Pubblicato in: Diario

GIORNO +260: COME QUANDO INIZIA A INTERAGIRE

Per i primi mesi tutto è nuovo, tutto è diverso, tutto è ciclico.

Poi un giorno, vedi che lei ti guarda in modo strano.

E vuole giocare.

All’inizio sei incredulo.

Non sei sicuro se stia facendo quella cosa a caso o se voglia veramente giocare con te.

Poi invece capisci che è proprio con te che ce l’ha.

La mia prima volta è stato verso i 4 mesi, quando le facevo il solletico sulla pancia; mi sono fermato, lei mi ha guardato e mi ha fatto la pernacchia.

Forse ha avuto un riflesso incondizionato.

Le faccio ancora il solletico, mi fermo e lei mi rifà la pernacchia.

Faccio la prova del nove la terza volta e per la terza volta lei ride e mi richiama al gioco.

E niente, da lì in poi il mio cervello se ne è andato.

Ora si incanta sui giochi e continua fino allo strenuo delle forze.

Si diverte da morire con “bu bu settete” e adesso lo fa da sola: si mette dietro il divano e appare ridendo, per poi sparire di nuovo e riapparire.

Il problema è che va avanti così per un’oretta buona.

E se non ridi anche tu, lei piange.

Lasciandola con la nonna, ogni tanto le vedo fare delle cose nuove.

Un giorno batte le mani.

Un giorno manda baci.

Lo dico a mia madre e lei dice: “ah si, ci abbiamo giocato tutto il giorno”.

Il problema è quando sei con gli altri, perchè il rischio più grande è quello di farla diventare una star del circo: guarda come manda il bacio… dai amore, manda bacio….fai ciao con la manina… dai, ciaooooo…. eppure oggi lo faceva…. di papà… mamma…. dai…

Solo che è più forte di noi, non riusciamo a stare fermi, a non chiedere ad una bambina piccola di fare delle cose che gli abbiamo appena insegnato a fare.

Anche se lei non ne capisce il significato e ripete a pappagallo, per noi diventa la bambina più intelligente della storia, e ci immaginiamo nobel per la fisica solo perchè ha fatto “batti batti le manine” da sola!

Però ogni tanto ti fermi e pensi: pensi a quanto sia importante il tuo ruolo e a quanto lei stia prendendo da te. I tuoi gesti, i tuoi atteggiamenti, lei li prende come una spugna.

E ti senti responsabile della sua crescita, in questo momento sai che ogni cosa che fai sarà ripetuta e assimilata da un cervello in continua evoluzione.

Quindi ti fermi, ci pensi bene e invece di litigare al telefono per lavoro, discutere con la televisione per un servizio che non ti piace o alzare i toni durante una conversazione, magari è meglio contare fino a 20, 30, 50… così lei capirà che nella vita non serve per forza piangere e urlare se non ci guardano fare bubu settete, ma si può anche respirare e contare e sorridere al mondo.

Pubblicato in: Diario

GIORNO +248: NON PERCHE’ E’ MIA FIGLIA

Caro Neo Padre, diciamocelo in confidenza: la storia di innamorarsi al primo sguardo è una bugia colossale.

Sicuramente siamo emozionati, la guardiamo con occhi particolari.

Ma da lì ad esserne innamorati è lunga la strada.

Poi vedi la tua signora che la stringe, le dà il latte, si capiscono.

E tu sei li che tenti di muoverti tra un pannolino e un pianto notturno.

Un giorno, però, caro neo padre, ti troverai lontano da casa, magari per lavoro, magari semplicemente in palestra.

Aprirai il cellulare per fare una chiamata.

E vedrai sullo sfondo una foto di tua/o figlia/o (perchè fidati, quando ne avrai una bella la metterai subito come sfondo del cellulare).

La guarderai, sorriderai in mezzo a tutti, ed in quel momento, capirai di essere fregato.

Per sempre.

Passerà qualcuno vicino a te, mentre guardi sognante lo schermo del cellulare e ti dirà:

“Posso vederla? Oddio ma è bellissimo/a.”

E niente.

Sei perso.

Per sempre.

E se proprio vuoi la prova del nove dell’essere fregato, di essere diventato a tutti gli effetti un padre innamorato, aspetta di dire queste frasi:

1 – “Non perchè è mia figlia”

E’ come se ci scusassimo in anticipo perchè stiamo per fare un complimento a nostro figlio/a.

