Alle giostre.
Selina sta giocando con un disco che gira.
Una bambina si avvicina e vuole giocarci lei.
Dico a Selina: “lascia giocare la bimba, si fa un po’ per uno.”
Lei mi guarda e dice: “certo, certo.”
Fa il giro della giostra, torna dalla bimba e dice: “ora è un po’?”
Si amore, si…
San Valentino
San Valentino è la festa degli innamorati, non di chi è fidanzato.
Quindi quest anno ho due donne a cui fare gli auguri.
Mi alzo presto, preparo la colazione e metto da una parte caffè e una rosa, dall’altra biberon con il latte e una margherita.
Seduto nella penombra dell’alba che sale, mi metto a pensare a quando qualcuno ti preparerà la colazione e ti fare dei regali. Una sorpresa e una cena fuori. Una rosa e la portiera aperta della macchina.
C’è una cosa che mi ha fatto sentire grande, quando ero ancora piccolo: la prima volta che ho pagato io il pranzo a mia madre. Eravamo insieme, non ricordo perchè solo noi due, e stavamo mangiando fuori. Mi sono alzato facendo finta di andare in bagno, sono andato in cassa e ho pagato per tutti e due. Soldi presi da un lavoro estivo che avevo fatto. Miei, sudati, meritati. E li ho usati nel modo migliore.
E mi viene da pensare a quando pranzeremo insieme e tu dirai: no, papà, pago io.
E non so se riuscirò a resistere, primo perchè non ti farò mai pagare nulla (perchè sei la mia principessa) e secondo perchè sarai veramente diventata grande e ti vedrò per quella che sei: una donna.
Sento che ti giri nel letto, il tempo dei pensieri è quasi finito.
Ma non il tempo delle coccole.
Mi alzo, prendo un biscotto e lo schiaccio per bene fino a farlo diventare polvere, e te lo metto nel biberon.
Oggi ti vizio, facciamo due biscotti.
Non torneranno più questi momenti, ce ne saranno mille altri, ma ora mi godo il tuo sorriso quando apri la porta e dici: papà.
E io mi sento a San Valentino tutti i giorni.
Auguri.
Questo glielo ho insegnato io
In questa fase, Selina è una spugna e apprende ogni parola che sente in giro.
E ognuno vuol prendersi il merito di aver insegnato questo o quel concetto.
Un giorno Selina si gira, mi guarda e mi dice: “Ciao amore.”
E niente.
Io sono morto e rinato in quel momento.
Distrutto.
Annientato.
Vado verso la mia signora e le dico tutto felice: “Mi ha detto ciao amore!”
E lei, con aria di sufficienza e di superiorità mi dice: “Oh, si, glielo ho insegnato io.”
Smontato e un pò abbattuto, chiamo mia madre e ripropongo la scena di prima.
Mamma, tua nipote ha detto Ciao Amore.
E lei: “Ah si, glilo ho insegnato io l’altro giorno.”
Non capisco, ma soprattutto non capisco perche’ tutti si vogliano prendere il merito senza esaltare il fatto che la bambina a 18 mesi abbia detto una frase del genere.
Allora triste e solitario vado da Selina, la prendo in braccio e le dico: ciao amore, sei bravissima a dire tutte queste cose.
Lei mi guarda come solo una figlia innamorata del padre puo’ guardarti e mi dice: “cazzo.”
“Scusa amore?”
E lei, tronfia della sua nuova parola, ribadisce il concetto di cui sopra: “cazzo!”
E io invece di sconvolgermi, inizio a ridere e gongolare, non tanto per il concetto in se, ma perche’ pregusto lo scambio di accuse che voleranno a casa per chi NON vorrà prendersi la responsabilita’ di dire: questo non glielo ho insegnato io!!!
Il trasloco
Lo abbiamo rimandato fino all’ultimo.
Abbiamo fatto finta di niente, ma quel giorno è arrivato.
Bisogna cambiare casa.
Ormai Selina sta crescendo e stare tutti nella stessa cameretta è diventato impossibile.
