Pubblicato in: Diario

Lettera aperta

Un uomo che non conosco mi ha scritto questa mail.

“Ciao Patrizio, voglio complimentarmi con te per cio che hai pubblicato riguardo ai papà. Io sono un neo papà, ho una figlia di 9 mesi che purtroppo vedo 6 ore alla settimana. La mia ex non mi ha piu voluto vicino a lei, ma questo non è un problema.mi hanno dato molto coraggio le tue parole, anche se non ti nascondo che sono pieno di paure, la più grande è che mia figlia un domani non mi riconosca più come suo papà perché la mamma ha un’altro uomo in casa.ho 37 anni e sto vivendo momento che non auguro a nessuno di vivere.grazie ancora per cio che hai scritto.”
Dopo il primo momento di euforia personale per i complimenti ricevuti, mi sono fermato a pensare.

Ho pensato che Selina ora ha 11 mesi.

Ho pensato che Selina ogni giorno impara una cosa nuova.

E ho pensato che perdermi una cosa nuova al giorno sarebbe come ricevere una pugnalata.

6 ore alla settimana sono 162 ore perse a settimana di una creatura che cresce a vista d’occhio, che scopre il mondo attimo per attimo e che vive attraverso di te.

Non entro nel merito di questa coppia, non la conosco e non so le dinamiche.

Ma i figli non possono diventare merce di scambio o di ricatto, non si può mettere la vita a ore come il parcheggio.

Sarebbe come prendere l’anima di una persona e richiuderla in un angolo, per farla uscire a vedere la luce solo 6 ore a settimana.

Pubblicato in: Diario

Al parco con #selina

Al parco con Selina.
Incontriamo un altro papà con un’altra bambina.
– che bella. Come ti chiami?
– Selina. E lei?
– Alice.
– Quanto ha?
– 11 mesi. E lei?
– noi quasi un anno.
– ah.
– e dorme?
– ogni tanto. Alcune volte si sveglia un paio di volte e ti spezza il sonno.
– ah no, Alice ha dormito da subito tutta la notte.
– brava. Lei da quando ha iniziato mettere i dentini la notte si agita.
– ah no, Alice ha messo subito tutti i dentini senza un lamento.
– tutti?
– si, si. Tutti.
– ah. Selina ha iniziato da poco a giocare con le costruzioni.
– ah no, Alice ha fatto una app da sola per tradurre i suoi pianti in parole.
– Perché non parla ancora?
– Dice qualche parola.
– ah no. Selina parla già due lingue. Mi scusi ma ora vado perché sono un pó stanco. Per fortuna guida lei.
– perché ha la patente?
– già da un anno e mezzo. Buona giornata.

Pubblicato in: Diario, ricordo

GIORNO + 268: I RITUALINI

La vita di un neonato è sostanzialmente monotona.

Si sveglia, colazione, gioca, cacca, pranzo, ninna, gioca, cacca, bagnetto, cena, ninne e si ricomincia  (il numero della cacca può variare, il resto più o meno è così).

Per dargli una routine c’è bisogno però di inserire dei rituali, qualcosa che sia facilmente riconoscibile dal bambino e che gli/le faccia capire a che punto della giornata ci troviamo.

Io ne ho tre che adoro, quello delle ninne, quello della pappa e quello del risveglio.

  • Rituale delle ninne.

Da quando abbiamo introdotto il rituale, Selina è diventata svizzera.

Alla stessa ora (verso le 20.30), inizia a sbadigliare e vuole andare a dormire.

Che da una parte è un bene perchè regolarizza il sonno e i ritmi, dall’altra ovunque stai sai che a quell’ora inizierà a piangere per il sonno.

Allora abbassiamo le luci in soggiorno.

Andiamo in camera.

Mettiamo la musica.

E stiamo tutti e tre sul lettone.

È il nostro momento, quello che aspetti per tutto il giorno, più che un rituale per farla addormentare è un rituale per ritrovarci insieme.

Quando non riusciamo a farlo o io o la mia signora per motivi di lavoro si sente qualcosa che manca, un pezzo della giornata che non è andata come doveva.

Mettiamo l’olio per i bimbi sulle gambe, facciamo un massaggino alla schiena, cambiamo il pannolino e mettiamo il pigiama.

Sembrano cose banali.

Ma sono LE nostre cose banali.