E quasi sempre veniamo smentiti nell’attimo stesso in cui la diciamo.

Non perchè è mia figlia, ma è buonissima e dorme sempre

Quando un neonato sente questa frase, fa scattare la classica psicologia contraria dei bambini; la

percepisce esattamente all’opposto e si comporta di conseguenza.

Urla, si contorce e non dorme.

Questa frase può essere applicata tranquillamente a tutti i parenti nell’arco delle ultime tre

generazioni: non perchè è mia nipote/cugina/parente

2 –  “Non capisco, di solito è…”

Ed è la naturale conseguenza della prima, quando appunto il bambino non fa quel che il genitore racconta.

I bambini hanno una particolare predisposizione nel fare con gli altri esattamente il contrario di quel che fanno normalmente a casa. E se ci fate caso capita sempre con quelle due, tre persone che non sapranno mai com’è realmente il pargolo ma ne parleranno sempre male.

“Ma ch,i quella? Dicono che è buona. Ma io l’ho sempre vista piangere, poverini.”

3 – “Ma vedrai quando…”

Questa frase la dicono tutti i padri più anziani agli altri padri.

Ogni fase della crescita fa scattare dei gradi di anzianità ai padri che possono finalmente dire: ma vedrai quando farà….

Se è appena nata, vedrai quando quando starà più sveglia.

Se ha qualche mese, vedrai quando gattona.

Se gattona, vedrai quando cammina…

Il mio problema è che sono l’ultimo tra gli amici ad avere una figlia, gli altri o sono più anziani o non hanno figli, quindi non so a chi posso dire questa frase, me la tengo stretta e al primo che trovo la farò detonare come una bomba.

4 – “Come quando Peppa pig…”

Lo hai detto?

Hai veramente detto questa frase?

Sì.

E il problema è che credi in quello che stai per dire, contornando il concetto con dei test scientifici o delle analisi approfondite.

Solo per non ammettere che in realtà tua figlia gioca a mettersi in bocca tutta casa, mentre tu ti diverti a guardare Masha e Orso.

E allora, quando ti diranno: “ma è tua figlia? E com’è? E’ buona?”

Se veramente sei un padre innamorato, di semplicemente la verità: “è una bimba di 9 mesi, piange e ride come ogni bambino di 9 mesi, ed è stupenda.”

Pubblicato in: Consigli, Diario

GIORNO +220: ALLA RICERCA DEL TEMPO (LIBERO) PERDUTO

Ci sono giorni particolari nella vita di un neo papà.

Quando Giove, Urano e Plutone si allineano una volta ogni 10.000 anni.

Quando la tua squadra del cuore vince il campionato facendo la partita della storia.

O quando tua moglie esce con tua figlia e dice: “la porto da mia madre, ti lascio solo a casa.

Solo a casa.

Solo.

A.

Casa.

Ok hai almeno 3 ore buone per poter fare tutto quello che non sei riuscito a fare in questi nove mesi.

È la prima volta che non hai una urgenza lavorativa, non hai nessuno in casa e puoigoderti tutto il tempo del mondo.

Oddio, troppe cose da fare.

Ragiona.

3 ore non sono poche, anche se mentre chiacchieri e pensi mezz’ora è già passata.

Finalmente il libro che avevi lasciato li da mesi, puoi aprirlo e scoprire come va a finire. Anche se i nomi dei personaggi non te li ricordi, ma non fa niente, finalmente puoi leggere.

Ti metti sulla tua poltrona preferita e ti godo il relax.

Un bel caffè, ecco quello che ci vuole.

Oddio un caffè senza pianti, cambi di pannolini e corse varie.

Si, un bel caffè.

Ti alzi, vai verso la macchinetta e vedi a terra la mensola che ancora non hai montato comprata da ikea 7 mesi fa.

Tua figlia inizia a gattonare, si alza in piedi e prende tutto quello che trova, quindi la mensola va montata e poi chi la sente la tua signora che ancora ti chiede: quando la monti?

Ma si, hai un po’ di tempo, perchè non farlo ora.

Esci e prendi il trapano nel mobile degli attrezzi, gli stop, le viti e tutto quello che potrebbe servirti.

Prendi la prolunga, metti la spina e pensi: certo che sto lavorando anche quando potrei riposare un po’.