Lei ha già molte più scarpe di me, tre volte i miei vestiti e occupa praticamente tutto un letto matrimoniale.
Quindi urge un cambio di vita.
Chiamo una ditta per le cose più grandi e faccio avanti e indietro con le mille scatole che ho preparato.
Credo che la roba si auto riproduca, perché più me tolgo e più ne trovo in giro per casa.
Quando arriviamo a casa nuova, non c’è ancora nulla. Pacchi su pacchi di roba messa a caso. Non trovo un cambio neanche a pagarlo. Ormai da Ikea mi chiamano per nome e mi salutano.
E poi entra lei.
Selina si guarda intorno e dice: eraviglioso (sarebbe meraviglioso, ma la M da ancora difficoltà).
Corre e gira per stanze che non conosce, si butta a terra e esplora ogni angolo.
Poi si ferma e mi guarda.
– Papà.
– Dimmi amore
– Andiamo casa?
– Amore, questa sarà casa per un po’.
– Certo certo. (È il suo modo di dirmi che ha capito).
Si gira e se ne va con il suo peluche sotto braccio. Ma non la vedo soddisfatta.
Dopo poco torna e dice:
– Ora casa?
E qualcosa in me fa crack.
– Amore, quella casa non c’è più. Ora staremo qui.
– Certo certo.
E sgambetta via.
Quando arriva la sera, la mettiamo a letto e poco prima di addormentarsi con la bocca impastata di sonno dice:
– Papà mio. Mamma mia. Casa qui.
E si addormenta.
Ora si che ci siamo veramente trasferiti.
Bacino
Mi faccio un piccolo taglio mentre lavo i piatti.
Un bicchiere scivola e finisce sul dito.
Io alla vista del sangue mi sciolgo come burro al sole e sto per svenire.
Mi giro e vedo Selina che mi guarda e ritrovo subito le energie, almeno per far finta di niente fino alla porta del bagno.
Una volta dentro mi smonto come un sufflè e devo reggermi al lavandino, ma stoicamente riesco ad arrivare dell’armadietto dei medicinali e prendere con sprezzo del pericolo l’acqua ossigenata e un cerotto.
Medicato come rambo in mezzo alla giungla, esco dal bagno senza poter più contare sull’utilizzo di un dito. Ormai credo che la mano sia irrimediabilmente compromessa. Già mi vedo a non poter più fare carezze o scrivere il mio libro.
(Ovviamente mi sono fatto un graffietto che non è arrivato neanche a prendere il primo strato di epidermide)
Uscito dal bagno mi trovo Selina che guarda il mio cerotto e dice:
“Erotto… bua.”
“Si, amore, papà si è fatto la bua”
“Uuhhh…. bacino”
E mi da un bacio sulla mano.
“Meglio?”
E io mi sciolgo come burro al sole ma questa volta con un sorriso sulle labbra che mi fa sentire forte come non mai.
“Si amore, papà sta meglio…”
Smart Trike – Prova su strada
Ho provato lo smart trike, un divertente passeggino 5 in 1.
Comodo e maneggevole. Almeno per me.
Che ne penserà Selina?
Guardalo nel video
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La febbra
Sono uomo.
E in quanto tale, quando supero i 36.8 chiamo in automatico il notaio per il testamento.
Non sopporto il dolore, il raffreddore, il naso che cola, il respirare con la bocca di notte e svegliarsi con la sensazione di aver mangiato sabbia.
Odio quella sensazione di costante tremolio, unita ad un dolore lancinante delle ossa e alla scomodità di qualunque posizione.
E tutto questo solo se resto sotto i 37.
Sopra è ricovero immediato.
Ma preferirei prendere la peste, il vaiolo o qualunque malattia debellata nel secolo scorso, piuttosto che vederti malata.
Quando ti vedo rossa in faccia, con quella tossetta che parte dal basso, con gli occhioni lucidi e il termometro che segna 40.5 (perché i bambini arrivano a temperature impossibili), è in quel momento che il padre che è in me esce fuori e ti sussurra all’orecchio: andrà tutto bene, amore mio. Stai tranquilla, c’è papà.