E quando finalmente si addormenta con il ciuccio in bocca, la guardiamo ancora un po’, con quel musetto da mordere e quella pace che solo alla sua età si può avere.

La mettiamo sul lettino ed è come se finisse completamente la giornata.

  • Rituale della pappa.

Verso le 12.30 e verso le 18.30 Selina fa la pappa.

Fortunatamente la stiamo abituando a mangiare di tutto.

Mangia cose che io ho scoperto tipo a 30 anni, la farina di tapioca, i biscotti di farro, le lenticchie rosse….

E mangia tutto di gusto.

Capiamo che è ora non tanto dall’orologio quanto dal lamento della piccola.

Svizzera!

Seggiolone, bavaglino, tovagliolo, acqua e pappa.

Il problema è che si annoia facilmente di tutto, anche di mangiare, quindi i primi bocconi vanno alla grande, poi ha bisogno dell’intrattenimento.

Quindi inizia lo show del babbo che prova di tutto: dalla padella in testa, al tenere in equilibrio i giocattoli sul naso, al fare una soap opera con i peluches.

Fino ad ora sono uscite delle storie meravigliose, un giorno le raccoglierò e ne farò una serie tv.

  • Rituale del risveglio.

Verso le 6.30 Selina inizia a lamentarsi o come diciamo noi tecnicamente: gnagna.

Fa quel verso di “gna…gna..” tipico del pre pianto.

Generalmente la mia signora è già in piedi, quindi io sono solo nel letto e sgattaiolo nell’ombra andando a prendere il tesoro nascosto.

Mi affaccio oltre il lettino e vedo che mi sorride da dietro il ciuccio.

Ormai lo sa cosa sta per succedere.

La prendo e la metto nel lettone con me, e lei si spalma come il Philadelphia sul pane, rotolandosi nel lettone e praticamente buttandomi fuori dal materasso.

Ci riaddormentiamo così per almeno un paio di ore, finchè la fame non ci sveglia e andiamo a fare colazione.

Certo, molti di voi mi potranno dire: ma così prende il vizio. Poi te la ritrovi sempre nel letto con te.

È vero.

C’è questo rischio.

Ed è ne momento in cui penso a questo rischio che mi immagino vecchio nel letto e lei che si butta a 4 di spade accanto a me e ancora vuole giocare con me.

Ci sarà tempo per i vizi, ma questo mi sembra semplicemente un meraviglioso regalo.

Il tempo passa troppo in fretta per perdersi in regole e paure, passerà anche il tempo dei ritualini, ne arriveranno di nuovi, ma per adesso mi godo il respiro di mia figlia buttata sopra di me, mentre mi comprime il fegato.

Pubblicato in: Diario

GIORNO +260: COME QUANDO INIZIA A INTERAGIRE

Per i primi mesi tutto è nuovo, tutto è diverso, tutto è ciclico.

Poi un giorno, vedi che lei ti guarda in modo strano.

E vuole giocare.

All’inizio sei incredulo.

Non sei sicuro se stia facendo quella cosa a caso o se voglia veramente giocare con te.

Poi invece capisci che è proprio con te che ce l’ha.

La mia prima volta è stato verso i 4 mesi, quando le facevo il solletico sulla pancia; mi sono fermato, lei mi ha guardato e mi ha fatto la pernacchia.

Forse ha avuto un riflesso incondizionato.

Le faccio ancora il solletico, mi fermo e lei mi rifà la pernacchia.

Faccio la prova del nove la terza volta e per la terza volta lei ride e mi richiama al gioco.

E niente, da lì in poi il mio cervello se ne è andato.

Ora si incanta sui giochi e continua fino allo strenuo delle forze.

Si diverte da morire con “bu bu settete” e adesso lo fa da sola: si mette dietro il divano e appare ridendo, per poi sparire di nuovo e riapparire.

Il problema è che va avanti così per un’oretta buona.

E se non ridi anche tu, lei piange.

Lasciandola con la nonna, ogni tanto le vedo fare delle cose nuove.

Un giorno batte le mani.

Un giorno manda baci.

Lo dico a mia madre e lei dice: “ah si, ci abbiamo giocato tutto il giorno”.

Il problema è quando sei con gli altri, perchè il rischio più grande è quello di farla diventare una star del circo: guarda come manda il bacio… dai amore, manda bacio….fai ciao con la manina… dai, ciaooooo…. eppure oggi lo faceva…. di papà… mamma…. dai…

Solo che è più forte di noi, non riusciamo a stare fermi, a non chiedere ad una bambina piccola di fare delle cose che gli abbiamo appena insegnato a fare.