Un bel sonno senza risvegli bruschi.

Da quanto tempo ci pensi?

Magari puoi dividere il tempo, una mezz’oretta sul divano e poi fare tutto il resto.

Ti sdrai sul divano e vedi il pc.

L’ultima puntata della tua serie preferita.

Quella che hai lasciato da parte prima di diventare neo padre.

Ma si, sdraiato sul divano con il portatile sulle gambe, una puntata dura 25 minuti e poi ti metti a fare tutto il resto.

E mentre carica, magari puoi andare in bagno.

Ma te lo ricordi l’ultima volta che sei andato in bagno tranquillo senza fretta? Senza dover lasciare la postazione di corsa per una urgenza paterna?

Non ci puoi credere.

Il bagno tutto per te.

Prendi il libro di prima.

Prendi il cellulare.

Lasci la porta aperta!

Appena ti siedi, squilla il telefono.

La tua signora.

Sei andato a prendere Selina?

Come prendere? Perchè?

Sono già le tre, devi andare

Ti sei perso una giornata pensando a cosa avresti potuto fare, senza aver fatto nulla.

E una lacrima scende.

Pubblicato in: Diario, Pensieri

GIORNO +211: LA PRIMA PAROLA NON SI SCORDA MAI

– A chi vuoi piu bene a mamma o a papá?
– A pippo baudo

Così recitava un pezzo di un famoso film degli anni 80, ma questa frase é un must per tutti i neo genitori.
Quale parola dirà per prima?
Generalmente si fa finta di niente, usando frasi tipo: “ma si, non mi interessa” – “l’importante è che inizi a parlare”.
Ma nel profondo, la nostra speranza é che dica “papà”.

O ancora meglio tipo “papà ti voglio bene”.
E la sottile sfida tra i genitori si gioca sui messaggi subliminali.
Tipo che mentre dorme le sussurri “papà” nell’orecchio.
O continui a dire: dove sta PAPÀ? Ecco PAPÀ!
Mettendo casualmente un fortissimo accento su papà.
E poi scendono in campo anche i nonni che patteggiano per la propria fazione: Dì papà a nonna.
Dì mamma a nonno.
La piccola si trova bombardata da piu fronti e identifica praticamente tutto con queste due parole.
È come se fosse una questione di onore e di casata, chi conquista la prima parola ha diritto a due territori a scelta e quattro carro armati rossi.
Io avrei voluto dicesse “curcuma” come prima parola, cosi giusto per non avere problemi a casa.
Ma sinceramente a me non interessa questa sterile discussione.

E’ più una messa in scena che bisogna fare, un gioco che va avanti dalla notte dei tempi, che prevede alla fine una simpatica presa in giro per quando sarà grande.

L’unica cosa certa è che qualunque cosa dirà, sarà un sogno da ascoltare.
E una notte, mentre siamo nel letto, Selina dorme nel suo lettino beata con il ciuccio in bocca.
Si gira e si lamenta, forse per i denti, forse perchè ha fame o ha fatto un brutto sogno.
La mia signora fa per alzarsi ma le faccio cenno di stare tranquilla.
Anzi le dico di mettersi i tappi, cosi da poter dormire senza doversi svegliare per ogni minimo rumore.
Mi avvicino al lettino e la guado, bellissima nel suo pigiamino rosa.
Lei con quegli occhioni grigi mi guarda fisso.

Smette di piangere.

Mi sorride.

Io sorrido.

E mi dice: “mamma”.


La guardo con amore.
La sua prima parola.
“Mamma”.
Mi guardo intorno.
La mia signora dorme.
Profonda.
Con i tappi.
Nessuno altro in casa.
Guardo Selina, le do un bacio e le dico: “Amore, questo sarà il nostro piccolo segreto, vero a PAPÀ?!”

Pubblicato in: Alimentazione, Cosa Mangiare, Diario

GIORNO +191: VIVA LA PAPPA

Una tappa importante nella crescita di un neonato é sicuramente il passaggio dal latte alla pappa.

Ma non tanto per la l’evoluzione del bimbo, quanto per il genitore che si trova ad affrontare Conan il barbaro che bandisce un cucchiaio di plastica, mentrenoi abbiamo solo un misero pezzetto di bavaglino come copertura.

Nel favoloso mondo dello svezzamento, ognuno dice la sua, sostenendo le proprie tesi quasi come una setta religiosa.