E ti vedo sorridere.
E a me viene la febbre.
Di te.
Che spero non passi mai.
Papà? È al lavoro.
Io lavoro la sera.
Esco alle 20.00 da casa perché insegno teatro.
E alle 20.00 Selina ha finito la pappa ed è in fase pre ninne.
È li che gioca con le costruzioni,o guarda peppa pig alla tv e io mi metto la giacca per uscire.
Lei allora si alza, mi corre incontro e dice: “papà?”
“Dimmi amore”
“Ciao”
Che è la sua parola per dire un po’ tutto.
“Papà va a lavorare, ma torna presto.”
E la bocca inizia a scendere formando una piccola U al contrario.
Interviene la mamma.
“Dai amore, andiamo a giocare, papà torna presto” e mi fa segno di andare.
Io esco salutando e mentre la porta si chiude, sento il pianto di chi viene abbandonato in mezzo ad una strada da solo e al freddo.
E lei ripete: “Papà?”
E la mia signora la consola dicendo: “è al lavoro”
E lei tirando su col naso dice: “Ciao” che vuol dire sia ho capito che non ho capito ma mi fido
E io vorrei rientrare e dire: sorpresa,sono qui! Ma non posso e da dietro la porta, l’unica cosa che faccio ogni sera è dire a bassa voce semplicemente “Ciao”.
Che può voler dire ora papà torna o ti voglio un bene dell’anima.
Ciao.
Un posto sicuro
Molte volte mi chiedo, come sia riuscito ad arrivare a compiere 33 anni.
Come sia possibile essere 7 miliardi nel mondo.
Visto e considerato che ci sono infiniti pericoli che un bambino deve affrontare e che il posto più pericoloso in assoluto è casa propria!
Angoli, spigoli, oggetti piccoli, prodotti per la casa, coltelli, forbici, fobicine, coltelli da prosciutto…donne è arrivato il pericolo!
Noi intanto abbiamo provveduto a bonificare la casa, facendo quello che si fa di solito:
- Tutti cassetti sono chiusi con delle fettucce fatte apposta, di quelle che non si aprono neanche se lo vuoi tu, di conseguenza quello che c’era dentro è ormai perduto per sempre. Nella confezione ce ne sono 5. Il primo lo butti perchè non capisci il lato giusto e attacchi la colla dalla parte della maniglia, quindi in pratica saldi il mobiletto senza poterlo più riaprire. Il secondo lo attacchi bene, ma è i due pezzi che dovrebbero unirsi sono troppo lontani, quindi lo stacchi e ricominci. Dal terzo in poi credi di averne capito il funzionamento, ma ormai te ne restano solo due e devi ricomprare un’altra scatola.
- Tutti gli angoli sono coperti da una mano a forma di zampa di topolino (il fumetto non un topo qualunque). Hai casa invasa da impronte di guanto bianco che coprono gli angoli, ma non di certo tutta la superficie del mobile, che diventa un’arma impropria a tutti gli effetti.
- Non ci sono più oggetti di arredamento a meno di un metro e venti da terra. Tutto è sospeso a mezz’aria, perchè non puoi mettere mensole altrimenti si fa male la piccola con gli angoli, non puoi metterli su un tavolino perchè la piccola sbatte contro le zampe e poi muove il tavolo e cade tutto, non puoi agganciarli dall’alto perchè altrimenti sembrano quarti di bue in una macelleria… quindi o butti tutto o li attacchi uno ad uno con lo scotch direttamente sul muro!
- Tutti i prodotti per lavare, pulire, disinfettare sono chiusi in un unico armadio OFF LIMITS chiuso a chiave, con una password segreta e lo scan retinico per evitare fughe accidentali. Il problema è che in un metro quadrato c’è un concentrato talmente alto di sostanze tossiche che se fai un colpo di tosse più forte del normale rischi di far saltare casa in aria.
E nonostante tutti questi accorgimenti, dopo aver messo la gommapiuma sugli angoli del muro come nei parcheggi dei supermercati, dopo aver rivestito i mobili con le bolle che servono per imballare gli oggetti durante i traslochi, dopo tutto questo Selina è riuscita a farsi male.