Anche se lei non ne capisce il significato e ripete a pappagallo, per noi diventa la bambina più intelligente della storia, e ci immaginiamo nobel per la fisica solo perchè ha fatto “batti batti le manine” da sola!

Però ogni tanto ti fermi e pensi: pensi a quanto sia importante il tuo ruolo e a quanto lei stia prendendo da te. I tuoi gesti, i tuoi atteggiamenti, lei li prende come una spugna.

E ti senti responsabile della sua crescita, in questo momento sai che ogni cosa che fai sarà ripetuta e assimilata da un cervello in continua evoluzione.

Quindi ti fermi, ci pensi bene e invece di litigare al telefono per lavoro, discutere con la televisione per un servizio che non ti piace o alzare i toni durante una conversazione, magari è meglio contare fino a 20, 30, 50… così lei capirà che nella vita non serve per forza piangere e urlare se non ci guardano fare bubu settete, ma si può anche respirare e contare e sorridere al mondo.

Pubblicato in: Pensieri

GIORNO +251: MADONNA CHE SILENZIO STASERA

Sono passati 9 mesi

E per 9 mesi siamo stati insieme, giorno e notte.

Soprattutto notte.

In tre, in 50mq, con dei crackers al posto dei muri.

Dove ogni lamento è amplificato all’ennesima potenza.

Finchè un giorno ci guardiamo in faccia e diciamo: “perchè stanotte la piccola non dorme dai nonni?

E’ un piccolo passo per l’uomo ma un enorme passo per la coppia.

Finalmente si vede la luce in fondo al tunnel.

Certo, c’è chi lo fa prima, c’è chi lo fa dopo, c’è chi non lo fa mai.

Noi abbiamo aspettato 9 mesi.

Preparo la borsa, metto il pigiama, la merenda, il brodo fatto in casa, un body di ricambio, il suo gioco preferito, la copertina, la tisana per farla dormire, l’olio per il massaggio prima della ninna, 20 euro che non si sa mai, un libro da leggere o da mordere, e una bussola.

Poi mi ricordo che mia madre abita a 200 metri da casa nostra.

Le metto la giacca, la sciarpa e il cappellino.

La prendo in braccio e ci guardo allo specchio.

Sembriamo Totò e Peppino appena scesi a Milano.

Arrivo dai miei, la lascio e sento che piange da dietro la porta.

In realtà ho scoperto che stava urlando dietro alla palla che mia madre le stava lanciando, ma mi piace pensare che stesse piangendo per me.

Torno a casa mi guardo con la mia signora.

Soli.

Ci sediamo sul divano e spegniamo la televisione.

Silenzio.

Guardiamo fisso avanti a noi e ci stringiamo semplicemente la mano.

Sempre in silenzio ci vestiamo e andiamo a cena fuori.

Mangiamo in silenzio.

Sorridiamo.

Poi arriva un messaggio sul cellulare.

Non è il messaggio in se, quanto il fatto che si illumina lo schermo e appare il suo faccione sorridente sullo sfondo del telefonino.

Sorridiamo.

Poi ci assale il magone.

Non credevo potesse mancare così tanto.

Torniamo a casa, ci cambiamo per la notte e ci mettiamo a letto.

“hey”

“hey”

“sei sveglia?”

“si”

“ma non sei stanca?”

“si”

“e perchè non dormi?”

“troppo silenzio”

Ci troviamo a guardare il soffitto, al buio, in attesa di qualcosa che non arriva.

75 centimetri possono veramente spostarti la vita così tanto?

Siamo talmente stanchi che non riusciamo a dormire, finchè il sonno ci crolla addosso, strisciando subdolo tra le pieghe delle lenzuola.

Ma la piccola mi manca talmente tanto che alle 3 di notte sento l’allarme di una macchina suonare in strada e io mi alzo in automatico per preparare il latte caldo nel biberon.

Domani mattina la andrò a prendere presto.

E inizierò ad urlare perchè voglio dormire; ma so che in realtà è solo un gioco che ormai faccio da 9 mesi con lei. ❤

Pubblicato in: Diario

GIORNO +248: NON PERCHE’ E’ MIA FIGLIA

Caro Neo Padre, diciamocelo in confidenza: la storia di innamorarsi al primo sguardo è una bugia colossale.