La pappa sì ma con le farine di riso

Il latte non toglierlo prima dell’anno

Non dargli il pomodoro, dagli la carne, solo alcuni tipi di pesce, fallo in casa, compra l’omogenizzatore….

Il primo pensiero è stato di dare 20 euro a mia figlia e farle mangiare quel che voleva.

Il secondo è andato al nonno della mia signora che le dava le olive e il barbera.

Alla fine ho deciso di seguire il pediatra e di vedere passo passo le reazioni della piccola.

La mia signora prepara la pappa per Selina:

  • due cucchiai di farina bio Senatore Cappelli
  • un cucchiaio di olio extravergine della sabina
  • parmigiano stagionato 36 mesi
  • carne di pollo di natura biologica
  • verdure per il brodo fatto in casa prese dal l’orto di mio zio.

Io invece mangio un panino con il pane secco di tre giorni fa e due fette di prosciutto che erano in frigo da prima della costruzione di casa.

Il primo cucchiaio è importante.

Tutti con il fiato sospeso.

Il cucchiaino parte con il suo carico di pappa buona e arriva davanti la boccuccia di Selina che apre titubante le labbra e mangia!

La reazione è quella di un condannato a morte a cui viene dato del cianuro per giustuziarlo.

L’espressione è quella di chi ti chiede: ma che ti ho fatto di così brutto da darmi questo schifo?

Non ero la tua bambina adorata? Cosa é successo?

E tu in quel momento ti senti sprofondare nell’abisso più profondo.

Oh tu padre snaturato che non riesci a sfamare tua figlia.

Non mangerà mai più perchè hai sbagliato qualcosa nello svezzamento.

Aveva ragione quel tuo amico che non ha figli ma ne capisce di cibo…

E mentre pensi a tutto questo, vedi tua figlia con la bocca spalancata che aspetta la nuova razione e batte il pugno sul tavolo al grido di “meno pippe mentali, più pappa reale”.

E tu continui e ad ogni boccone riprendi colore, anche se solo 1 su 4 riesce a fare centro mentre il resto finisce ovunque tranne che in bocca.

Allora cerchi un modo per farle guardare il cucchiaino: la tua signora la imbocca e tu fai di tutto dietro di lei.

Parti con lo schioccare le dita.

Continui canticchiando e battendo le mani.

Usi giocattoli, peluches, marionette.

Ma tutto dura troppo poco. Si distrae costantemente e non mangia.

Alla fine ti ritrovi con le bolas infuocate, su una scala, tenendo in equilibrio sul naso un coltello per il pane.

Finita la pappa ammiri il campo di battaglia.

12 ciotole per la preparazione che neanche la mise en plase del ristorante da Cracco.

Il bavaglino intonso, mentre il resto é una poltiglia melmosa che gronda dal vestitino della piccola.

Il viso di lei che è completamente pasticciato e le sue manine che si stropicciano gli occhi con la conseguenza di aumentare l’effetto espressionista sul suo viso.

E lei che ha mangiato la prima pappa e ora vuole solo riposare, vi guarda e vi sorride soddisfatta.

Bravi.

Pubblicato in: Diario

GIORNO + 178: QUELLA MAIALA DI PEPPA

Analisi semiseria di una delle serie tv della “loro” generazione

C’è un cartone animato ultimamente che sta spopolando.

Peppa Pig.

Si tratta di un maialino e della sua famiglia: mamma pig, papà pig, nonno pig….

Le puntate sono molto semplici e catturano l’attenzione dei bambini per i disegni bidimensionali e i colori pastello.

Tutto molto bello ma se guardate bene una puntata, troverete delle cose strane.

Sorvolo sul fatto che tutti dicono a Peppa che sua madre è una maiala e lei ne è felice, non credo che questo sia molto educativo, ma sorvolo :-)

Per prima cosa ci sono tanti animali che parlano, che hanno un lavoro, una casa, dei cuccioli.

E questi stessi animali allevano degli altri animali che invece non possono parlare.

Nonno pig ha delle galline a cui da del cibo.

Un maiale che dà del cibo alle galline.

Peppa pig gioca nello stagno, sale sulla barca guidata dalla signora coniglio e danno le molliche di pane alle anatre.

Un Maiale su una barca guidata da un Coniglio da da mangiare a delle Anatre.