Come?
Dove?
Nell’unico centimetro di casa non coperto.
Come se lo avesse cercato.
Come se il suo intento non fosse stato quello di camminare o di esplorare, ma di cercare disperatamente la falla nel piano di mamma e papà.
E una volta trovato il bug, buttarsi a capofitto fino alla tragedia.
Anche con mille occhi, però, è impossibile riuscire a proteggere completamente un figlio e forse da una parte è anche giusto così.
Deve imparare, crescere e farsi male.
Cadere e rialzarsi.
Sbucciarsi le ginocchia, farsi quel graffietto che diventerà un racconto per quando sarà grande (“lo vedi questo, me lo sono fatto cadendo da…”).
E noi non possiamo farci nulla.
Possiamo cercare di limitare al minimo i danni.
Quando il papà fa le commissioni
C’è sempre un momento della giornata in cui bisogna comprare qualcosa.
Fare la spesa.
Prendere da bere.
Comprare i pannolini.
Qualunque cosa.
E quando succede, i papà si alzano in piedi e dicono con orgoglio: “vado io”.
Soprattutto se devono prendere la macchina per spostarsi.
Perchè?
Le donne se lo chiedono costantemente e gli uomini non hanno una risposta univoca da dare.
Ma non vi preoccupate donne, non ci sono amanti nell’aria, non vanno a fare telefonate erotiche nè si immischiamo in qualcosa di illegale.
È tutto molto più semplice.
Da una parte ovviamente c’è la voglia di lasciarvi del tempo libero, di non affaticarvi e di fare il maschio di casa.
Dall’altra c’è (finalmente) la possibilità di prendere la macchina da soli e di fare tutto quello che normalmente non si può fare quando si viaggia tutti insieme.
1 – CONDIZIONATORE
Appena in macchina, il papà accende l’aria condizionata (soprattutto d’estate) e la metteal massimo, solo sopra, indirizzandola direttamente sul suo viso. Cosa che è praticamente impossibile in un viaggio con un bambino piccolo: “oddio si ammala, togli l’aria fredda…” e mentre tu sei dentro una sauna svedese, grondando sudore come un orso bruno, lei ti guarda e dice: “dai, oggi non fa neanche così caldo”.
Per questo un secondo dopo aver chiuso la portiera, l’aria invade l’abitacolo e la differenza di temperatura tra dentro e fuori è pari a la differenza tra un freezer e un geyser attivo.
2 – MUSICA
Dopo aver acceso l’aria, la seconda cosa è mettere la musica ad un volume talmente alto che l’arbre magique si frantuma a terra senza nemmeno sprigionare profumo.
Da fuori si percepiscono alcune parole ovattate, da dentro si sente suonare a tutto volume musica anni ’90 e si vede un uomo ballare da solo come Mauro Repetto degli 883.
Va bene qualunque musica, meglio se qualcosa di movimentato o qualcosa che non ascoltereste mai con le altre persone.
3 – CAVALLI
E finalmente il papà dà un senso al 1600 cv che ha comprato per far entrare passeggino, pannolini, seggiolone e valigie ma che non ha mai portato oltre i 50 km/h.
E sgasando parte lasciando a terra una scia di fumo e pneumatici che fa tremare il palazzo accanto.
Fa le curve scalando di marcia, accelera come se dovesse fare la doppietta con la frizione e ad ogni semaforo fa sentire il motore a quelli davanti.
Ma il tempo di andare e tornare è breve e non resta che salire le scale con le commissioni fatte e nelle orecchie ancora l’eco di “sei un mito”.
Mentre la testa ancora dondola a ritmo da una parte e l’escursione termica ha fatto uscire macchie di sudore su tutto il corpo, il papà entra a casa felice per il sorriso del suo piccolo/a.
E la mamma dice: “ma hai dimenticato di prendere il latte biologico”.
E il sorriso fa strada agli angoli della bocca mentre sussurra: “Accidenti, hai ragione. Vado io.”



