piange disperata, credo abbia fatto la cacca!”

Si, credo sia più o meno questo quello che mia figlia mi vuole dire.

Ma solo il tempo ce lo dimostrerà.

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GIORNO +57: LA PRIMA VACANZA (IN TRE) – Prima parte

Agosto.

Non un agosto qualunque.

L’agosto più caldo degli ultimi 200 anni.

Non so come combattevano il caldo 200 anni fa, so che io, la mia signora e la piccolina ci siamo murati in casa sotto l’unica fonte di refrigerio che è il condizionatore.

N.B.: ricordarsi di santificare chi ha creato il condizionatore.

Non potendo però vivere di sola aria (seppur condizionata), ogni tanto dovevamo uscire per la spesa e il posto perfetto era il centro commerciale.

Ogni volta che entro in un centro commerciale, mia figlia crolla dal sonno.

Ma non potevamo continuare a fare su e giù per un grande magazzino, quindi ci armiamo di pazienza e coraggio e cerchiamo una settimana da qualche parte.

Certo, cercarla ad agosto è come cercare una zona d’ombra nel deserto a mezzogiorno, ma la speranza è l’ultima a morire.

Mare non piace a me.

Montagna non piace a lei.

Collina è noiosa.

Pianura fa caldo.

Lago… lago!

Abbiamo trovato lago nel pagliaio. (scusate.)

Un buon compromesso tra mare e montagna, tra caldo e fresco; si scegliamo il lago di Garda, dove siamo stati anche l’anno precedente (ma in due).

CONSIGLIO PER I PADRI: Quando si deve partire, si deve calcolare un periodo di ritardo standard da collegare alla propria signora. Una volta capito il tempo di attesa, lo si deve moltiplicare per 3 per capire quanto ci metterete ad uscire una volta che avrete un figlio/a.

La regola del 3 può sembrare esagerata, ma per qualunque cosa vogliate fare, sappiate che il tempo che ci mettete sarà triplicato, è matematico.

Partiamo all’alba, prima poppata delle 6.

Io do il latte, la signora finisce le valigie.

Io finisco il latte, la signora non finisce le valigie.

Le do una mano, perchè in più c’è da fare anche la valigia della bambina.

VALIGIA MIA:

  • n° mutande a seconda del numero dei giorni
  • stesso per i calzini
  • 1 pantalone lungo (con l’altro ci parto)
  • 1 pantaloni corti (ma tanto farà freddo)
  • 4 magliette corte
  • 2 magliette lughe
  • un maglioncino
  • sacchetto con spazzolino, deodorante, sapone…
  • un libro + caricabatterie cellulare.

VALIGIA DI LEI:

  • 2 gonne
  • 3 pantaloni lunghi
  • 2 short
  • 3 paia di scarpe
  • 5 camicie
  • 4 maglie
  • un costume da bagno
  • un maglione di lana
  • una coperta di cotone
  • mutandine e calze in numero superiore ad infinito
  • reggiseni q.b.
  • Un prosciutto (per il viaggio)
  • Sciarpa e giacca a vento
  • Un libro
  • Un’altra borsa per trucchi e struccanti

LA BORSA DELLA BAMBINA:

  • Termos con l’acqua calda
  • Dosi del latte in polvere.
  • Pannolini.
  • Fasciatoio portatile.
  • Pezzetta per eventuale ruttino
  • 2 biberon (meglio 3)
  • Tisana in polvere
  • Altra busta di latte in polvere
  • Vestitini corti
  • Vestitini lunghi
  • Acqua per lei
  • Ciucci
  • Pulisci ciuccio
  • Copertina leggera e pesante
  • Cambio delle lenzuola della culletta

IMPORTANTE: RICORDARSI DI PORTARE IL CUCCHIAIO DOSATORE PER IL LATTE IN POLVERE

Ok, abbiamo preso tutto.

La domanda spontanea è: ma non potevamo farle ieri le valigie? Non trovo risposta nella mia signora.

“Devo però almeno pulire la cucina, altrimenti quando torniamo è sporca”

Intanto il tempo scorre.

“Ok, ci sono. Partiamo?”

E la piccola piange.

“Oddio, perchè piange?”

“Perchè sono già passate tre ore. Ha fame.”

E così l’idea di partire all’alba sfuma inesorabilmente.

CONTINUA….