Ora io credo che sia una tenera vendetta degli autori che leggendo all’epoca topolino si chiedevano perchè nonna papera desse da mangiare ai maiali nella stalla.

In più la signora mucca (notoriamente una vacca) fa la veterinaria.

Capito?

Una mucca che parla che cura degli animali che non parlano.

Perchè devono esserci animali di serie A e animali di serie B? Questa è discriminazione.

Razzismo animale allo stato puro.

Ma non è tutto.

Ogni casa sta sul cucuzzolo di una montagna, con un grado di pendenza che ucciderebbe Masner, ma loro vanno avanti e indietro con diversi automezzi.
Il treno del villaggio è guidato dalla signora coniglio.

Il pulmino della scuola è guidato dalla signora coniglio.

L’elicottero di salvataggio è guidato dalla signora coniglio.

Quindi o la signora coniglio ha una patente con tutte le lettere dell’alfabeto o nel villaggio c’è una assoluta necessità di personale qualificato.

In più Peppa Pig ha un fratello che si chiama George.

I genitori erano ovviamente ubriachi dando ad una il nome Peppa (ossia Giuseppina) e all’altro George, oppure era sempre una vendetta degli autori contro il principe di Inghilterra ritenuto un porco.

Non ci è dato sapere l’età del maialino George, ma sappiamo una cosa: adora i dinosauri.

Va in giro con un dinosauro giocattolo tutto il giorno.

Soprattutto sa dire solo una parola: dinosauro.

Dice solo questo.

Non mamma, papà, peppa.

No.

Dinosauro.

Nessun bambino sa dire solo una parola, e per di più così complicata come “dinosauro”, senza essere rinchiuso in un centro specialistico.

Ma nessuno se ne accorge e tutti ridono felici.

Ogni puntata finisce con un attacco epilettico in cui tutti si sdraiano a terra e si muovono in maniera convulsa.

Quindi non solo questo cartone è razzista, non solo dimostra un mondo in cui non c’è disoccupazione e quindi illude i bambini facendogli credere che troveranno lavoro facilmente, ma soprattutto non prende in considerazione malattie importanti che vengono derise e sbeffeggiate.

Quindi genitori, la prossima volta che lasciate soli i vostri figli davanti a Peppa Pig, pensate a tutto questo prima di dire: ma è solo un maialino.

Pubblicato in: Diario, Pensieri, poesia

GIORNO +170: QUELLO CHE MI HA DATO IL 2015

Il 2015 mi ha dato te.
E io ho paura dei cambiamenti. Ho paura di non averti con il nuovo anno, di cancellare quello che è ed entrare in quel che sarà.
E allora faccio la valigia e mi sposto più veloce del sole.
Da meridiano a meridiano sento dietro di me la scia dei tappi che saltano, dei baci rubati, dei messaggi che non dovevi mandare.
E arrivo in una piccola isola, l’ultimo baluardo tra noi e il futuro.
Ti stringo a me e vedo i secondi che si avvicinano allo zero.
Chiudo gli occhi.
Talmente stretti da farmi male.
Li chiudo per trattenere i ricordi, per imprimere nella mente il suono delle tue risate.
E mentre penso a tutto questo, sento rumori di festa e pacche sulle spalle e non ti sento perché non prende bene ma tanti auguri.
Apro gli occhi piano piano.
E tu sei ancora qui tra le mie braccia.
E capisco che il nuovo non spaventa, ma fa solo crescere.
Allora abbracciami ancora un pó, godiamoci questo oggi e aspettiamo insieme il prossimo anno.
E poi il prossimo.
E quello dopo ancora…

Pubblicato in: Diario, Pensieri

GIORNO + 158: THE AMAZING SPIDER DAD

Sotto le mentite spoglie di un giovane neo padre si nasconde in realtà un nuovo tipo di super eroe.

Con la nascita della primogenita, tutto sembrava girare per il verso giusto, e il giovane neopadre ancora ignaro dei suoi cambiamenti, si muoveva tranquillo per la città.

Un giorno però venne morso da sua figlia e questo fu l’inizio della trasformazione.

Iniziò a sentire delle mutazioni nel suo corpo: sveglia all’alba, 3-4 ore di sonno, perdita costante della memoria per gli appuntamenti e per gli oggetti personali.