Sicuramente siamo emozionati, la guardiamo con occhi particolari.

Ma da lì ad esserne innamorati è lunga la strada.

Poi vedi la tua signora che la stringe, le dà il latte, si capiscono.

E tu sei li che tenti di muoverti tra un pannolino e un pianto notturno.

Un giorno, però, caro neo padre, ti troverai lontano da casa, magari per lavoro, magari semplicemente in palestra.

Aprirai il cellulare per fare una chiamata.

E vedrai sullo sfondo una foto di tua/o figlia/o (perchè fidati, quando ne avrai una bella la metterai subito come sfondo del cellulare).

La guarderai, sorriderai in mezzo a tutti, ed in quel momento, capirai di essere fregato.

Per sempre.

Passerà qualcuno vicino a te, mentre guardi sognante lo schermo del cellulare e ti dirà:

“Posso vederla? Oddio ma è bellissimo/a.”

E niente.

Sei perso.

Per sempre.

E se proprio vuoi la prova del nove dell’essere fregato, di essere diventato a tutti gli effetti un padre innamorato, aspetta di dire queste frasi:

1 – “Non perchè è mia figlia”

E’ come se ci scusassimo in anticipo perchè stiamo per fare un complimento a nostro figlio/a.

E quasi sempre veniamo smentiti nell’attimo stesso in cui la diciamo.

Non perchè è mia figlia, ma è buonissima e dorme sempre

Quando un neonato sente questa frase, fa scattare la classica psicologia contraria dei bambini; la

percepisce esattamente all’opposto e si comporta di conseguenza.

Urla, si contorce e non dorme.

Questa frase può essere applicata tranquillamente a tutti i parenti nell’arco delle ultime tre

generazioni: non perchè è mia nipote/cugina/parente

2 –  “Non capisco, di solito è…”

Ed è la naturale conseguenza della prima, quando appunto il bambino non fa quel che il genitore racconta.

I bambini hanno una particolare predisposizione nel fare con gli altri esattamente il contrario di quel che fanno normalmente a casa. E se ci fate caso capita sempre con quelle due, tre persone che non sapranno mai com’è realmente il pargolo ma ne parleranno sempre male.

“Ma ch,i quella? Dicono che è buona. Ma io l’ho sempre vista piangere, poverini.”

3 – “Ma vedrai quando…”

Questa frase la dicono tutti i padri più anziani agli altri padri.

Ogni fase della crescita fa scattare dei gradi di anzianità ai padri che possono finalmente dire: ma vedrai quando farà….

Se è appena nata, vedrai quando quando starà più sveglia.

Se ha qualche mese, vedrai quando gattona.

Se gattona, vedrai quando cammina…

Il mio problema è che sono l’ultimo tra gli amici ad avere una figlia, gli altri o sono più anziani o non hanno figli, quindi non so a chi posso dire questa frase, me la tengo stretta e al primo che trovo la farò detonare come una bomba.

4 – “Come quando Peppa pig…”

Lo hai detto?

Hai veramente detto questa frase?

Sì.

E il problema è che credi in quello che stai per dire, contornando il concetto con dei test scientifici o delle analisi approfondite.

Solo per non ammettere che in realtà tua figlia gioca a mettersi in bocca tutta casa, mentre tu ti diverti a guardare Masha e Orso.

E allora, quando ti diranno: “ma è tua figlia? E com’è? E’ buona?”

Se veramente sei un padre innamorato, di semplicemente la verità: “è una bimba di 9 mesi, piange e ride come ogni bambino di 9 mesi, ed è stupenda.”

Pubblicato in: Consigli, Diario

GIORNO +220: ALLA RICERCA DEL TEMPO (LIBERO) PERDUTO

Ci sono giorni particolari nella vita di un neo papà.

Quando Giove, Urano e Plutone si allineano una volta ogni 10.000 anni.

Quando la tua squadra del cuore vince il campionato facendo la partita della storia.

O quando tua moglie esce con tua figlia e dice: “la porto da mia madre, ti lascio solo a casa.

Solo a casa.

Solo.

A.

Casa.

Ok hai almeno 3 ore buone per poter fare tutto quello che non sei riuscito a fare in questi nove mesi.

È la prima volta che non hai una urgenza lavorativa, non hai nessuno in casa e puoigoderti tutto il tempo del mondo.