Ma i veri super poteri arrivarono da li a breve.

 

1 – MOLTIPLICAZIONE DELLE MANI

Divenne una sorta di polipo gigante, la versione genitoriale del dottor Octopus. Riusciva contemporaneamente a tenere in braccio la bambina, prendere il latte, chiudere lo sportello del microonde, impedire che il piedino della figlia butti a terra la cucina, cambiarle il pannolino e buttare quello sporco.

Non è fisicamente possibile avere un figlio con solo due mani.

 

2 – SUPER UDITO

Nel mezzo di una qualunque discussione tra amici, il giovane neopadre si ferma, alza la testa come un cane da caccia che punta la preda e dice solo: “Scusate devo andare”.

Riesce a sentire in mezzo ai cori da stadio il flebile pianto della figlia e a correre in suo soccorso.

Incredibilmente distingue senza nessun problema i pianti dei vari neonati, senza sbagliare mai.

Il super udito però è un potere selettivo, funziona solo con la figlia, con la moglie ancora va tarato bene.

 

3 – IL DONO DELLE LINGUE

Eh guuuuu.

Il giovane neopadre impara facilmente la lingua dei figlio e la interpreta anche con gli accenti giusti. Capisce che “Ngueeee” vuol dire pappa e che “Ngueeee” vuol dire cambiami il pannolino.

Quando la piccola fa versi che per il resto del mondo sembrano richiami per delfini, il super neopadre inizia una amabile conversazione toccando anche argomenti di attualità e di politica estera.

Ma soprattutto crea neologismi che utilizza anche nella vita vera.

La bimba gnagna (si lamenta), è grogi (stanca), bumba (acqua)…

 

4 – ANNULLAMENTO SENSORIALE

Se prima il giovane neopadre aveva dei problemi con gli odori forti, con le consistenze particolari, con la saliva e le secrezioni nasali, ora per lui sono normale routine.

Prima del morso usava una salvietta diversa per cosa da pulire.

Ora le mani sono la salvietta migliore e sempre a portata.

Non sente le puzze, non percepisce i sapori.

Ormai è diventato totalmente distaccato dal suo vecchio mondo.

 

5 – SCIOGLIMENTO DEI SOLIDI

Un grande dono che ha il giovane neopadre è quello della trasformazione della materia. Non prendendo materiali in giro e facendoli diventare oro, ma trasformando se stesse da un uomo tutto d’un pezzo ad un ammasso informe di gelatina.

Come?

Semplicemente ascoltando un complimento fatto alla figlia.

“Ma ha degli occhi bellissimi”

Bram! Giù a terra liquefatto.

“Va beh, è troppo bella”

Svish. Il corpo non ha più consistenza.

“Guardala come ride, ha lo sguardo del papà”

Washhhh! Si perde ogni tipo di controllo sul proprio corpo.

 

Le incredibili avventure di Spiderdad non avranno mai fine.

Finchè ci sarà un figlio da sfamare.

Finchè una bimba piangerà.

Ogni semplice genitore si trasformerà in un incredibile

SUPER PAPA’

Pubblicato in: Diario

GIORNO +158: FAMMI CRESCERE I DENTI DAVANTI

Passeggiata tranquilla, ma vedo mia figlia smaniare.

Si agita sul passeggino e sbava come un pitbull adulto.

La porto a casa e il dramma si consuma: ha la febbre.

O meglio, è calda ma non abbiamo un termometro da bambini in casa e per la mia signora questa è febbre ad altissimi livelli.

Esco e vado a comprare un termometro.

Mi dicono che ci sono quelli laser che dalla distanza con due secondi ti danno la temperatura perfetta.

Bello, mi piace.

Lo compro e torno a casa.

Arrivo e provo subito questa meraviglia della tecnologia moderna.

34.2.

Oddio, ho congelato mia figlia.

Come 34.2? Che temperatura è?

Riprova.

38.8.

Eccola la, lo sapevo! Corri, chiama l’ambulanza, vestiti che dobbiamo portarla al pronto soccorso.

Aspetta, riproviamo.

36.6.

Ok, c’è qualcosa che non va.

Leggo le istruzioni e c’è scritto che la temperatura della stanza potrebbe influire sulla corretta valutazione della febbre. Bisogna quindi tenere il termometro nella stanza dove c’è il bambino per almeno 15 minuti.

Mentre rimpiango il mercurio, aspetto con ansia 15 minuti.

Mia figlia nel frattempo si agita e piagnucola.

Finalmente si assesta la temperatura della stanza e la congiunzione astrale dei pianeti e il termometro per due volte di fila senga 38.2.

Io con 38.2 normalmente vedo i miei antenati avvolti da un fascio di luce che mi chiamano e vogliono avermi con loro.

Mia figlia era mediamente divertita.

Nel frattempo la cambio e la trovo totalmente rossa.

Eccola la.

È la fine.

Perchè sta così? Che abbiamo fatto di sbagliato? Siamo dei genitori degeneri.

Mentre piango in un angolo con le gambe strette al petto, passa una nostra amica che ha una figlia di un anno e dice: “Febbre e sedere rosso? Hai sentito se è uscito un dentino?”

Ma dai, figurati se ha un dente a 5 mesi, impossibile, e poi me ne sarei accorto.

Lavati la mano e mettile un dito in bocca.

Ahahah… sei la solit… aaaaaaaahhhhhh si sente!!!! Venite, venite, si sente il dentino!

E da quel momento, come alla fiera annuale dei cavalli, tutti hanno iniziato a turno a mettere un dito sulle gengive di mia figlia per sentire questa cresta spuntare piano piano e spingere fuori.

Ho comprato una pomata lenitiva e la situazione è migliorata quasi subito.

E mentre il terrore di qualche malattia debellata il secolo scorso si fa via via più lontano, mi giro e vedo una piccola lucina che lampeggia in un angolo della stanza.

La raccolgo mentre gli altri sono impegnati a fare una ortopanoramica a mia figlia e la guardo attentamente.

Apro di soppiatto la finestra e scaglio il termometro laser il più lontano possibile.

Vado in farmacia e compro quello elettronico da mettere sotto l’ascella.

Pubblicato in: Diario, ricordo

GIORNO +148: PER UN PUGNO DI NINNE

Capisci di essere diventato grande quando ti addormenti sul divano e ti svegli sul divano” (web)

Questa frase racchiude tutto il mondo genitoriale in un unico grande evento che è quello delle ninne.

Per far addormentare mia figlia ho sperimentato diversi metodi:passeggiare per casa, metterla in macchina e fare il giro del palazzo, sul divano con il phone acceso, darle da mangiare da sdraiata, con il ciuccio….

Ma fin ora nessuno di questi ha dato continuità.

O meglio, hanno funzionato tutti.

Un paio di volte.

Poi basta.

Quindi ogni volta bisogna inventarsi qualcosa di nuovo.

Quando finalmente si è addormentata, ci sono quei primi minuti in cui il sonno è ancora troppo leggero e ogni minimo rumore può far ripartire la giostra.

In quei minuti io e la mia signora come moderni ninja ci aggiriamo per casa senza neanche toccare il pavimento.

Calati dall’alto con le corde tipo Mission Impossible, ci lanciamo i piatti per apparecchiare senza farli tintinnare tra loro.

Stappiamo il vino bucando direttamente la bottiglia, altrimenti il tappo fa rumore.

Le sedie hanno i feltrini sotto le zampe, anche i bicchieri e le posate ce li hanno.

Poi accade l’imprevisto.

Generalmente è il campanello suonato da un venditore di qualcosa.

Oppure il cifotono con il postino (che per sua natura suona sempre due volte).

E lei si muove.

Un attimo di panico e immobilità generale.

Tutto si ferma.

Il cuore.

Il giornalista alla tv.

L’acqua che scende dal rubinetto.

Lei si gira su se stessa.

Apre gli occhi ma non guarda.

Il sangue si gela nelle vene.

Poi li richiude.

E tutto torna alla normalità.

E così va avanti per tutti i giorni, una lotta per fare qualcosa che invece noi genitori vorremmo disperatamente riuscire a fare.

Non dormo ininterrottamente per più di 6 ore da 5 mesi!

Eppure quando si addormenta, dopo una serie infinita di parolacce, la guardi sorridere nel sonno e capisci che se ti addormenti ti perdi questo spettacolo e allora resti li incantato, a guardarla, con quel respiro calmo, quella bocca semi aperta.

E pensi che stai facendo tutto bene, che lei cresce bene, che è felice, e che anche tu lo sei.

Magari con poco sonno.

Ma sei felice.