Oddio, troppe cose da fare.

Ragiona.

3 ore non sono poche, anche se mentre chiacchieri e pensi mezz’ora è già passata.

Finalmente il libro che avevi lasciato li da mesi, puoi aprirlo e scoprire come va a finire. Anche se i nomi dei personaggi non te li ricordi, ma non fa niente, finalmente puoi leggere.

Ti metti sulla tua poltrona preferita e ti godo il relax.

Un bel caffè, ecco quello che ci vuole.

Oddio un caffè senza pianti, cambi di pannolini e corse varie.

Si, un bel caffè.

Ti alzi, vai verso la macchinetta e vedi a terra la mensola che ancora non hai montato comprata da ikea 7 mesi fa.

Tua figlia inizia a gattonare, si alza in piedi e prende tutto quello che trova, quindi la mensola va montata e poi chi la sente la tua signora che ancora ti chiede: quando la monti?

Ma si, hai un po’ di tempo, perchè non farlo ora.

Esci e prendi il trapano nel mobile degli attrezzi, gli stop, le viti e tutto quello che potrebbe servirti.

Prendi la prolunga, metti la spina e pensi: certo che sto lavorando anche quando potrei riposare un po’.

Un bel sonno senza risvegli bruschi.

Da quanto tempo ci pensi?

Magari puoi dividere il tempo, una mezz’oretta sul divano e poi fare tutto il resto.

Ti sdrai sul divano e vedi il pc.

L’ultima puntata della tua serie preferita.

Quella che hai lasciato da parte prima di diventare neo padre.

Ma si, sdraiato sul divano con il portatile sulle gambe, una puntata dura 25 minuti e poi ti metti a fare tutto il resto.

E mentre carica, magari puoi andare in bagno.

Ma te lo ricordi l’ultima volta che sei andato in bagno tranquillo senza fretta? Senza dover lasciare la postazione di corsa per una urgenza paterna?

Non ci puoi credere.

Il bagno tutto per te.

Prendi il libro di prima.

Prendi il cellulare.

Lasci la porta aperta!

Appena ti siedi, squilla il telefono.

La tua signora.

Sei andato a prendere Selina?

Come prendere? Perchè?

Sono già le tre, devi andare

Ti sei perso una giornata pensando a cosa avresti potuto fare, senza aver fatto nulla.

E una lacrima scende.

Pubblicato in: Diario, Pensieri

GIORNO +211: LA PRIMA PAROLA NON SI SCORDA MAI

– A chi vuoi piu bene a mamma o a papá?
– A pippo baudo

Così recitava un pezzo di un famoso film degli anni 80, ma questa frase é un must per tutti i neo genitori.
Quale parola dirà per prima?
Generalmente si fa finta di niente, usando frasi tipo: “ma si, non mi interessa” – “l’importante è che inizi a parlare”.
Ma nel profondo, la nostra speranza é che dica “papà”.

O ancora meglio tipo “papà ti voglio bene”.
E la sottile sfida tra i genitori si gioca sui messaggi subliminali.
Tipo che mentre dorme le sussurri “papà” nell’orecchio.
O continui a dire: dove sta PAPÀ? Ecco PAPÀ!
Mettendo casualmente un fortissimo accento su papà.
E poi scendono in campo anche i nonni che patteggiano per la propria fazione: Dì papà a nonna.
Dì mamma a nonno.
La piccola si trova bombardata da piu fronti e identifica praticamente tutto con queste due parole.
È come se fosse una questione di onore e di casata, chi conquista la prima parola ha diritto a due territori a scelta e quattro carro armati rossi.
Io avrei voluto dicesse “curcuma” come prima parola, cosi giusto per non avere problemi a casa.
Ma sinceramente a me non interessa questa sterile discussione.

E’ più una messa in scena che bisogna fare, un gioco che va avanti dalla notte dei tempi, che prevede alla fine una simpatica presa in giro per quando sarà grande.

L’unica cosa certa è che qualunque cosa dirà, sarà un sogno da ascoltare.
E una notte, mentre siamo nel letto, Selina dorme nel suo lettino beata con il ciuccio in bocca.
Si gira e si lamenta, forse per i denti, forse perchè ha fame o ha fatto un brutto sogno.
La mia signora fa per alzarsi ma le faccio cenno di stare tranquilla.
Anzi le dico di mettersi i tappi, cosi da poter dormire senza doversi svegliare per ogni minimo rumore.
Mi avvicino al lettino e la guado, bellissima nel suo pigiamino rosa.
Lei con quegli occhioni grigi mi guarda fisso.

Smette di piangere.

Mi sorride.

Io sorrido.

E mi dice: “mamma”.


La guardo con amore.
La sua prima parola.
“Mamma”.
Mi guardo intorno.
La mia signora dorme.
Profonda.
Con i tappi.
Nessuno altro in casa.
Guardo Selina, le do un bacio e le dico: “Amore, questo sarà il nostro piccolo segreto, vero a PAPÀ?!”

Pubblicato in: Alimentazione, Cosa Mangiare, Diario

GIORNO +191: VIVA LA PAPPA

Una tappa importante nella crescita di un neonato é sicuramente il passaggio dal latte alla pappa.

Ma non tanto per la l’evoluzione del bimbo, quanto per il genitore che si trova ad affrontare Conan il barbaro che bandisce un cucchiaio di plastica, mentrenoi abbiamo solo un misero pezzetto di bavaglino come copertura.

Nel favoloso mondo dello svezzamento, ognuno dice la sua, sostenendo le proprie tesi quasi come una setta religiosa.

La pappa sì ma con le farine di riso

Il latte non toglierlo prima dell’anno

Non dargli il pomodoro, dagli la carne, solo alcuni tipi di pesce, fallo in casa, compra l’omogenizzatore….

Il primo pensiero è stato di dare 20 euro a mia figlia e farle mangiare quel che voleva.

Il secondo è andato al nonno della mia signora che le dava le olive e il barbera.

Alla fine ho deciso di seguire il pediatra e di vedere passo passo le reazioni della piccola.

La mia signora prepara la pappa per Selina:

  • due cucchiai di farina bio Senatore Cappelli
  • un cucchiaio di olio extravergine della sabina
  • parmigiano stagionato 36 mesi
  • carne di pollo di natura biologica
  • verdure per il brodo fatto in casa prese dal l’orto di mio zio.

Io invece mangio un panino con il pane secco di tre giorni fa e due fette di prosciutto che erano in frigo da prima della costruzione di casa.

Il primo cucchiaio è importante.

Tutti con il fiato sospeso.

Il cucchiaino parte con il suo carico di pappa buona e arriva davanti la boccuccia di Selina che apre titubante le labbra e mangia!

La reazione è quella di un condannato a morte a cui viene dato del cianuro per giustuziarlo.

L’espressione è quella di chi ti chiede: ma che ti ho fatto di così brutto da darmi questo schifo?

Non ero la tua bambina adorata? Cosa é successo?

E tu in quel momento ti senti sprofondare nell’abisso più profondo.

Oh tu padre snaturato che non riesci a sfamare tua figlia.

Non mangerà mai più perchè hai sbagliato qualcosa nello svezzamento.

Aveva ragione quel tuo amico che non ha figli ma ne capisce di cibo…

E mentre pensi a tutto questo, vedi tua figlia con la bocca spalancata che aspetta la nuova razione e batte il pugno sul tavolo al grido di “meno pippe mentali, più pappa reale”.

E tu continui e ad ogni boccone riprendi colore, anche se solo 1 su 4 riesce a fare centro mentre il resto finisce ovunque tranne che in bocca.

Allora cerchi un modo per farle guardare il cucchiaino: la tua signora la imbocca e tu fai di tutto dietro di lei.

Parti con lo schioccare le dita.

Continui canticchiando e battendo le mani.

Usi giocattoli, peluches, marionette.

Ma tutto dura troppo poco. Si distrae costantemente e non mangia.

Alla fine ti ritrovi con le bolas infuocate, su una scala, tenendo in equilibrio sul naso un coltello per il pane.

Finita la pappa ammiri il campo di battaglia.

12 ciotole per la preparazione che neanche la mise en plase del ristorante da Cracco.

Il bavaglino intonso, mentre il resto é una poltiglia melmosa che gronda dal vestitino della piccola.

Il viso di lei che è completamente pasticciato e le sue manine che si stropicciano gli occhi con la conseguenza di aumentare l’effetto espressionista sul suo viso.

E lei che ha mangiato la prima pappa e ora vuole solo riposare, vi guarda e vi sorride soddisfatta.

Bravi.